COMUNICATO STAMPA DEL 31 LUGLIO 2018

“Ministro Bonisoli è arrivato il momento di chiudere Ales SPA Società in house del ministero dall’ allegra   gestione.” 

No ai contratti di Ales Spa e Invitalia a funzionari e dirigenti Mibac in pensione

“Al Mibac la gestione delle risorse umane passa esclusivamente per meccanismi clientelari – a parlare è Antonio Parente, Segretario Regionale della Confsal- Unsa Beni Culturali – clientele politiche che passano soprattutto attraverso la società in house del ministero dei beni culturali Ales Spa che sforna bandi di concorso su misura e che utilizza fondi che gli gira il Mibact (nel prossimo triennio, perché al Collegio Romano hanno pensato bene di mettersi al sicuro per un lungo periodo, la Ales ha recentemente  incassato oltre venti milioni di euro).

Mentre gli idonei del Mibac sono praticamente senza speranze – prosegue Parente – gli uffici del ministero vengono popolati da personale Ales che con la scusa di essere di supporto il più delle volte è utilizzato al posto di personale di ruolo che ne ha titolo.

Al Mibac ci sono Direzioni Generali con organici il cui contingente Ales arriva al 60%, una vera vergogna – dice ancora il sindacalista – una situazione incresciosa che fa comodo a certa politica dalle vecchie logiche “democristiane”.

Con Ales Spa molte Direzioni Generali del ministero evitano anche di fare molte gare per affidamento di lavori vari. Insomma, il ministero fa la quadratura del cerchio eludendo quelle che sono le tradizionali procedure di gara.

Sono continue nel tempo le assunzioni della Ales secondo quanto risulta dal sito della società stessa, 1500 in poco tempo bisbiglia qualcuno.

  1. Di regola la Ales non prende personale del Ministero per nessuna attività. Nonostante si sia aggiudicata un gran numero di incarichi compresa la gestione delle prestigiose Scuderie del Quirinale.
  2. Al Collegio Romano, sede istituzionale del ministro, il personale Ales è ben oltre il 50 per cento di quello di ruolo e occupa le posizioni lavorative tipiche dei funzionari pubblici andando a rappresentare il ministero ai tavoli ufficiali come quelli del Cipe. Tutto esterno anche il personale che fa il front office all’ufficio relazioni con il pubblico e al call center del Ministero, preso con un susseguirsi di contratti a tempo determinato.
  3. Restauratori e consulenti in comunicazione, sono tra gli ultimi profili ricercati secondo il sito della società: ma ci stanno assistenti, segretarie, addetti al protocollo, archivisti e informatici. Un po’ di tutto si legge fra i tantissimi i bandi di concorso fatti, con graduatorie di idonei valide per due anni. 

Come se non bastasse, attraverso la Ales Spa ma anche attraverso Invitalia  – dice ancora Parente – si favorisce personale Mibac, funzionari e dirigenti che andando in quiescenza non avrebbero

diritto a ricoprire alcun tipo di incarico a pagamento dentro il ministero.  Vanno in pensione e hanno subito pronto il contratto di collaborazione con una delle due società che risultano private ma in realtà sono pubbliche in quanto finanziate con fondi del MEF.

Caro ministro, abbiamo nomi e cognomi, è ora di farla finita, intervenga al più presto per porre fine a questi favoritismi che suonano tanto di “Prima Repubblica”, lei è un ministro del cambiamento, e allora cambi, i cittadini gliene saranno grati.

Fare contratti  ben retribuiti a personale che va in pensione aggirando la legge ma sempre con soldi pubblici secondo lei signor ministro – conclude Parente – è reato? Se è reato auspichiamo che la Procura della Repubblica di Roma si muova al più presto per accertare quanto detto oltre che sulla gestione del fiume di danaro pubblico che arriva ad Ales dal Mibact importi sempre più voluminosi che come detto fungono da cavallo di ritorno”.

UFFICIO STAMPA

Napoli, 31 luglio 2018

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