LETTERA APERTA

PROFESSIONE RESTAURATORI, FACCIAMO CHIAREZZA !

Premesso che il MIBAC il 28 dicembre 2018 pubblicava sul suo sito istituzionale (http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Avvisi/visualizza_asset.html_895009904.html) i restauratori aventi titolo professionale per svolgere la professione ex art 182 Codice Beni Culturali , dopo che gli stessi avevano partecipato ad un bando pubblico nel 2015 e superato il concorso per titoli come richiesto ,

Premesso altresì che coloro che oggi criticano il contenuto del bando del 2015 e le modalità per l’ottenimento della qualifica di restauratore in esso avrebbero potuto e dovuto presentare le proprie istanze entro 60 giorni dalla proposizione dello stesso.

Tanto premesso riteniamo strumentali ed infondate le chiacchere e gli articoli pubblicati da un manipolo di previlegiati appartenenti ad una piccola associazione, sul Giornale dell’Arte di Marzo 2019.

Solo adesso, dopo anni di lotte e conquiste, urlano contro ipotetiche irregolarità nella procedura di selezione pubblica, tentando di screditare la professionalità dei restauratori a proprio vantaggio ed accusando anche in modo indiretto il Mibac di indicibili nepotismi artatamente inventati.

CHIAREZZA ed onestà intellettuale ci spingono a ricordare a coloro che scrivono ai giornali insinuando falsamente mancanza di competenze, che molti degli iscritti al nostro Comitato è in possesso del Titolo della Professione di Restauratore ed ha presentato Diplomi di restauro quinquennali rilasciati nel 1988. Nonché certificazioni attestanti anni di esperienza lavorativa, che per molti di noi sono 20/30 anni, con incarichi diretti, supervisionati dalle soprintendenze e certificati dalle stesse con rilascio di buon esito dei lavori. Rispediamo pertanto al mittente, illazioni becere di nepotismo e favoritismi, noi Restauratori abilitati alla professione non abbiamo bisogno di simili artefizi….

Di contro oggi ci troviamo difronte a pochi accusatori, riconosciuti solo ultimamente ad alta formazione con validità retroattiva, che negli anni 1980 /1990 come dai bandi pubblicati in gazzetta 82/1996, venivano formati a restauratori, con soli due anni di scuola, alla quale ci si poteva iscrivere dopo le scuole dell’obbligo. E’ palese che il loro diplomino di soli due anni non rilasciava alcuna abilitazione ad iscriversi all’università, come invece i nostri diplomi quinquennali riconosciuti dal Miur. Così come è dimostrabile che le 2000 ore di lezione, pari a due anni di scuola, sono inferiori a quelle richieste dal Mibac per essere iscritti all’elenco collaboratori /tecnici del restauro. Non avrebbero potuto neanche essere collaboratori in siffatta situazione, ed ecco che il riconoscimento da parte dei precedenti Governi ad alta formazione potrebbe apparire una misura volta a favorire solo alcune scuole e categorie di restauratori a danno di altri

CHIAREZZA vuole anche che sia portata all’attenzione della popolazione tutta e soprattutto del Legislatore, l’esistenza di una norma incostituzionale e discriminatoria creata a danno dei nostri Restauratori professionisti qualificati art 182. contraria anche alle norme europee, DD.M. 22/08/2017 n. 154 (regolamento sugli appalti pubblici di beni culturali tutelati) attuativo del codice appalti, all’ art 7 comma comma 4 attualmente in atto, favorisce la partecipazione alle gare d’appalto dei soli restauratori in possesso di titoli riconosciuti  di   alta formazione mediante i regimi di premialità, anche qualora acquisiti con i  discriminatori criteri di equiparazione di cui sopra.

Nonostante le facilitazioni avute, i previlegiati hanno ancora il coraggio di urlare ed accusare noi e il Mibac di complotto e nepotismo?  Vergognatevi …

Insisto nella CHIAREZZA, portando prove come risposte alle diffamazioni profuse a nostro danno; fatti e Leggi create a favore di alcuni restauratori contro altri alle quali non intendiamo più soggiacere silenti. E’ giunto il momento di scoprire le carte e difendere il nostro TITOLO a svolgere la PROFESSIONE di RESTAURATORI che ci siamo guadagnati con la Formazione professionale e l’esperienza lavorativa certificata. Chiediamo al Parlamento italiano, pari trattamento e dignità nello svolgere la professione di restauratori eliminando tutti i precedenti e susseguenti favoritismi legislativi ancora in atto pro diplomati Saf. PROFESSIONE DI RESTAURATORE DEVE ESSERE UNA SENZA CORSIE PRIVILEGIATE.

Vero è che i restauratori diplomati Saf nelle loro esternazioni sui giornali, si sono guardati bene dal citare gli esposti ricevuti a loro danno e sottoposti al vaglio dell’Anac il 6/11/2018. Contratti di affido di appalti pubblici, stipulati in via diretta ed esclusiva con i Musei di alcune grandi città, senza il ricorso a procedure competitive ed in contrasto con le legge 241/90 art 15 e L 60/16 art 5 comma 6.

Risulta dagli atti che siano stati firmati accordi di collaborazioni con Musei pubblici, su opere e beni culturali pubblici usando fondi pubblici, imponendo il personale che dovrà essere proveniente da scuole di alta formazione nei ruoli di restauratore, per la redazione di capitolati e anche per la direzione tecnica. In via secondaria potranno anche usufruire di altro personale che sarà scelto dai Saf, tra i restauratori che loro adesso dispregiano e insultano. Tutto ciò in palese violazione della libera concorrenza e dei meccanismi di affidamento pubblico degli interventi di restauro di beni culturali pubblici.

Vero è che, anche per la Direzione tecnica dei lavori di restauro, i restauratori diplomati AF si sono aperti un canale preferenziale che li facilita nella assegnazione di tale responsabilità. Codice Appalti /regolamento Beni Culturali Art 13 comma 3 lettera b) e comma 5 :

Pretendere una dimostrata esperienza in direzione e responsabilità di gestione di un cantiere e progetto di restauro è la base per la tutela del patrimonio artistico. I diplomati di alta formazione, anche in questo caso sono stati esentati dai governi precedenti, dal dover dimostrare la loro comprovata esperienza nella direzione tecnica, e quindi paradossalmente al loro alter ego spropositato, potrebbero non offrire alcuna garanzia di idoneità al compito a loro affidato, che implica, per complessità e varietà delle funzioni da svolgere una idonea esperienza lavorativa certificata nel settore. Viceversa I Restauratori qualificati ex art 182 rappresentati dal Comitato Resarte, per essere Direttori Tecnici devono dimostrare di avere tale certificazione ed esperienza, almeno triennale.

La situazione appare ulteriormente aggravata dalla modifica dei criteri di assegnazione di lavori pubblici per il restauro dei beni culturali. Con quanto già modificato in legge di Bilancio 2019 attraverso art 1 comma 912 si è introdotto un provvedimento di deroga alle procedure di affidamento dei contratti pubblici, al fine di elevare la soglia prevista per l’affidamento di lavori con procedure diretta fino a 150.000 euro, e sarà costitutivo anche della modifica del codice degli appalti.

Appare fin troppo chiaro che si viene a creare una condizione sperequante discriminante in quanto fortemente discrezionale e potrà legittimare la selezione di operatori provenienti dalle scuole di alta formazione perché già dichiarati meritevoli di premialità, DM 154/2017 art 7 comma 4, ponendo di fatto un’altra condizione discriminatoria nei confronti di altri restauratori.

Ci spiace informarvi che questa nostra esaustiva risposta, cosi come nel comunicato stampa di CNA, che apprendiamo con piacere essere sulla nostra linea e che ne condividiamo i contenuti, che le esternazioni inutili pubblicate sui giornali hanno prodotto per voi solo una pessima figura, nonché azioni penali che abbiamo attivato nelle opportune sedi. L’Ordine professionale deve creare una categoria professionale di restauratori che sia equa e rispettosa dei ruoli e della formazione professionale e lavorativa di tutti gli aderenti. Gli ordini professionali sono una cosa seria e vanno elaborati di comune accordo, non passerà mai la linea dei privilegi imposti da alcuni a danno di altri lavoratori. Il vostro promuovervi artefici di un Ordine Professionale a favore di pochi addetti non pare certamente in linea con le esigenze di tutela e rappresentatività di tutti i restauratori, pertanto vi suggeriamo di desistere.  

Comitato resArte

Presidente Grazia CHIRICO   

Confsal-Unsa Beni Culturali

Segretario Nazionale Giuseppe URBINO

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