RESOCONTO RIUNIONE IN VIDEOCONFERENZA DEL 12.05.2020

Please follow and like us:
0

INTEGRAZIONE E DISTRIBUZIONE DELLE ECONOMIE DEL FRD (FONDO RISORSE DECENTRATE – EX FUA).

DEFINIRE MEGLIO L’ACCORDO SULLE POC

DISCUSSO IL PROTOCOLLO D’INTESA PER CONSENTIRE UNA POSSIBILE RIAPERTURA DEI SITI

CONSIGLIO SUPERIORE BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI: OSSERVAZIONI E PROPOSTE SULL’EMERGENZA SANITARIA E SULLA RIPRESA

 

Nella riunione in videoconferenza di questa mattina si è discusso come da ordine del giorno alla presenza del prof. Benzia e del Direttore Generale del Bilancio Paolo D’Angeli dell’accordo da sottoscrivere amministrazione-OO.SS. per quanto riguarda le Posizioni Organizzative Complesse dette appunto le POC per l’annualità in corso 2020 e sulla distribuzione delle economie FRD (Fondo Risorse Decentrate – ex FUA).

Nella breve premessa, lo stesso Benzia annunciava che dal 1 giugno non potrà più avere l’incarico come dirigente del Servizio II in particolare per le Relazioni sindacali, in quanto aveva ricevuto l’incarico con il Formez.

Allo stesso quindi abbiamo rivolto un saluto ed un augurio sincero per il nuovo incarico e un apprezzamento nei suoi confronti per aver in questi anni condiviso scelte importanti con le sigle sindacali che vanno dai processi di riqualificazione, progressioni economiche, la mobilità e così via fino alla stesura dell’ultimo CCIM.

Traguardi importanti determinati da accordi decisivi per il personale MIBACT, raggiunti spesso insieme anche se a volte avvenuti con scontri dialettico-sindacali duri e pesanti ma sempre con rispetto e stima reciproca.

In alcune circostanze la nostra sigla ha reclamato con fermezza e decisione la titolarità del nostro ruolo riconosciuto come organizzazione a favore dei lavoratori fornendo quel contributo e quel valore aggiunto a tutti i tavoli tecnici e a tutti i lavori propedeutici che si sono concretizzati poi con la stesura di accordi specifici a favore dei dipendenti MIBACT.

Tornando alla discussione dei punti all’ordine del giorno noi come UNSA abbiamo richiesto che, osservando la tabella complessiva delle economie FRD, l’integrazione di circa 2.000.000,00 di euro venisse messa a disposizione per dare quel giusto riconoscimento economico al personale in presenza per effettuare quelle attività indifferibili (non solo AFAV ma anche nei confronti di amministrativi che dovevano svolgere attività difficilmente eseguibili in smart working).

Tra il personale AFAV come giusto che sia e come abbiamo ritenuto andava considerato anche quel personale sempre di vigilanza quale quello dei custodi-casieri che per primi svolgono custodia e conservazione e garantiscono con la loro presenza h24 la tutela del nostro patrimonio culturale.

Andranno poi rimodulate quelle somme legate ai Progetti Efficienza, Progetti Nazionali ma unica cosa certa è che le somme per i Conto Terzi dovranno essere spese per questo tipo di attività svolte.

Per quanto riguarda invece il tema delle POC, a fronte delle richieste da parte di alcune sigle che avrebbero voluto rimettere in discussione la ripartizione economica rispetto ai vari settori tipo quello degli archivi o la richiesta di elevare il numero assegnato delle posizioni secondo un discorso che si riflette sull’organico di diritto.

Le richieste avanzate sono state sostenute secondo il principio dei numeri degli organici e quindi delle unità di funzionari a cui si sarebbero dovute assegnare più posizioni.

Noi come UNSA invece abbiamo rigettato questo tipo di proposta in quanto abbiamo ritenuto che l’approccio metodologico sostenuto sin dall’inizio dei lavori dovesse rivolgersi più che ai numeri, eccetto qualche errore materiale o di dimenticanza, alle competenze e al carico di responsabilità rispetto alle funzioni e alle attività di servizio delicate ed importanti con rilevanza esterna.

A prescindere dalla richiesta ad esempio che abbiamo rinnovato anche in questo tavolo di poter assegnare due se non pure tre POC in più al Parco Archeologico dell’Appia Antica in base proprio al discorso appena fatto, non ci ha convinto l’idea di aumentare in modo spropositato le posizioni organizzative magari per accontentare qualcuno che si sentiva fuori dal conto complessivo.

Per l’UNSA all’opposto è stato ribadito che la metodologia dell’organizzazione del lavoro basata sulla quantificazione percentuale dei carichi di lavoro ci ha insegnato e ci ha dato modo di intendere e di valorizzare i contenuti diversamente dalle considerazioni pure e semplici basate esclusivamente sulle unità degli organici e sui numeri dell’organico complessivo, bensì sull’analisi e sulla sintesi delle competenze istituzionali quali la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.

Un esempio concreto riguarda gli Istituti come le soprintendenze che svolgono fra le varie attività quella della tutela e della responsabilità verso i terzi.

Al termine della riunione l’amministrazione si è impegnata a definire ancora meglio l’accordo apportando solo alcune correzioni razionali ma non a stravolgere l’impianto definito e concluso dopo mesi di riunioni per le posizioni organizzative.

Restiamo quindi alla finestra per vedere se l’accordo definitivo includerà veramente queste osservazioni.

Nella riunione successiva l’argomento all’ordine del giorno è consistito nel “Protocollo d’intesa per consentire una possibile riapertura dei siti”.

L’UNSA rispetto a questo ha ribadito che in mancanza di un chiaro documento esplicativo generale che miri soprattutto alla salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori sui posti di lavoro, non può confermare alcuna ipotesi di riapertura dei siti, anzi ne è contraria.

Le condizioni sine quo non della riapertura dei siti per la nostra organizzazione si racchiudono sostanzialmente nei seguenti tre fondamentali punti:

  1. L’istituzione attraverso accordi locali a livello territoriale di comitati paritetici ad hoc che hanno portato a dei protocolli d’intesa tra le varie direzioni e le parti sociali dalle RSU alle OO.SS., sentiti il medico competente, la figura del RSPP e quella del RLS, posto di lavoro su posto di lavoro;
  2. Esame complessivo di tutte le esigenze necessarie ed indispensabili per una “EVENTUALE e GRADUALE RIAPERTURA”;
  3. Analisi e realizzazione dei DUVRI istituto per Istituto.

Ovviamente la riapertura va differenziata oltre che sito per sito anche a seconda dei vari settori quali quello degli archivi, quello delle biblioteche, dei musei e delle aree archeologiche per non parlare poi degli uffici delle varie soprintendenze, direzioni regionali e generali e così via.

Pertanto si tratta di un discorso ampio e complesso che non può ridursi unicamente a quello della riapertura generalizzata per ogni situazione.

Abbiamo detto STOP alla rincorsa insensata e irrazionale che alcuni direttori di musei intendono fare per riaprire le strutture in quanto bisogna assicurare prima di tutto i seguenti presupposti necessari da garantire assolutamente:

  • Divieto di assembramenti all’interno degli spazi e dei luoghi di lavoro;
  • Percorsi ben individuati e distinti tra quelli per il personale e quelli per i visitatori;
  • Analoga distinzione per i servizi igienici che andranno inseriti in programmi e cicli continui di sanificazione ottimale;
  • Fornitura dei dispositivi individuali (guanti, mascherine, igienizzanti, gel e alcol etilico, liquidi disinfettanti);
  • Massima e scrupolosa pulizia degli ambienti tutti, spazi museali, uffici e ambiti di passaggio;
  • Sanificazione totale degli impianti di climatizzazione ed areazione.
  • Segnaletica appropriata che regolamenti gli elementi distanziometrici necessari fra le persone.

Al riguardo anche questa riunione alla presenza del Segretario Generale dott. Nastasi si è conclusa senza arrivare a nessuna certezza di una possibile riapertura a partire dal 18 maggio.

I tre Direttori Generali nella sostanza non avendo elementi certi rispetto alle richieste avanzate hanno costretto il dott. Nastasi a rimandare a questa mattina l’eventuale protocollo d’intesa, in quanto è stata assicurata dalla Protezione Civile la fornitura dei DPI per tutti gli Istituti del Mibact.

Dobbiamo dire che l’amministrazione in un primo momento ha tentato di considerare in maniera quasi semplicistica la questione della riapertura, mentre in un secondo momento ha avvalorato le nostre tesi nell’affermare che questa potrebbe realizzarsi se e solo se saranno verificati i presupposti e le condizioni necessarie come sopra ribadito.

Si è chiesto, quindi, che oltre alle richieste di metodo e di applicazione delle forme per una possibile riapertura, i vari direttori generali dovranno dichiarare nello specifico quanti, quali e in che modo gli Istituti potranno riaprire visto che mancano pochi giorni al 18 di maggio aa partire dalla data odierna.

In breve sostanza quanti e quali archivi, quante e quali biblioteche e quanti e quali musei od aree archeologiche potranno anche gradualmente RIAPRIRE?

Rimaniamo in attesa di risposte certe.

Infine si pubblicano in allegato al presente comunicato, le osservazioni e proposte che riguardano gli interventi necessari nell’emergenza sanitaria e per la ripresa, del Consiglio Superiore dei beni culturali e paesaggistici, sulla base della discussione avutasi nella seduta del 27 aprile 2020.

Cordialmente

IL COORDINAMENTO NAZIONALE

CONFSAL-UNSA BENI CULTURALI

Comunicato_12_2020

Please follow and like us:
0