FLASH NEWS DEL 13 MARZO 2020: DIRETTIVA N. 2 DEL 12.03.2020 DEL MINISTRO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – CIRCOLARE MINISTERIALE N. 17/2020: PREVENZIONE DAL CONTAGIO DA CORONAVIRUS — AGGIORNAMENTO – DIFFIDA — ILLEGITTIMITÀ ORDINI DI SERVIZIO EMESSI IN VARI ISTITUTI DEL MIBACT

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FLASH NEWS DEL 13 MARZO 2020
DIRETTIVA N. 2 DEL 12.03.2020 DEL MINISTRO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Abbiamo richiesto sin dalle prime luci dell’alba del 12 marzo alla Ministra Dadone di emanare immediatamente una direttiva per rendere univoca in tutto il mondo del pubblico impiego la norma dell’art. 1 punto 6 del DPCM dell’11 marzo 2020.

Ciò che dicono il Dpcm citato e la Direttiva n. 2 della Ministra Dadone è molto semplice:

nella necessità assoluta e primaria di gestire l’emergenza sanitaria epidemiologica da Covid-19, la cui preoccupante diffusione impatta in modo drammatico sulle strutture sanitarie nazionali che rischiano il collasso, è stata presa una decisione netta, modificando -temporaneamente- il mondo del lavoro pubblico:  l’ordinaria attività lavorativa nella pubblica amministrazione è lo smart working, il lavoro agile.

Modalità differenti, cioè che prevedono il recarsi in ufficio, sono dal 12 marzo una residuale eccezione, che le amministrazioni -come chiariscono lo stesso Dpcm prima e la Direttiva poi- dovranno individuare, considerando tali le sole attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza e quelle attività indifferibili da rendere in presenza.

In ogni caso, la logica -al fine del contenimento epidemico- tracciata tanto dal Dpcm che dalla Direttiva è stare in casa e lavorare in smart working, tranne appunto che per presidi che assicurano l’attività essenziale dell’amministrazione.

Sul piatto della bilancia c’è la salute personale, dei familiari dei lavoratori e di una intera collettività nazionale. Serve azzerare da subito le occasioni di contagio e quindi la mobilità sociale che le moltiplicano. Suggeriamo a tutti di informare e chiedere alla propria amministrazione di effettuare attività lavorativa in smart working da subito.

Saremo pronti a iniziative legali qualora le amministrazioni non si uniformassero alle norme introdotte dal governo ostacolando l’esercizio ordinario dell’attività lavorativa in smart working, mettendo in tal modo a rischio la salute individuale e pubblica.

DIRETTIVA N. 2/2020: INDICAZIONI IN MATERIA DI CONTENIMENTO E GESTIONE DELL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19 NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI DI CUI ALL’ARTICOLO 1, COMMA 2, DEL DECRETO LEGISLATIVO 30 MARZO 2001, N. 165. 

Premessa

Dopo l’emanazione della direttiva 1/2020 del Ministro per la pubblica amministrazione recante “prime indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle pubbliche amministrazioni al di fuori delle aree di cui all’articolo 1 del decreto-legge n.6 del 2020”, il quadro normativo, in ragione della persistenza della situazione di emergenza sanitaria, ha visto l’adozione del DPCM 9 marzo 2020 con cui, tra l’altro, è disposta l’estensione all’intero territorio nazionale delle misure di cui all’articolo 1 del DPCM  8 marzo 2020, nonché del DPCM 11 marzo 2020.

Considerate le evidenti ricadute, dirette e indirette, della normativa sopravvenuta sulle attività delle pubbliche amministrazioni, si ritiene necessario procedere all’emanazione di una nuova direttiva in tema di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 per fornire nuovi indirizzi operativi alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al fine di garantire uniformità e coerenza di comportamenti del datore di lavoro per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

Le predette amministrazioni, nell’ambito delle proprie competenze, assicurano l’applicazione delle misure oggetto della direttiva alle società a controllo pubblico e agli enti vigilati.

La direttiva non riguarda i servizi per le emergenze ed i servizi pubblici essenziali coinvolti nella gestione dell’emergenza epidemiologica in atto.  

Svolgimento dell’attività amministrativa

Le misure adottate per l’intero territorio nazionale sono, fra l’altro, finalizzate a ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici e ad evitare il loro spostamento; tuttavia non pregiudicano lo svolgimento dell’attività amministrativa da parte degli uffici pubblici.

Le amministrazioni, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, svolgono le attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza e le attività indifferibili con riferimento sia all’utenza interna (a titolo esemplificativo: pagamento stipendi, attività logistiche necessarie per l’apertura e la funzionalità dei locali) sia all’utenza esterna.

Le amministrazioni, considerato che  – sulla base di quanto rappresentato nel successivo punto 3 – la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa è il lavoro agile, limitano la presenza del personale negli uffici ai soli casi in cui la presenza fisica sia indispensabile per lo svolgimento delle predette attività, adottando forme di rotazione dei dipendenti per garantire un contingente minimo di personale da porre a presidio di ciascun ufficio, assicurando prioritariamente la presenza del personale con qualifica dirigenziale in funzione del proprio ruolo di coordinamento.

Ferma restando la necessità di ridurre la presenza dei dipendenti pubblici negli uffici e di evitare il loro spostamento, per le attività che, per la loro natura, non possono essere oggetto di lavoro agile, le amministrazioni, nell’esercizio dei propri poteri datoriali, adottano strumenti alternativi quali, a titolo di esempio, la rotazione del personale, la fruizione degli istituti di congedo, della banca ore o istituti analoghi, nonché delle ferie pregresse nel rispetto della disciplina definita dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro.

Le amministrazioni limitano gli spostamenti del personale con incarichi ad interim o a scavalco relativi ad uffici collocati in sedi territoriali differenti, individuando un’unica sede per lo svolgimento delle attività di competenza del medesimo personale.

Modalità di svolgimento della prestazione lavorativa

In considerazione delle misure in materia di lavoro agile previste dai provvedimenti adottati in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, le pubbliche amministrazioni, anche al fine di contemperare l’interesse alla salute pubblica con quello alla continuità dell’azione amministrativa, nell’esercizio dei poteri datoriali assicurano il ricorso al lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, lettera e) del DPCM 8 marzo 2020.

Come ricordato nella circolare n.1 del 2020, infatti, l’articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124 ha disposto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di adottare, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e, anche al fine di tutelare le cure parentali, di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

La previsione non prevede una soglia massima per il ricorso alle predette modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, per cui l’attuale situazione emergenziale è tale da giustificarne il ricorso come strumento ordinario.

In tal senso si ricorda altresì che, per effetto delle modifiche apportate al richiamato articolo 14 della legge n. 124 del 2015 dal recente decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, recante “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, è superato il regime sperimentale dell’obbligo per le amministrazioni di adottare misure organizzative per il ricorso a nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa con la conseguenza che la misura opera a regime.

Sulla base di quanto evidenziato, a fronte della situazione emergenziale, è necessario un ripensamento da parte delle pubbliche amministrazioni in merito alle attività che possono essere oggetto di lavoro agile, con l’obiettivo prioritario di includere anche attività originariamente escluse.

Relativamente alle attività individuate, le amministrazioni prevedono modalità semplificate e temporanee di accesso alla misura con riferimento al personale complessivamente inteso, senza distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia di rapporto di lavoro, fermo restando quanto rappresentato nel precedente paragrafo in merito al personale con qualifica dirigenziale.

Sul punto, come già chiarito nella citata circolare n. 1 del 2020, si ricorda la possibilità di ricorrere alle modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa anche nei casi in cui, a fronte dell’indisponibilità o insufficienza di dotazione informatica da parte dell’amministrazione, il dipendente si renda disponibile ad utilizzare propri dispositivi, garantendo in ogni caso adeguati livelli di sicurezza e protezione della rete secondo le esigenze e le modalità definite dalle singole pubbliche amministrazioni.

Eventi aggregativi di qualsiasi natura

Fermo restando quanto previsto dai provvedimenti adottati in attuazione del decreto-legge n. 6 del 2020, le amministrazioni, nell’ambito delle attività indifferibili, svolgono ogni forma di riunione con modalità telematiche o tali da assicurare, nei casi residuali, un adeguato distanziamento come misura precauzionale, al fine di evitare lo spostamento delle persone fisiche e comunque forme di assembramento.

Le amministrazioni che forniscono servizi di mensa, in linea con quanto previsto dal DPCM 11 marzo 2020, o che mettono a disposizione dei lavoratori spazi comuni, devono garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale (c.d. distanza droplet) e comunque adottare apposite misure di turnazione tali da evitare l’assembramento di persone.

Missioni

Fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 non saranno effettuati, in Italia o all’estero, nuovi viaggi di servizio o missioni, comunque denominati, salvo diversa valutazione dell’autorità politica o del vertice amministrativo di riferimento relativamente alla indispensabilità o indifferibilità della singola missione, individuando alternativamente modalità di partecipazione mediante l’utilizzo di mezzi telematici o telefonici.

Per il personale in servizio all’estero, i viaggi di servizio che non comportino ingresso nel territorio italiano possono essere effettuati, compatibilmente con le disposizioni delle autorità sanitarie dei Paesi interessati.

Procedure concorsuali

Per effetto dell’articolo 1, comma 1, del DPCM 9 marzo 2020, su tutto il territorio nazionale fino al 3 aprile 2020, sono sospese le procedure concorsuali per l’accesso al pubblico impiego ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica; sono inoltre esclusi dalla sospensione i concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile, i quali devono svolgersi preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di cui all’allegato 1 lettera d) del DPCM 8 marzo 2020.

Ulteriori misure di prevenzione e informazione

Le attività di ricevimento del pubblico o di erogazione diretta dei servizi al pubblico, fermo restando quanto detto nel paragrafo 2 della presente direttiva relativamente alle attività indifferibili, sono prioritariamente garantite con modalità telematica o comunque con modalità tali da escludere o limitare la presenza fisica negli uffici (ad es. appuntamento telefonico o assistenza virtuale).

Nei casi in cui il servizio non possa essere reso con le predette modalità, gli accessi nei suddetti uffici devono essere scaglionati, anche mediante prenotazioni di appuntamenti, e deve essere assicurata la frequente areazione dei locali. Le amministrazioni curano che venga effettuata un’accurata disinfezione delle superfici e degli ambienti e che sia mantenuta un’adeguata distanza (c.d. distanza droplet) tra gli operatori pubblici e l’utenza.

Le amministrazioni pubbliche rendono disponibili nei propri locali, anche non aperti al pubblico, strumenti di facile utilizzo per l’igiene e la pulizia della cute, quali ad esempio soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani, salviette asciugamano monouso, nonché, qualora l’autorità sanitaria lo prescriva, guanti e mascherine per specifiche attività lavorative, curandone i relativi approvvigionamenti e la distribuzione ai propri dipendenti e a coloro che, a diverso titolo, operano o si trovano presso l’amministrazione. Le amministrazioni pubbliche espongono presso i propri uffici le informazioni di prevenzione rese note dalle autorità competenti e ne curano la pubblicazione nei propri siti internet istitituzionali.

Inoltre, le amministrazioni limitano l’accesso di soggetti esterni alle sedi istituzionali, consentendo l’ingresso nei soli casi necessari all’espletamento delle attività indifferibili e in ogni caso attraverso modalità tracciabili, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.

Le amministrazioni, nei casi in cui propri dipendenti risultino positivi al virus, attivano procedure di immediata sanificazione e disinfezione degli ambienti.

Altre misure datoriali

Le pubbliche amministrazioni continuano a diffondere in tempo reale o comunque con la massima celerità tra i propri dipendenti, anche utilizzando gli strumenti telematici di comunicazione interna (come ad esempio: sito internet, intranet, newsletter, messaggistica per telefonia mobile), le informazioni disponibili, con particolare riferimento alle misure di protezione personale rinvenibili sul sito del Ministero della Salute, verificandone costantemente gli aggiornamenti.

Le Amministrazioni rendono inoltre conoscibili le FAQ relative ai comportamenti prescritti dal DPCM 9 marzo 2020 su tutto il territorio nazionale, pubblicate sul sito del governo.

Le amministrazioni continuano a sensibilizzare i dipendenti che dovessero presentare sintomi, anche lievi, che possono essere indicativi di eventuale infezione, quali febbre, tosse, difficoltà respiratoria, stanchezza, dolori muscolari, ad evitare di accedere direttamente alle strutture di Pronto Soccorso del SSN rivolgendosi, invece, telefonicamente al proprio medico curante o al numero nazionale di emergenza 112 o al numero verde 1500 del Ministero della Salute.

Monitoraggio

Le amministrazioni comunicano tempestivamente al Dipartimento della funzione pubblica a mezzo PEC al seguente indirizzo: protocollo_dfp@mailbox.governo.it le misure poste in essere in attuazione della presente direttiva, con particolare riferimento alle modalità organizzative adottate per il ricorso al lavoro agile. La presente direttiva, che sostituisce integralmente la direttiva n. 1 del 2020 del Ministro per la pubblica amministrazione, potrà essere integrata o modificata in ragione dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria.

Fabiana Dadone

CIRCOLARE MINISTERIALE N. 17/2020: PREVENZIONE DAL CONTAGIO DA CORONAVIRUS — AGGIORNAMENTO

 

Si pubblica integralmente qui di seguito la circolare ministeriale n. 17/2020 a firma del Segretario Generale Dott. Salvatore Nastasi.

Ad ulteriore integrazione delle già emanate circolari n. 10 del 5 marzo 2020 e n. 16 del 10 marzo 2020 dello scrivente Segretariato, e alla luce di quanto disposto dal nuovo DPCM emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri 111 marzo 2020 (All. 1), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 dell’Il marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”, si comunica quanto segue. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, nel rispetto del quadro normativo in materia di gestione dell’emergenza epidemiologica, fatte salve le attività strettamente funzionali a quest’ultima, si invitano tutti i Datori di lavoro al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile per lo svolgimento delle prestazioni ordinarie rese dal proprio personale dipendente, assicurando lo svolgimento in presenza esclusivamente delle attività ritenute indifferibili, così come disposto dall’art. 1, comma 6 del citato DPCM.

A riguardo, i Direttori generali dovranno avere cura di individuare nell’ambito della direzione di propria competenza le suddette attività ritenute indifferibili e comunicarle agli uffici interessati. Si raccomanda, inoltre, ai Datori, nell’ottica di minimizzare gli spostamenti e le presenze sul luogo di lavoro, di promuovere, durante il periodo emergenziale, la fruizione da parte dei lavoratori – con particolare riguardo nei confronti dei dipendenti per i quali, viste le mansioni assegnate, non fosse possibile rendere la prestazione in modalità agile – di periodi di congedo ordinario ovvero delle ferie dell’anno 2019, nel rispetto delle norme contrattuali vigenti in materia. A tal fine, i dirigenti/direttori sono tenuti a valutare che, nell’ambito del profilo professionale dei medesimi, siano comprese mansioni compatibili con lo smart working, nonché utili a garantire l’efficienza dell’ufficio, prescindendo anche da quelle abitualmente svolte presso la sede di servizio. Le misure di cui alla presente circolare sono applicabili, con decorrenza immediata e fino al 3 aprile 2020, a tutto il personale in servizio presso il Ministero, ivi compresi i dirigenti, il personale in assegnazione temporanea e il personale afferente alle società a controllo pubblico o agli enti vigilati, che espleta attività di supporto presso l’Amministrazione. Al fine di garantire l’efficacia, l’efficienza e il buon andamento dell’azione amministrativa, rimane ferma in capo ai Datori di lavoro la responsabilità dell’organizzazione delle prestazioni lavorative espletate dai propri dipendenti complessivamente intesi, siano essi presenti presso la sede degli uffici o in modalità smart, esercitando nell’ambito dei propri poteri gestori le necessarie attività di controllo e monitoraggio.

Si confida nella scrupolosa osservanza dei contenuti della presente circolare e nella massima diffusione a tutto il personale.

 

DIFFIDA — ILLEGITTIMITÀ ORDINI DI SERVIZIO EMESSI IN VARI ISTITUTI DEL MIBACT

 

Pubblichiamo la lettera dello studio legale Verlingieri Maddalena e Lavorgna inviata alla Direzione Generale Organizzazione, con la quale si evidenzia l’illegittimità di una serie di ordini di servizio emessi in vari Istituti del Mibact dopo il 08.03.2020:

Vi scriviamo in nome e per conto della Federazione CONFSAL-UNSA Beni Culturali, in pers del Segretario Nazionale Dr Urbino Giuseppe, in virtù di formale incarico, per evidenziare l’illegittimità di una serie di ordini di servizio emessi in vari Istituti del Mibact dopo il 08.03.2020, per le motivazione che qui di seguito si esporranno.

I predetti ordini di servizio, a seguito dell’emergenza come previsto dal D.P.C.M dell’8 marzo 2020 per la chiusura dei musei e dei luoghi della cultura, dispongono che il personale ASV non impegnato nel presidio dei predetti luoghi debba essere collocato d’ufficio in congedo ordinario o in riposo compensativo.

Orbene l’arti del DPCM 8 marzo 2020 invita i datori di lavoro ad agevolare la fruizione del congedo ordinario da parte dei lavoratori e non il collocamento obbligatorio in congedo ordinario/ferie. La fruizione delle ferie costituiscono un diritto irrinunciabile a consentire il recupero psico fisico del lavoratore, e non può essere imposta.

Per altro la normativa contrattuale vigente prevede che solo le ferie dell’anno precedente non consumate, devono essere si usufruite dal dipendente, ma previa presentazione da parte del lavoratore di un piano, ed entro il 30.04 dell’anno in corso. Allo stesso modo l’art 73 del CCNL vigente ( ex art 27 CCNL 2001) e l’art 43 CCNI 2009 sanciscono che è esclusiva facoltà del lavoratore scegliere se recuperare con recuperi compensativi o chiedere il pagamento delle ore inserite nella banca ore. Ne discende che è illegittima per violazione dei predetti articoli contrattuali l’emissione di ogni disposizione di servizio da parte dell’amministrazione de qua, che obbliga i dipendenti al recupero compensativo delle ore in eccedenza inseriti nella banca ore, imponendo riposi compensativi, nelle programmazione dei servizi.

Tanto premesso la nostra assistita invita/diffida l’amministrazione de qua a non imporre d’ufficio ai lavoratori periodi di ferie o congedo ordinario, in violazione della normativa contrattuale vigente, ma a favorire la modalità di lavoro agile.

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