COMUNICATO STAMPA DEL 12 NOVEMBRE 2018

BENI CULTURALI, STOP SOCIETÀ IN HOUSE (ALES SPA, INVITALIA, ARCUS, PROMUOVITALIA ECC.), EVADONO I VINCOLI DI SPESA PUBBLICI.

“AL MINISTRO BONGIORNO DICIAMO MEGLIO IL BRACCIALETTO ELETTRONICO O LA PALLA AL PIEDE ?

INTERVENGA IL PREMIER CONTE, L’AVVOCATO DI TUTTI GLI ITALIANI.

 

Sono mesi che lo diciamo, non ci stancheremo di ripeterlo. Il Movimento Cinque Stelle che quando era all’opposizione aveva acceso i riflettori sulle società in house, bancomat dei vari ministeri dove sono allocate e ora che è passato al governo cosa sta facendo? 

Nel settore dei beni culturali – afferma Antonio Parente, Segretario Regionale Confsal- Unsa Beni Culturali della Campania – società come Ales spa, Arcus spa, PromuoviItalia, Invitalia, Enit gesticono di milioni di euro, cantieri di cui nessuno parla, concessioni in proroga perenne per la gestione di beni culturali, di gente che lavora per segnalazione e non per selezione.

Vogliamo sapere dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro Alberto Bonisoli – prosegue il sindacalista – quanti sono i soldi impegnati, chi se ne occupa e quali sono i risultati conseguiti specie per la società Ales spa che gestisce denaro che proviene dallo stesso Mibac per il Mibac stesso con affidamenti molto discutibili e sui quali abbiamo più di una volta sollecitato l’Anticorruzione di Cantone per le verifiche del caso.

Perché non siete riusciti a chiudere le società che spendono così tanto senza controllo? Come mai non ve ne siete occupati? C’è dietro dell’altro?

Ha visto qualche film di fantascienza o di spionaggio americano la ministra Bongiorno che propone il rilevamento biometrico per i dipendenti pubblici italiani?

 Il sistema di rilevamento delle impronte o di sistemi biometrici in Italia è usato soltanto per il controllo del voto parlamentare, un’attività di rilevanza politica che giustifica i costi da sostenere e l’interferenza invasiva con la persona.

Rimane soltanto da proporre il braccialetto elettronico Signora ministro Bongiorno poi abbiamo chiuso il cerchio.

Per il settore beni culturali l’idea, che gira nelle stanze del Governo, non sarebbe applicabile per esempio per tutto quello che è all’aperto come i parchi storici o archeologici.

Ma poi che vergogna pensare di mettere sotto controllo in questo modo un bibliotecario o un restauratore al lauto stipendio di 1300 euro al mese. O un architetto che si occupa di vincoli, la cui responsabilità va sul penale, che in caso di abusi edilizi magari è pure minacciato.

Ministro Bonisoli – dice ancora Parente – delude che nessuno sappia, o immagini, che il contratto di lavoro pubblico privatizzato non consentirebbe l’immissione di questo tipo di controllo se non in settori particolari come quelli sottoposti al segreto di Stato, così come non sono state consentite le video camere. E poi quanto costerebbe? Il solito favore alle lobby?

Ci aspettavamo dal Governo del cambiamento una riforma strutturale che guardasse ai bassi stipendi fermi da anni, ai luoghi di lavoro brutti e sporchi, al basso livello della dirigenza che entra senza concorso – conclude Parente – invece sono i soliti cavalli mediatici di campagne elettorali dove si sparano i numeri di 400mila assunzioni un impatto impossibile da reggere in poco tempo dal punto di vista finanziario e organizzativo.

UFFICIO STAMPA

Napoli, 12 novembre 2018

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