BOLLETTINO SINDACALE N. 13 DEL 29 LUGLIO 2014

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IL DECRETO ART BONUS È LEGGE

Ieri il Senato ha votato la fiducia posta al governo, con 159 voti a favore e 90 contrari al decreto art bonus, e quindi il decreto è legge.

Il decreto, introduce novità significative per il settore, a cominciare dall’ArtBonus, che prevede la deducibilità del 65% delle donazioni devolute per il restauro di beni culturali pubblici, le biblioteche e gli archivi, gli investimenti dei teatri pubblici e delle fondazioni lirico sinfoniche, fino ad arrivare alle agevolazioni fiscali per favorire la competitività del settore turistico attraverso la sua digitalizzazione e la ristrutturazione e riqualificazione degli alberghi. Tra le maggiori innovazioni le misure per Pompei, la Reggia di Caserta, il recupero delle periferie, le semplificazioni amministrative in campo turistico, le foto libere nei musei, il riesame dei pareri delle soprintendenze, la Capitale italiana della Cultura.

Il decreto Cultura e Turismo è ora legge, con alcune migliorie significative al testo originale frutto del dibattito parlamentare che qui di seguito alleghiamo.

 ECCO LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLA LEGGE.

ARTBONUS

Credito d’imposta del 65% per le donazioni a favore di:

a) Interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;

b) Musei, siti archeologici, biblioteche e archivi pubblici;

c) spese di investimento per Teatri pubblici e Fondazioni lirico sinfoniche

Il credito d’imposta è riconosciuto:

  • alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15 per cento del reddito imponibile;
  • ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui;

Il credito è riconosciuto anche alle donazioni a favore dei concessionari e affidatari di beni culturali pubblici per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro.

Trasparenza:

  • I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali dovranno comunicare mensilmente al Mibact l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute e il loro utilizzo anche con una apposita sezione nei propri siti web istituzionali.
  • Nel sito del Mibact dovrà essere attivata una sezione in cui raccogliere e diffondere tutte le informazioni sulle donazioni e sugli interventi realizzati e in corso d’opera.
  • Crowdfunding e Fundraising: organizzazione in capo al Mibact (senza oneri) di nuove apposite strutture per incentivare le donazioni.

GRANDE PROGETTO POMPEI

Maggiore trasparenza nelle procedure di gara per gli appalti del Grande progetto Pompei. Rafforzamento della normativa anticorruzione, innalzamento delle garanzie a corredo delle offerte delle imprese (dal 2% al 5% del prezzo base del bando), adozione di un piano di gestione dei rischi e di prevenzione della corruzione e individuazione di un responsabile di comprovata esperienza e professionalità.

Al fine di rispettare la scadenza del programma comunitario e accelerare la realizzazione degli interventi è costituita una segreteria tecnica di progettazione presso l’Unità Grande Pompei, composta da non più di 20 unità di personale.

REGGIA DI CASERTA

Entro il 31 dicembre 2014 dovrà essere predisposto il Progetto di riassegnazione degli spazi dell’intero complesso della Reggia di Caserta, comprendente la Reggia, il Parco reale, il Giardino “all’inglese”, l’Oasi di San Silvestro e l’Acquedotto Carolino, con l’obiettivo di restituirlo alla sua destinazione culturale, educativa e museale. A tal fine verrà nominato un commissario straordinario, consegnatario unico dell’intero complesso, che dovrà coordinare tutti i soggetti pubblici e privati operanti negli spazi del complesso della Reggia per garantire la realizzazione del Progetto. 

LIRICA

Prosegue il processo di risanamento delle fondazioni lirico sinfoniche già avviato con la legge Bray. Le nuove misure agevolano l’elaborazione l’attuazione dei piani di risanamento, semplificano le procedure di collocamento del personale e consentono ulteriori risparmi di spese. Inoltre si introducono misure anche a vantaggio delle fondazioni virtuose, volte a rafforzarne l’autonomia. Per valorizzare e sostenere le attività operistiche nella Capitale, la fondazione Teatro dell’Opera di Roma assume il nome di Teatro dell’Opera di Roma Capitale.

TAX CREDIT CINEMA

Al fine di attrarre investimenti esteri in Italia nel settore della produzione cinematografica, il limite massimo del credito d’imposta per le imprese di produzione esecutiva e le industrie tecniche che realizzano in Italia, utilizzando mano d’opera italiana, film o parti di film stranieri è innalzato da 5 a 10 milioni di euro.

Lo stanziamento per le agevolazioni fiscali al e cinema e agli audiovisivi è aumentato di 5 milioni di euro e passa da 110 a 115 milioni.

TAX CREDIT SALE CINEMATOGRAFICHE STORICHE

Le piccole sale cinematografiche (esistenti dal 1° gennaio 1980) potranno beneficiare per gli anni 2015 e 2016 di un credito di imposta del 30% dei costi sostenuti per il restauro e l’adeguamento strutturale e tecnologico. Il beneficio fiscale potrà essere utilizzato anche per il ripristino di sale inattive.

PIANO STRATEGICO GRANDI PROGETTI BENI CULTURALI

Con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentito il Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici, è adottato entro il 31 dicembre di ogni anno, il Piano strategico “Grandi Progetti Beni culturali”, ai fini della crescita della capacità attrattiva del Paese.

Il Piano individua beni o siti di eccezionale interesse culturale e di rilevanza nazionale per i quali sia necessario e urgente realizzare interventi organici di tutela, riqualificazione, valorizzazione e promozione culturale, anche a fini turistici.

3% ALLA CULTURA E INVESTIMENTI NELLE PERIFERIE

A decorrere dal 2014, una quota pari al 3 per cento delle risorse aggiuntive annualmente previste per le infrastrutture e iscritte nello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è destinata alla spesa per investimenti in favore dei beni culturali.

Per i prossimi tre anni, 3.000.000 di euro di queste risorse sono destinati a finanziare progetti culturali nelle periferie urbane elaborati dagli enti locali.

CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA

Ogni anno il Cdm conferirà il titolo di ‘Capitale italiana della cultura’. I progetti presentati dalla città designata saranno finanziati dal Cipe, su proposta del Mibact, a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

PROGRAMMA ITALIA 2019

Viene creato il ‘Programma Italia 2019’ per riconoscere l’importanza strategica dei progetti presentati da tutte le città italiane candidate alla ‘Capitale europea della cultura’. 

DECORO SITI CULTURALI

Snellimento delle procedure necessarie a garantire la tutela ed il decoro dei complessi monumentali e di altri immobili del demanio culturali interessati da rilevanti flussi turistici. In caso di revoca delle autorizzazioni l’indennizzo sarà commisurato ai redditi dichiarati.

GIOVANI PER LA CULTURA

In deroga alle norme che limitano l’assunzione di personale a tempo determinato, gli istituti e i luoghi della cultura pubblici potranno assumere, mediante contratti di lavoro a tempo determinato, professionisti di età non superiore a 40 anni da impiegare nel rafforzamento dei servizi di accoglienza e assistenza al pubblico e nel potenziamento degli interventi di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Si tratta della prima concreta applicazione della legge sulle professioni culturali appena approvata dal parlamento (Legge Madia).

RIESAME DEI PARERI DELLE SOPRINTENDENZE

I pareri delle soprintendenze potranno essere riesaminati d’ufficio o su istanza di un’altra amministrazione (non di un privato). Il riesame dovrà avvenire entro 10 giorni dalla richiesta da parte di una commissione regionale di garanzia interna al Mibact. Per scongiurare ritardi se la commissione non darà il parere nei 10 giorni si intenderà confermato il parere del soprintendente.

SELEZIONE PUBBLICA PER I DIRETTORI DEI GRANDI MUSEI

Nei poli museali e negli istituti della cultura statale di rilevante interesse nazionale gli incarichi dirigenziali potranno essere conferiti (con procedure di selezione pubblica, e per una durata da 3 a 5 anni) a persone, anche esterne alla PA, di comprovata qualificazione professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali e documentata esperienza di gestione di istituti e luoghi della cultura.

FOTO LIBERE NEI MUSEI

Sarà possibile scattare liberamente foto nei musei per uso personale e comunque senza scopo di lucro. Sono esclusi i beni archivistici e e librari, per i quali restano in vigore le norme attuali per la consultazione e l’accesso ai documenti.

ARCHIVI

Facilità di accesso ai documenti e alla loro consultazione presso gli archivi di Stato: consultazione dei documenti degli organi giudiziari e amministrativi dopo trent’anni invece che dei precedenti quaranta.

TAX CREDIT PER DIGITALIZZAZIONE TURISTICA

Per sostenere la competitività del sistema turismo, favorendo la digitalizzazione del settore, per i periodi di imposta 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019, agli esercizi ricettivi singoli o aggregati con servizi extra-ricettivi o ancillari, è riconosciuto un credito d’imposta del trenta per cento dei costi sostenuti per investimenti fino all’importo massimo complessivo di 12.500 euro.

Il credito di imposta è riconosciuto esclusivamente per spese relative all’acquisto:

  • di siti e portali web, inclusa l’ottimizzazione per i sistemi di comunicazione mobile;
  • di programmi informatici integrabili all’interno di siti web e dei social media per automatizzare il processo di prenotazione e vendita diretta online di servizi e pernottamenti e per potenziarne la distribuzione sui canali digitali favorendo l’integrazione fra servizi ricettivi ed extra ricettivi;
  • di servizi di comunicazione e marketing per generare visibilità e opportunità commerciali sul web e su social media e comunità virtuali; di applicazioni per la promozione delle strutture, dei servizi e del territorio e per la relativa commercializzazione;
  • di spazi e pubblicità per la promozione e commercializzazione di servizi, pernottamenti e pacchetti turistici sui siti e piattaforme web specializzate, anche gestite da tour operator e agenzie di viaggio;
  • per le spese per la progettazione, la realizzazione e la promozione digitale di proposte di offerta innovativa in tema di inclusione e di ospitalità per persone con disabilità;
  • impianti wi-fi.

Anche le agenzie di viaggi e i tour operator incoming (ovvero solo quelli che portano turisti in Italia) potranno beneficiare per tre anni di un credito di imposta del 30% dei costi sostenuti per investimenti in digitalizzazione.

TAX CREDIT PER RIQUALIFICAZIONE STRUTTURE RICETTIVE

Al fine di migliorare la qualità dell’offerta ricettiva per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto e per i due anni d’imposta successivi, alle strutture ricettive esistenti alla data del 1° gennaio 2012, è riconosciuto un credito d’imposta del trenta per cento delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia ed eliminazione delle barriere architettoniche.

Una quota del credito d’imposta per la ristrutturazione degli alberghi potrà andare a favore delle spese sostenute per l’ammodernamento degli arredi.

PIANO STRAORDINARIO MOBILITA’ TURISTICA

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e sentita la Conferenza Stato-regioni, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, redige e adotta il piano straordinario della mobilità turistica. Tale piano favorisce la fruibilità del patrimonio culturale con particolare attenzione alle destinazioni minori ed al Sud Italia.

CIRCUITI TURISTICI NAZIONALI D’ECCELLENZA

Per promuovere la realizzazione di circuiti nazionali di eccellenza a sostegno dell’offerta turistica e del sistema Italia e accelerare il rilascio da parte delle amministrazioni competenti dei relativi permessi, nulla-osta, autorizzazioni, licenze e/o atti di assenso comunque denominati, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in qualità di amministrazione procedente, convoca apposite conferenze di servizi.

NUOVI CRITERI PER LA CLASSIFICAZIONE DEGLI ALBERGHI

Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, il Mibact rivedrà le classificazioni delle strutture alberghiere per adeguarle a quelle adottate a livello europeo ed internazionale. La nuova classificazione premierà sia l’accessibilità sia l’efficienza energetica delle strutture.

BENI DEMANIALI PER NUOVI ITINERARI TURISTICI

Per favorire la realizzazione di itinerari moto ciclo turistici, le case cantoniere, i caselli e le stazioni ferroviarie o marittime, le fortificazioni e i fari possono essere concessi in uso gratuito a imprese, cooperative e associazioni costituite in prevalenza da giovani fino a 35 anni. Il termine di durata della concessione non potrà essere superiore a 7 anni.

DISTRETTI TURISTICI, SEMPLIFICAZIONE PER LE NUOVE IMPRESE E START UP

Per semplificare le attività nel settore turistico sono introdotti questi provvedimenti:

  • creazione di distretti turistici attraverso l’individuazione di zone a ‘burocrazia zero’ dove sono semplificate le procedure di avvio ed esercizio delle attività imprenditoriali
  • l’avvio e l’esercizio delle strutture turistico-ricettive sono soggetti a segnalazione certificata di inizio attività, così come l’apertura, il trasferimento e le modifiche concernenti l’operatività delle agenzie di viaggi e turismo
  • dal 2015 anche le imprese turistiche create da persone di età inferiore ai 40 anni potranno godere delle agevolazioni fiscali previste per le start up.

VALORIZZAZIONE PROFESSIONALITA’ MIBACT

Sono adottate misure per valorizzare le professionalità del Mibact e per agevolare la mobilità e il comando presso l’amministrazione dei beni culturali.

TASK FORCE CALAMITA’

A seguito del verificarsi di eventi calamitosi per i quali sia vigente o sia stato deliberato lo stato d’emergenza, il Ministro, con proprio decreto, può, in via temporanea e comunque per un periodo non superiore a cinque anni, riorganizzare i propri uffici esistenti nelle aree colpite dall’evento calamitoso, fermo rimanendo la dotazione organica complessiva.

ENIT

Al fine di assicurare risparmi della spesa pubblica, di migliorare la promozione dell’immagine unitaria dell’offerta turistica nazionale e favorirne la commercializzazione, anche in occasione della Presidenza italiana del semestre europeo e di EXPO 2015, l’ENIT-Agenzia nazionale del turismo è trasformata in ente pubblico economico, sottoposto alla vigilanza del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.

L’ENIT, nel perseguimento della missione di promozione nazionale del turismo, interviene per individuare, organizzare, promuovere e favorire la commercializzazione dei servizi turistici, culturali e dei prodotti enogastronomici, tipici e artigianali in Italia e all’estero, con particolare riferimento agli investimenti nei mezzi digitali. A tal riguardo l’Enit si attiverà per realizzare e distribuire la carta del turista, finalizzata ad ottenere sconti e promozioni per la fruizione integrata dei servizi pubblici di trasporto e i biglietti d’ingresso nei musei e nei luoghi della cultura.

Viene liquidata Promuovi Italia S.p.A.  

INTERVENTO DEL MINISTRO DARIO FRANCESCHINI IN OCCASIONE DELLA DISCUSSIONE FINALE DEL DECRETO CULTURA E TURISMO.

Signor Presidente,

ho ascoltato davvero con molta attenzione tutta la discussione generale e devo ringraziare tutti i Gruppi, di maggioranza e di opposizione, perché, con toni e sfumature diverse, hanno dato tutti un contributo costruttivo, così come era già avvenuto alla Camera. So bene che quest’Aula in questo momento è sede di uno scontro politico molto forte e duro e probabilmente tornerà ad esserlo tra qualche ora; considero comunque positivamente il fatto che in questo clima si sia cercato di superare le divisioni su un tema su cui non dovrebbero essercene, cioè la valorizzazione di ciò che abbiamo nel nostro Paese. Ugualmente, non dovrebbero esserci divisioni in un’assunzione collettiva di responsabilità per le cose che tutti non abbiamo fatto negli anni passati, perché, naturalmente in misura diversa (questo appartiene al dibattito politico), non c’è dubbio che la politica italiana non ha saputo investire come doveva e come poteva fare nella risorsa più formidabile che può avere per la crescita economica, per lo sviluppo, per la crescita delle singole persone ma anche per l’uscita dalla crisi e la crescita della nostra economia. Mi riferisco cioè a ciò che ci renderà più competitivi nel secolo della globalizzazione, vale a dire la nostra bellezza, la nostra storia, i nostri beni monumentali, la nostra creatività, l’intelligenza delle nostre giovani generazioni che purtroppo non riescono a utilizzarla nel nostro Paese. Davvero mi ha fatto piacere il taglio di questo dibattito e anche le critiche.

Del resto, il provvedimento viene da un lavoro molto importante svolto alla Camera. Questa volta il decreto-legge ha iniziato il suo percorso alla Camera; come ricorderete, il decreto-legge Bray sullo stesso argomento aveva iniziato il suo percorso al Senato e quindi tocca al Senato ricevere il provvedimento in esame alla fine del percorso dei 60 giorni e quindi senza più tempo a disposizione. Tuttavia, alla Camera i Gruppi, da quello che so in un collegamento sufficientemente stretto con i rispettivi Gruppi parlamentari del Senato, hanno fatto davvero un lavoro di miglioramento del testo molto importante sia in Commissione che in Aula. Ciò ha portato a un risultato positivo: il provvedimento è stato approvato alla Camera senza nessun voto contrario, tutte le opposizioni si sono astenute riconoscendo che il dibattito aveva portato miglioramenti consistenti.

Ritengo davvero che sarebbe importante, pur nella fisiologia dello scontro e del dibattito politico, che si acquisisse la consapevolezza della centralità del settore della cultura e del turismo come veicolo trainante della nostra crescita. Ovviamente il provvedimento in esame è un decreto-legge e quindi per sua natura contiene misure urgenti. Come è stato ricordato dalla relatrice (che ringrazio, insieme alla 7a Commissione del Senato e al suo Presidente, per il lavoro che ha svolto), non è un disegno di legge organico di riforma del settore; non ci può stare per natura all’interno di un decreto-legge che contiene misure urgenti che devono avere un impatto immediato, ma devono (questo è il lavoro che io stesso ho cercato di fare) essere coerenti con un disegno che si articola su vari livelli: le misure urgenti nel decreto-legge, la riorganizzazione del Ministero, invece, in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Contemporaneamente, questo lavoro deve essere il primo passo nella direzione di un disegno molto più ampio che faremo – ne sono convinto – con un confronto vero con il Parlamento, cioè un ridisegno complessivo del settore della cultura e del turismo, soprattutto dopo l’integrazione, che è finalmente operativa per legge da qualche mese, all’interno dello stesso Ministero.

Non intendo dilungarmi, perché il provvedimento è stato abbondantemente illustrato dalla relatrice, ma vorrei enunciarne i principi. Il decreto-legge cerca di rompere due barriere. Nel nostro Paese noi siamo specialisti nel produrre barriere e nell’imprigionarci in un dibattito che assume carattere ideologico o tardo ideologico anche su temi su cui ragionando si può trovare facilmente, con la via del buon senso, un’intesa. Il primo è il rapporto pubblico-privato. Noi abbiamo attraversato un lungo dibattito per il quale si sono caricaturizzate le posizioni: è stata rappresentata caricaturalmente una parte come se pensasse che i beni culturali sono sacri, non possono essere nemmeno sfiorati dalla mano del privato perché ne verrebbe violata la sacralità; dall’altro – altra caricatura – chi ha pensato che, affidando i beni culturali ai privati, ne sarebbe nata chissà quale meraviglia e chissà quale vantaggio per l’economia e per la tutela dei beni stessi.

Naturalmente non è così. Sono caricature. È evidente che con la vastità del nostro patrimonio è irrinunciabile un intervento molto più forte di quanto non facciamo ora per la tutela del nostro patrimonio archeologico, storico, monumentale e di paesaggio.

Ci lamentiamo quando capita l’emergenza o ci accusiamo vicendevolmente quando accade un fatto traumatico. Purtroppo, però, esiste l’esigenza di risorse perché, per fortuna, abbiamo un patrimonio così vasto. E le risorse pubbliche non potranno mai essere sostituite da quelle private. Qui parliamo di integrazione. Ma cosa c’è di male?

Parlo qui per chi ha immaginato che, non le nuove sponsorizzazioni, ma addirittura gli atti di liberalità, le donazioni e il mecenatismo fossero una violazione di quella sacralità. Ma come si fa a rifiutarli? Eppure, è avvenuto. Ad un privato, sia a un’impresa che a un cittadino, che vuole, con un atto di liberalità, mettere a disposizione delle risorse per recuperare un pezzo del nostro patrimonio storico e archeologico come si può dire di no?

Rompiamo dunque questa barriera e gestiamo la questione con buon senso. La tutela spetta al pubblico, le risorse devono essere pubbliche ma ogni aiuto da parte del privato è un aiuto che va nella direzione della tutela di beni che l’UNESCO chiama dell’umanità, e non dello Stato, della regione, del privato o della Chiesa. Sono beni dell’umanità per natura e, quindi, è logico che ognuno dia un contributo.

La seconda barriera che secondo me va rotta è quest’altra caricatura di due schieramenti (perché noi siamo sempre come guelfi e ghibellini) tra chi pensa che il dovere del pubblico sia soltanto la tutela del patrimonio e chi pensa, invece, che il dovere del pubblico sia la valorizzazione del patrimonio a qualsiasi costo. Ma perché mettere in contrapposizione i due aspetti? Dove sta scritto? L’articolo 9 della Costituzione, al primo comma, parla di promozione della cultura mentre al secondo comma parla di tutela della cultura (perché, come è stato ricordato, i nostri padri costituenti avevano la vista lunga).

Ma allora io mi chiedo perché inserirsi in quello che è più un dibattito da addetti ai lavori e in questo clima di contrapposizione. Noi dobbiamo rafforzare al massimo la tutela, perché è un obbligo costituzionale e va fatto in modo moderno, efficace, non ritorsivo, intelligente; ma non è in alcun modo in contrasto con la valorizzazione dei beni. E perché mai?

Nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che è la prosecuzione di questo decreto, si compie un atto (che in parte si compie in questo decreto con delle norme molte importanti): si cerca di distinguere, sapendo che nel nostro Paese i musei, più che in ogni altro Paese, sono espressioni del territorio. Le opere d’arte continuano a restare collegate al territorio anche quando si trovano dentro un museo, perché si tratta prevalentemente di raccolte regionali e locali, non grandi musei nazionali costruiti a tavolino, come nella storia di altri Paesi. Non sarà però logico immaginare che le sovrintendenze si dedichino sempre di più alla tutela del territorio, rafforzando moltissimo il legame con la formazione e la ricerca?

Le nostre sovrintendenze, infatti, sono un luogo straordinario per offrire agli studenti di beni culturali, di archeologia e di storia dell’arte il posto per fare esperienza sul campo. D’altro canto, per le sovrintendenze sarebbe molto utile avere studenti, ricercatori, innovazione e freschezza. Le sovrintendenze devono specializzare ancora di più la loro naturale vocazione sulla tutela, rafforzando il legame con le università e il CNR (e abbiamo già tenuto diversi incontri con il ministro Giannini e il presidente del CNR) e immaginando un modello come quello dei Policlinici universitari.

Sembra un concetto abbastanza semplice, ma dove c’è una facoltà di medicina e di fianco un ospedale, da molti decenni questi si sono integrati. E le cliniche universitarie sono esattamente il luogo dell’incontro dell’esperienza sul campo, dello studio e della ricerca. Noi abbiamo questo patrimonio formidabile delle sovrintendenze. Non è forse logico legarle come luogo permanente alle facoltà di conservazione di beni culturali, di archeologia e ai tanti centri di ricerca del CNR sui beni culturali?

Contemporaneamente, la valorizzazione va inserita in un filone diverso, per cui in particolare la gestione dei musei (che, come è stato ricordato, sono alcune migliaia, di cui 420 solo dello Stato) diventa anche una questione economica, per nulla in contrasto con l’esigenza di tutela. Si cerca una nuova forma, dando maggiore autonomia, premiando i musei virtuosi, mettendo a dirigere i musei persone che hanno una formazione specifica (e c’è una norma nel decreto-legge, inserita in sede di conversione alla Camera. che apre la strada a questa prospettiva).

Non penso a manager che si sono occupati di tondini di ferro o di edilizia, ma a storici dell’arte, archeologi, architetti che hanno fatto master di formazione per la gestione dei musei, che hanno diretto altri musei nel mondo e che, avendo una base scientifica, possono portare una cultura manageriale capace di far funzionare i nostri musei.

Fino a qualche mese fa – ed è qualcosa che ho potuto correggere non appena arrivato al Ministero perché avevo un aiuto nel decreto Bray – esisteva un meccanismo per cui era assolutamente indifferente che un singolo museo (non quelli grandi che hanno una loro autonomia) vendesse 5.000 o 10.000 biglietti perché i proventi non li vedeva nemmeno, andavano direttamente nel calderone unico del Ministero dell’economia. Un meccanismo privo di ogni virtuosità. Adesso, ogni tre mesi, trasferiamo al museo l’importo esatto dei biglietti che ha venduto e forse questo mette in moto un meccanismo virtuoso; lo stesso se affitta le sale, se ha un bookshop che funziona. Perché dobbiamo vedere le cose in contrapposizione quando abbiamo la straordinaria possibilità di valorizzarle?

Tutti noi nel dibattito abbiamo citato il Louvre, un modello non importabile in Italia trattandosi di un grande museo nazionale, dodici volte più grande degli Uffizi, giacché l’Italia anche in questo campo è il terreno dei grandi musei diffusi. Ma il Louvre cosa fa se non realizzare insieme tutela, ricerca, formazione e marketing? Il Louvre vende 10 milioni di biglietti l’anno e le risorse le utilizza per fare ricerca e tutela. Penso che il decreto, a cominciare dalle norme relative al bonus fino a quelle che riguardano la gestione dei musei, possa contribuire a rompere questo meccanismo.

Poiché ho sentito troppe volte, anche prima di questa esperienza, gli imprenditori italiani, le piccole e grandi imprese italiane, soprattutto le grandi, dire «vorrei dare risorse alla cultura, ma non c’è un incentivo fiscale adeguato», da quest’Aula oggi voglio dirlo con molta chiarezza che non ci sono più alibi: abbiamo un incentivo fiscale del 65 per cento di credito d’imposta. È il primo in Europa. (Applausi dal Gruppo PD). Non c’è limite massimo. Il privato o l’impresa che dà 100 euro o 10 milioni di euro avrà immediatamente, perché non servono nemmeno i decreti attuativi, un credito d’imposta del 65 per cento in tre anni. Per intenderci, l’eco bonus si spalma in 10 anni.

Non ci sono più alibi, le porte sono aperte, non ci sono barriere. Ma adesso se non arrivasse qualche grande impresa a legare il suo nome al recupero di un pezzo di quel patrimonio dell’umanità che il nostro Paese ha la fortuna di avere, allora potremmo dire «Erano solo parole, erano solo alibi».

Sono tanti i possibili interventi: da una piccola abbazia in campagna alla Domus Aurea, di cui con 30 milioni di euro completeremmo il piano sovrastante regalando al mondo una delle opere più stupende nel centro di Roma, i cui lavori non riescono a finire per assenza di risorse.

Ci sono tanti altri interventi sul turismo. Anche qui abbiamo cercato di rompere con il passato introducendo incentivi alla digitalizzazione delle imprese turistiche e al rinnovamento delle strutture alberghiere; norme migliorate in sede di conversione. Abbiamo introdotto il tax credit del cinema, che contribuisce, con i nuovi tetti, a richiamare film di produzione internazionale, avendo finalmente un incentivo fiscale più alto.

Ci sono poi nuove misure per la lirica. Al riguardo prenderò qualche minuto. Qui abbiamo lavorato in coerenza con il decreto Bray, che immaginava facessero domanda solo due fondazioni lirico-sinfoniche. Hanno fatto domanda in otto e sono stati presentati i piani di risanamento. Era indispensabile avere questi 50 milioni di fondo rotativo in più (che in quanto fondo rotativo è un prestito) perché il commissario chiamato a verificare i piani di risanamento incontra alcune difficoltà. Infatti, se una fondazioni lirico-sinfonica presenta un piano di risanamento di 20 milioni e in base al finanziamento precedente ne ha solo 10, ma la fondazione ha certificato che si salva solo se ne ottiene 20, c’è qualche problema a dargliene 10, se con quelli non si salva.

Questi 50 milioni di fondo rotativo consentono di chiudere definitivamente il percorso delle fondazioni lirico-sinfoniche in crisi. Tuttavia si pone un problema, sollevato da diversi interventi. Dobbiamo tutti insieme uscire da un meccanismo per cui chi gestisce male, poiché gestisce qualcosa di importante cui non si può rinunciare, come una fondazioni lirico-sinfonica, viene aiutato e si salva; invece, chi gestisce bene e in modo virtuoso non viene aiutato allo stesso modo.

Bisogna rovesciare questo meccanismo e le modifiche rispetto al decreto Bray puntano esattamente a questo – mi rivolgo in particolare al Movimento 5 Stelle che ha sollevato il tema – ovvero ad aumentare i criteri per l’accesso al credito, e quindi il numero delle fondazioni lirico-sinfoniche che potranno ambire a forme maggiori di autonomia accedendovi a condizioni di virtuosità.

È esattamente la strada che dobbiamo invocare e che vale per molti settori.

Ci sono le misure per le emergenze: rispetto a Pompei la norma è stata molto migliorata alla Camera. C’è un ordine del giorno che avremmo accolto, se il percorso parlamentare fosse stato diverso, e che impegna ancora di più a fare trasparenza.

Ci sono le misure per la Reggia di Caserta; c’è il commissariamento dell’ENIT per avere una partenza diversa sul turismo che in qualche misura coinvolga le Regioni anticipando il Titolo V e ponendo fine alla consuetudine, ormai impresentabile, per cui nelle grandi vetrine e nelle grandi fiere del mondo vi sono gli stand delle singole Regioni, uno a fianco all’altro, quando ormai è già troppo piccola l’Italia per presentarsi sul mercato internazionale. Noi abbiamo gli stand delle singole Regioni che spendono e si fanno concorrenza senza la rappresentanza di un sistema Paese che si vende in quanto tale.

Ci sono le norme sul decoro. Ci sono delle norme importanti, anche queste migliorate, sul personale, che consentono di introdurre un primo riconoscimento della specialità dei beni culturali, per cui potranno essere assunti nel settore dei beni culturali, in deroga ai tetti della pubblica amministrazione, archeologici e storici dell’arte, per arricchire e ringiovanire questo Ministero che ha un’età media di circa 58 anni (capite che è complicato). Si tratta di un’assunzione a tempo determinato per un anno, ma è un primo riconoscimento di specialità: l’età per i candidati è stata inoltre innalzata a 40 anni, perché la norma iniziale prevedeva 29 anni, ma è stato giustamente sottolineato che oggi sono tantissimi purtroppo i disoccupati che hanno ben oltre 29 anni.

Sono stati introdotti ulteriori miglioramenti nel percorso parlamentare. Sono stati recepiti emendamenti delle opposizioni che riguardano un’idea molto positiva delle start up per le imprese turistiche.

È stato approvato anche il programma 2019 per le città che concorrono al riconoscimento di Capitale europea della cultura, con l’introduzione di una novità che giudico foriera di molte virtuosità, ossia la nascita della Capitale italiana della cultura. Gli effetti positivi della gara per la nomina a capitale europea della cultura non si riflettono infatti solo sulla città che vince, perché il concorso costringe tutte le città concorrenti a mettere in moto un meccanismo progettuale unitario su interi centri storici, che comunque, almeno in parte, si realizza e costringe a una visione d’insieme. Siamo il Paese delle cento città, dei borghi, dei piccoli Comuni, della bellezza diffusa: il fatto di prevedere ogni anno – come è avvenuto grazie all’approvazione di un emendamento parlamentare – che una città italiana, che ambisca a diventare capitale italiana della cultura, metta in moto un meccanismo competitivo e virtuoso, spingerà ad avere progettazioni unitarie e non solo per le città (penso anche ai piccoli e bellissimi borghi italiani). Insomma il lavoro che è stato fatto è positivo e ringrazio il Parlamento.

Ci sono molti ordini del giorno. Come sapete il Regolamento del Senato prevede che non si passi al voto degli ordini del giorno in caso di apposizione della questione di fiducia, ma vorrei dire in modo molto esplicito che quelli approvati dalla Commissione si intendono accolti dal Governo.

Ce ne sono diversi altri (li riprendo soltanto in parte) che a mio avviso sono condivisibili e che valgono comunque come impegno. Li cito rapidamente: vi è l’ordine del giorno della relatrice sulla riproduzione dei libri. Vi è poi un ordine del giorno del Gruppo Misto Sinistra Ecologia e Libertà sull’arte contemporanea. È stato ricordato che stiamo andando verso una nuova direzione generale per l’arte e l’architettura contemporanea, che parte dall’idea che è importante valorizzare il nostro patrimonio, quello che ci hanno lasciato le generazioni precedenti, ma questa idea non è in contrasto con la valorizzazione di quello straordinario patrimonio di talenti giovani e grandi maestri nell’arte, nell’architettura e nella musica contemporanea, che sono dei settori su cui dovremmo investire.

Mi sono occupato anche del jazz e mi è stato detto che il jazz è un fenomeno di nicchia. Il jazz italiano è il più grande jazz a livello europeo: un terzo di tutti gli spettacoli di musica dal vivo di un anno sono spettacolo di jazz. Non mi sembra che sia un fenomeno di nicchia. Noi siamo pieni di talenti in tutti i campi che molto spesso non trovano sbocco nel nostro Paese: giovani laureati italiani che diventano famosi all’estero, quando non devono ridursi a fare i camerieri a Londra o Parigi, perché non trovano sbocco nel Paese con questo patrimonio culturale.

Sono condivisibili anche gli ordini del giorno sul centenario della Prima guerra mondiale; sul Programma 2019; sul riconoscimento del Festival Verdi. Condivisibili sono gli ordini del giorno sui giovani artisti nelle gallerie, a firma del senatore Buemi, e sulla musica contemporanea, a firma del senatore Martini. Vi è poi l’ordine del giorno, che è stato tanto anticipatamente discusso, sui carnevali (peraltro una norma del decreto Bray) che potranno avere il riconoscimento, senza bisogno di modifiche legislative, nell’ambito del nuovo fondo interdisciplinare dal FUS.

Lo stesso vale per gli ordini del giorno sulle famiglie e sui disabili, sulla valorizzazione dei buoni vacanza, sulle agenzie turistiche on line, sul famoso tema della revisione delle concessioni demaniali, per cui anche il semestre di Presidenza sarà un luogo per parlare della direttiva Bolkestein a livello europeo, e sul completamento del percorso delle guide turistiche perché nel decreto abbiamo soltanto una proroga del termine che consentirà di individuare i siti che richiedono guide con una specializzazione apposita.

Credo davvero che ci sia spazio su questo terreno e non lo dico adesso, perché guido personalmente questo Ministero, ma è una convinzione che ho da tempo perché negli anni, ricoprendo altri ruoli, ho sempre guardato con una certa sofferenza al fatto che il sistema Paese non investisse in questo campo. Penso che ci sia molto da fare.

Sono stati ricordati tanti numeri e penso che lamentarsi conti poco. Ne dico soltanto due; nel 2000 il bilancio del mio Ministero segnava lo 0,39 del bilancio dello Stato, nel 2014 lo 0,19, meno della metà. I vari fondi, tra cui il fondo del lotto e quelli con cui si fanno poche cose, nel 2007 erano a 60 milioni, ora sono a 24 milioni. Il fondo sui lavori pubblici nel 2007 era a 148 milioni, adesso è a 151. Il capitolo 1321, che consente di realizzare vari interventi, era a 79 milioni, adesso è a 8. Veniamo allora da anni di tagli. Gli ultimi due Governi hanno fermato la stagione dei tagli; siamo alla vigilia della legge di stabilità, il Parlamento è sovrano, il Governo farà la propria parte, ed è arrivato il momento di fare un investimento, se è vero, come è emerso in tutto il dibattito, che questo è un veicolo trainante.

Siamo in crisi. Sì, siamo dentro la crisi. Tutte le volte che sento parlare di crisi mi vengono in mente le bellissime parole con cui Winston Churchill rispose ai generali che all’inizio del secondo conflitto mondiale erano andati a proporgli di fare tagli alla cultura per finanziare lo sforzo bellico. Churchill li guardò, con quel suo sorriso, e disse «e allora per che cosa combattiamo»? Vorrei allora che la nostra consapevolezza fosse questa.

Scarica e Stampa il Bollettino Sindacale del 29/07/2014

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