Flat Tax: chi ci guadagna?

La prima considerazione, dettata da una reazione di pancia, è che tutti ci sentiamo tartassati dalle tasse e quindi saremmo felici di pagarne di meno, molte di meno tralasciando di pensare, egoisticamente, agli effetti che questo potrebbe comportare sul sistema salute, istruzione, sicurezza, ecc..

Si parla di due aliquote, il 15% per i redditi fino a 80.000 euro e il 20% per la parte eccedente tale scaglione; e questo è incontestabile avvantaggia in modo considerevole i redditi più elevati e di quanto lo vedremo con alcuni esempi.

Se reddito familiare o reddito individuale si vedrà, partendo comunque da una constatazione che nell’uno o nell’altro caso per i nuclei familiari monoreddito la flat tax potrebbe rivelarsi un boomerang; fra l’altro, a tal proposito, sarebbe interessante analizzare le caratteristiche socio-economiche dei nuclei familiari per area geografica (nord-sud-isole).

Giusto per chiarezza è utile rammentare il dettato costituzionale:

“Articolo 53 – Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Il detto buono per l’occasione potrebbe essere: “a caval donato non si guarda in bocca”; dopodiché è bene capire cosa succede confrontando “ieri” con “domani” utilizzando le incomplete informazioni che si hanno sull’argomento Flat Tax per il “domani”.

Partiamo prendendo atto delle dichiarazioni dei proponenti la Flat Tax sulla sua sostenibilità e, ipotizzando che non sarà modificato il concetto giuridico-fiscale di reddito imponibile, che la sua fattibilità è legata ad una semplificazione estrema del sistema delle detrazioni (per i nostri esempi: azzeramento delle detrazioni da lavoro dipendente e delle detrazioni per i familiari a carico), e andiamo a vedere prima la platea dei contribuenti e poi i beneficiari.

Nel nostro Paese i contribuenti sono 40.872.080 così suddivisa per macro classi di reddito:

24.253.300 contribuenti (59,3%) con redditi fino a € 20.000

11.676.299 contribuenti (28,6%) con redditi da € 20.000 a € 35.000

2.787.044 contribuenti (6,8%) con redditi da € 35.000 a € 50.000

2.155.437 contribuenti (5,3%) con redditi oltre € 50.000;

di cui 21.191.758 lavoratori dipendenti così suddivisi:

10.779.070 contribuenti (50,9%) con redditi fino € 20.000

7.459.986 contribuenti (35,2%) con redditi da € 20.000 a € 35.000

1.710.901 contribuenti (8,1%) con redditi da € 35.000 a € 50.000

1.241.801 contribuenti (5,9%) con redditi oltre e 50.000.

Per gli esempi che seguono nelle tabelle ci riferiamo al mondo del lavoro che rappresentiamo, quello pubblico ma che non si discosta dal resto della platea dei contribuenti, e per le classi di reddito più che maggioritarie (dai 20.000 ai 35.000 euro) dove è più che mai evidente la necessità che alla Flat Tax siano abbinati dei correttivi per evitare che con il nuovo sistema si paghi più di prima e che, soprattutto, a pagare non siano i nuclei familiari con più componenti a carico.

In tale contesto non va dimenticato il beneficio degli 80 euro del credito fiscale per i redditi fino € 26.600, non considerato nelle tabelle, che si presume verrebbe superato nel nuovo sistema, con un risparmio di 10 miliardi di euro, ma che nelle risultanze finali della Flat Tax non può non essere salvaguardato.

A integrazione di quanto si diceva prima della ipotesi di introduzione del “reddito familiare”, con tutti dubbi del caso, questo potrebbe in qualche modo sanare alcune anomalie dove i redditi individuali dei singoli componenti il nucleo familiare rientrassero nelle classi di reddito penalizzati dalla Flat Tax.

Detto quanto sopra e ipotizzando che il “nuovo sistema” non nasca solo per dare più soldi a chi ha un reddito elevato e quantomeno salvaguardando anche gli altri contribuenti, tocca fare i conti con le risorse disponibili.

Se l’ipotesi della semplificazione del sistema fosse quella di intervenire sulle detrazioni da lavoro dipendente (42,1 miliardi di euro) e sulle detrazioni per i familiari a carico (12,6 miliardi di euro) e considerando che queste risorse si concentrano prevalentemente sulle classi di reddito fino ai 35.000 euro, e non volendo far pagare più tasse di prima a questi lavoratori, si pone la necessità di reperire risorse nuove e si pone il problema del perché queste risorse non vengano redistribuite per far pagare meno tasse ai redditi più bassi.

NEL COMUNICATO ALLEGATO, SONO DISPONIBILI TUTTE LE TABELLE DI ANALISI.

Scarica e stampa la news del 09/06/2018