BOLLETTINO SINDACALE N. 17 DEL 13 NOVEMBRE 2014

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È UNA VERGOGNA !!!

BISTRATTARE I BENI CULTURALI ALL’INSEGNA DELLA SPENDING REVIEW

Continua l’azione sulla Spending Review sui Beni Culturali, ieri il Segretario generale Arch. Antonia Pasqua Recchia ha illustrato il c.d. Progetto nazionale sul piano di razionalizzazione degli spazi – Riduzione dei fitti passivi, ne è venuto fuori un quadro desolante, non solo perché le istituzioni museali e culturali, vengono considerate meri uffici statali, ma soprattutto perché il MiBACT ne accetta passivamente tale definizione imposta da Parte degli Uffici del Demanio.

E così che anche importanti musei statali, con notevoli collezioni d’arte sono a rischio di sfratto e sottoposti ad una scellerata gestione che vede solo in termini ragionieristici il “Bordereau” dei visitatori e non la valorizzazione dell’istituzione sul territorio nel contesto con la popolazione. Che fine farà il Museo D’Arte Orientale ad esempio? Secondo le intenzioni del Ministero dovrebbe trovare spazio presso l’attuale sede dell’Archivio Centrale dello Stato All’EUR, dove guarda caso è in affitto da anni prima presso l’ex Ente EUR e adesso di proprietà della Società Eur S.p.A. (società il cui capitale è detenuto al 90% dal Tesoro e il 10% dal Comune di Roma) Tutto questo rappresenta un paradosso in quanto lo Stato è costretto a pagare l’affitto ad un altro Ente che guarda caso è lui stesso proprietario.

Del resto portare all’EUR il Museo D’Arte Orientale, vuol dire portarlo al cimitero dei musei, altro che Polo Museale, questo vorrebbe significare decretarne la morte se non la definitiva chiusura.

Lo stesso dicasi per altre situazioni, quali allocare la Direzione degli Archivi in quello stesso contenitore dove invece a nostro parere deve continuare a svolgere il ruolo di una grande istituzione e cioè quello dell’Archivio Centrale dello Stato, la è infatti conservata la  copia della nostra Carta Costituzionale  e in quel luogo vi sono riversati tutti i documenti della nostra storia e delle istituzioni repubblicane.

Le situazioni sono tante e non vogliamo rappresentarle tutte, ma certamente il modo di fare dell’amministrazione contrasta con la specificità del ministero che proprio per questo non può essere paragonato ad altri, passi la tesi che comunemente viene attribuita e cioè quella sulla la “cenerentola” dei Ministeri, ma non può essere trattato alla stessa stregua dei comuni uffici ministeriali a meno che non si vuole disconoscere l’importanza primordiale che esso ha sulla diffusione della cultura e sulla conservazione, tutela e valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale nazionale.

Per questo, riteniamo allegare il progetto di cui sopra e ci torna utile e interessante quanto è stato scritto ultimamente da Irene Berlingò nelle pagine de “l’unità” che riportiamo integralmente.

ITALIA – SPENDING REVIEW E BENI CULTURALI

La Spending Review non risparmia neanche i beni culturali, anche se si tratta di un settore delicatissimo e che produce ricchezza, quasi 76 miliardi di euro, pari al 5,4% della ricchezza prodotta e che dà lavoro a un milione e 400.000 persone, il 5,6 % del totale degli occupati in Italia, più del settore primario o del comparto della meccanica, come risulta dal Rapporto 2012 di Symbola e Unioncamere sull’industria culturale in Italia. Certo, se chiude qualche museo, come già succede o vengono abbandonati i monumenti – e la Corte dei Conti ci bacchetta sulla manutenzione – questo viene ritenuto molto meno grave della perdita di ospedali o della diminuzione del grado di sicurezza nazionale, ma non è il giusto metro di giudizio da adottare. Beni comuni e servizi sono indispensabili ambedue per i cittadini, con l’aggravante che la storia del passato è irripetibile, una volta distrutta. Il taglio del 20% per i dirigenti e del 10% per il restante personale dei ministeri va ad incidere per il settore dei Beni culturali, su un organico già insufficiente rispetto alla pianta organica del 2009, più di 2300 persone in meno rispetto ai 21.000 preventivati per il ministero dei Beni e attività culturali (ora 19.000 persone in servizio). Mentre c’è da lavorare per un dimagrimento al centro della struttura ministeriale, gonfiata alla fine degli anni 90, e in molti auspicano una struttura più «leggera» al centro e l’eliminazione delle direzioni regionali, che oltre a confliggere con le direzioni generali, hanno indebolito la struttura delle soprintendenze, la riduzione del 10% sul personale verrebbe a significare il blocco totale del turn over fino al 2016, vale a dirsi la perdita secca di 3000 persone nel 2016, con la riduzione del personale Mibac a 15.000 persone in totale e di conseguenza ricadute sulla gestione dei monumenti e del territorio facilmente immaginabili, considerando che oggi 450 archeologi Mibac sono costretti a gestire 600 km quadrati a testa in media. Ce lo possiamo permettere? (Irene Berlingò – Unità)

Scarica e Stampa il Bollettino Sindacale n. 17 del 13.11.2014

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