BENI CULTURALI, IL MINISTERO SI TRASFORMA IN UN CAMPO ROM. UFFICIALIZZATA DAL SEGRETARIO GENERALE L’INOSSERVANZA DELLE NORME SULLA SICUREZZA E SULLA TUTELA DEL LAVORO.

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Inizia il guazzabuglio, lo avevamo immaginato dopo le tante e svariate “manomissioni” sulla riorganizzazione e il riassetto strutturale del MiBACT, ma ormai la macchina è così partita: tempi contingentati e ristretti per il timing che conta la nomina dei dirigenti e la creazione e sistemazione uffici. Dopo i provvedimenti di riorganizzazione era urgente individuare cedere e acquisire spazi. Così con queste affermazioni si era aperto il tavolo questa mattina. Un tavolo considerato territoriale dalla parte pubblica e nazionale dalle parti sindacali.

L’applicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro arriva dopo lo spostamento dei servizi l’affermazione del rappresentante del segretario generale che ha generato più sorpresa a lato dell’impatto di un decreto calato dall’alto su persone che offrono servizi al pubblico. Gli uffici vanno organizzati e le persone devono essere messe in condizione di poter lavorare.

All’ICR, per esempio, viene chiesto di spostare la biblioteca specialistica mentre l’anno accademico è in corso: ovvio ipotizzare lo stop almeno fino a luglio.

La nuova direzione sulla creatività conta invece 5 servizi per 23 persone, quindi si ipotizza che non verrà ampliata (visto che non sono previsti altri spazi). Tra le altre osservazioni tecniche quelle sulla documentazione ICCU, con l’archivio che comprende anche il coordinamento di tutte le biblioteche italiane e una cui parte ha 611 metri lineari informatizzati.

Quali sono i criteri da cui sono scaturite queste prime soluzioni, c’è stata una ricognizione degli spazi generali o selettiva. Quali i metodi quale il merito, gli interrogativi rivolti dall’UNSA al tavolo.

Perché non ha logica portare una direzione amministrativa come quella per il turismo dentro un spazio destinato al ricevimento pubblico, come la Biblioteca nazionale centrale. L’ipotesi trasloco per tutti è tra pochi giorni mentre c’è chi offre sempre un servizio al pubblico fino alle 19 di sera.

Per tutto quanto sopra rappresentato, è stato chiesto il ritiro dei provvedimenti che riguardano l’organizzazione degli uffici dopo l’entrata in vigore della riorganizzazione in cui è stata disposta una logistica dettata da criteri d’urgenza: è questa in sintesi la posizione espressa a gran voce dalle sigle sindacali questa mattina durante la riunione convocata al Segretariato Generale dalla parte pubblica i due provvedimenti che si sono susseguiti per curare i primi spostamenti di uffici nel Lazio e a Roma. L’ illustrazione è stata parziale perché mancavano allegati e planimetrie. Manifesta illogicità nei provvedimenti e ufficiale inosservanza dei piani per la sicurezza.

I decreti impattano uffici aperti con continuità al pubblico come la Biblioteca nazionale Centrale oppure uffici amministrativi e ancora uffici di alta levatura scientifica come l’Istituto Centrale per il Restauro o l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico. O ancora uffici complessi come le due soprintendenze di Roma.

Incassa il sì invece la sistemazione per la direzione Educazione Ricerca ricompattata con efficienza negli uffici di via Milano a Roma.

“Si potrebbe prendere ad esempio il caso del Parco Archeologico Appia Antica – ha detto la Confsal-Unsa al tavolo – un caso emblematico da parecchi punti di vista” ha ricordato la Dott.ssa Carmelina Ariosto.

Il Parco era stato creato come nuovo ente autonomo dalla prima riforma Franceschini e pur essendo molto complesso per estensione e competenze, non erano stati creati i presupposti dell’autonomia. E quindi non c’erano capitoli di bilancio, conti bancari, fondi sufficienti, spazi, uffici e strumenti per il personale. Dopo un periodo in cui la creatività personale ha garantito sicurezza, aperture al pubblico, fruizione e tutela, al Parco è stata levata l’autonomia con la riforma pentastellata del governo Conte 1 ed ora gli è stata ridata con il Governo Conte 2.

“Questo significa fare le riforme sulle spalle dei lavoratori” – ha sottolineato il sindacato al tavolo – “E non vorremmo assistere ad un’altra sperimentazione”.

I sindacati hanno informato sull’opportunità di chiamare Vigili del Fuoco e ASL visto che” la logistica segue l’urgenza e poi le disposizioni per la sicurezza del lavoro” secondo quanto ha dichiarato ufficialmente il rappresentante del segretario generale.

Inoltre gli spostamenti non tengono conto dei futuri ampliamenti degli organici e soprattutto degli esternalizzati: non è stato calcolato il personale che lavora nel Ministero a vario titolo con contratti a tempo determinato o quelli delle società esterne come gli Ales che pure arrivano a rappresentare anche un 50 per cento del personale “non censito” secondo quanto ha detto il tavolo il prof. Alessandro Benzia che sembra invece avviato il censimento generale.

“Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere” commenta Giuseppe Urbino segretario nazionale.

Il ministero si è trasformato in un campo rom, con gli invisibili non censiti, e con la sistematica inosservanza delle più elementari regole di sicurezza e di igiene. Basta vedere la promiscuità dei pochi bagni a disposizione. l’altezza dei soffitti, i muri scrostati, il cattivo odore, le stanze non a norma, l’aria insalubre.

Forse sì è la volta buona per chiamare le autorità competenti anche per non incorrere in illeciti e sanzioni.

Cordiali saluti

IL COORDINAMENTO NAZIONALE
CONFSAL-UNSA BENI CULTURALI

Comunicato_07_2020

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