BOLLETTINO SINDACALE N. 03 DEL 21 MARZO 2014

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JOBS ACT: UNA RIFORMA INVENTATA PER AGEVOLARE I RICCHI E RENDERE PIÙ SCHIAVI I POVERI!

Il Jobs Act di Matteo Renzi è la grande trovata dell’abile prestigiatore che tira fuori dal cilindro l’ultima trovata utile al sistema, tanto che qualcuno ha paragonato questa riforma come il solito modo per illudere i poveri e agevolare i più agiati nella società

Si vuole così procedere a togliere ulteriori garanzie ai lavoratori e creare solo sensazioni di sviluppo, quando in realtà tale non è, ma di questo c’è ne renderemo conto più in là, quando la riforma sarà avviata e non mancheranno i devastanti risultati…

Ad ogni modo, per dovere di informazione,  riportiamo il comunicato stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, affinché ognuno possa fare le proprie considerazioni:

… “I mezzi di informazione hanno dedicato ampio spazio alle misure previste dal piano per il lavoro messo a punto dal Governo. Alcuni commenti hanno sollevato delle perplessità sull’efficacia e la reale innovatività dei provvedimenti, relative, in particolare, alle disposizioni riguardanti i contratti a tempo determinato.

Per chiarire alcuni dubbi interpretativi, può quindi essere utile fornire qualche elemento di precisazione rispetto all’illustrazione generale dei provvedimenti avvenuta nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri del 12 marzo.

Con l’entrata in vigore del decreto legge il datore di lavoro può sempre instaurare rapporti di lavoro a tempo determinato senza causale, nel limite di durata di trentasei mesi. Viene così superata la precedente disciplina che limitava tale possibilità solo al primo rapporto di lavoro a tempo determinato. Inoltre, la possibilità di prorogare un contratto di lavoro a termine in corso di svolgimento è sempre ammessa, fino ad un massimo di 8 volte nei trentasei mesi. Rimane, quale unica condizione per le proroghe, il fatto che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato.

Nell’introdurre il limite del 20% di contratti a termine che ciascun datore di lavoro può stipulare rispetto al proprio organico complessivo, il decreto fa comunque salvo quanto disposto dall’art. 10, comma 7, del D.lgs. 368/2001, che da un lato lascia alla contrattazione collettiva la possibilità di modificare tale limite quantitativo e, dall’altro, tiene conto delle esigenze connesse alle sostituzioni e alla stagionalità.

Infine, per tenere conto delle realtà imprenditoriali più piccole, è previsto che le imprese che occupano fino a 5 dipendenti possono comunque stipulare un contratto a termine.

Con questi interventi, il governo ha inteso offrire la risposta ritenuta più efficace alle attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo del Paese. Naturalmente, si tratta di misure sulle quali il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi fin dai prossimi giorni e potrà fornire spunti e proposte per un loro eventuale miglioramento…”

Pertanto, abbiamo ritenuto utile allegare il provvedimento del Governo il quale assume carattere urgente e contiene, secondo lo stesso, interventi di semplificazione sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato; un disegno di legge per riformare gli ammortizzatori sociali e i servizi per il lavoro, semplificare le procedure e riordinare le forme contrattuali, migliorare la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.

Questo modo di legiferare a nostro parere, allontana ancora di più la fiducia delle giovani generazioni, verso le istituzioni che dovrebbero recepire i bisogni più stretti di larghi strati della popolazione giovanile e che invece al contrario li rende sempre più precari e costretti ad “arrangiarsi” in un sistema sempre più critico che li proietta ad essere “dei precari a vita”, fra l’altro costretti a dover pesare sulle spalle di genitori ormai ridotti all’estremo e privi di alternative utili per dare ulteriore sostegno ai propri figli.

In Italia, come in Europa occorre una svolta ed una istanza di rivendicazione sociale, ovvero bisogna tornare a lottare sui luoghi di lavoro, nelle piazze e nella società per chiederne il rinnovamento, l’equità e migliori condizioni di vita e di lavoro.

Cordiali saluti
IL COORDINAMENTO NAZIONALE
CONFSAL-UNSA BENI CULTURALI

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