QUADERNO FORMATIVO N. 12

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IL SERVIZIO DI MOVIMENTAZIONE DEL MATERIALE ARCHIVISTICO E BIBLIOTECARIO NEGLI ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL MIBACT

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La Movimentazione del materiale archivistico e bibliotecario è stato da sempre un argomento non sempre valutato e analizzato in maniera capillare e specifica, e forse sempre poco dibattuto o considerato in maniera superficiale anche nei tavoli di contrattazione decentrata.

Per questo motivo, invece, oggi l’UNSA vuole, dopo una attenta analisi, portare alla luce per la prima volta le considerazioni di questa peculiare attività.

Nasce un’esigenza, quindi, di affrontare l’argomentare e di conseguenza di modulare una regolamentazione di tale servizio che, oltre a risultare in pieno rispetto delle normative vigenti, soprattutto in termini di sicurezza e a tutela dei lavoratori, al tempo stesso possa garantire anche una migliore funzionalità ed una risposta superiore nei confronti dell’utenza che quotidianamente rivolge le richieste nelle Sale di Studio dei vari Istituti quali Archivi e Biblioteche.

Intanto, come primo approccio, la Movimentazione del materiale archivistico e bibliotecario, ci porta necessariamente a considerare tale servizio come l’attività fondamentale per rispondere alle richieste degli studiosi negli Archivi e Biblioteche del nostro ministero.

Il punto di partenza scaturisce dalle seguenti considerazioni, per le quali o meglio per ciascuna di queste dobbiamo calarci fino in fondo al fine di esaminarne le caratteristiche e le varie specificità: 

  1. Una diversa interpretazione delle declaratoria del profilo professionale degli addetti alla vigilanza che riqualificherebbe il loro servizio istituzionale nell’interesse della salvaguardia del patrimonio culturale in qualsiasi luogo della cultura, anche quindi negli archivi e biblioteche e non solo nei musei o nelle aree archeologiche;
  2. La reale età anagrafica avanzata e prossima al pensionamento per la maggior parte dei dipendenti del MIBACT e/o comunque statisticamente con una media generale intorno ai cinquant’anni e spesso, chi più chi meno, con problemi fisici e di salute;
  3. L’impiego di molte unità di sesso femminile nel servizio di movimentazione;
  4. Una necessaria ed indispensabile rivisitazione delle attrezzature e dei mezzi per compiere tale servizio, in quanto ad oggi insufficienti e non completamente a norma (scale, carrelli, pedane ecc…);
  5. Uno svolgimento di questo servizio assolutamente ancora del tutto manuale e non meccanizzato, rispetto a qualsiasi altro paese europeo e rispetto ai quali siamo ancora molto indietro con il digitale e gli aspetti tecnologici archivistici;
  6. I locali di deposito che in alcuni casi risultano non idonei, non salubri e che richiedono interventi tecnici (climatizzazione, pulizia periodica, spolveratura, migliori condizioni di illuminazione e così via);
  7. La mancata formazione specifica per una corretta movimentazione dei carichi per gli addetti alla movimentazione secondo quanto previsto dal d.lgs.vo 81/08;
  8. Una eventuale riorganizzazione dei servizi connessi alla movimentazione, quali il servizio di vigilanza in sala studio e dell’ufficio informazioni e passi, e della rotazione delle unità secondo il principio della circolarità del lavoro che garantisce equamente fra tutti lo stesso accrescimento professionale secondo le attività previste nelle declaratorie;
  9. Un riequilibrio controllato secondo l’allegato XXXIII del d.lgs 81/08, le norme ISO, quelle europee sui carichi, sul loro peso, sul trasporto, sulla frequenza delle movimentazioni e dei rapporti di questi con le incidenze dei rischi per la salute del lavoratore specie quei rischi dorso-lombari allorquando la movimentazione potrebbe sconfinare nel “facchinaggio”;

Pertanto alla luce delle considerazioni elencate, il sindacato UNSA per la prima volta in assoluto, propone che il personale della vigilanza più che effettuare, come ancora oggi avviene, possa invece semplicemente partecipare, (così come riportato nell’attuale declaratoria del profilo della vigilanza), alle operazioni di prelievo, alla distribuzione e alla ricollocazione del materiale archivistico e bibliotecario dell’ACS accompagnando il personale volontario che andrebbe sicuramente richiesto con unità in più ed in aumento rispetto a quelle presenti.Questa programmazione potrebbe consentire di modulare giornalmente il numero di pezzi, le unità presenti e permettere una equa partecipazione secondo uguali carichi di lavoro fra tutti.Questa alternanza fra il personale, programmata anch’essa in maniera ciclica e con periodi temporali da stabilirsi, consentirebbe al personale tutto, sia quello più anziano ed esperto che quello più giovane e meno esperto, una formazione più equa ed universale.Tutto ciò consentirebbe uguali possibilità concrete valide per ognuno di crescere professionalmente alla pari secondo principi più moderni ed eliminerebbe quelle criticità che si riflettono negativamente nell’organizzazione del lavoro in quanto rendono i vari segmenti delle attività lavorative quasi fossero attività circoscritte ed in possesso solo per pochi meritevoli.

Si rischia di chiudere quindi queste attività in “camere stagno” determinando differenze e situazioni discriminatorie che invece andrebbero superate ed eliminate dando viceversa a tutti indistintamente equivalenti possibilità, sempre, ovviamente, nell’ambito di pari declaratorie professionali e di identici profili professionali.

La stessa alternanza, una volta a regime ed eseguita con le medesime condizioni uguali per ciascun dipendente, permetterebbe, anche, identiche possibilità di realizzazione per un accrescimento professionale univoco per tutti.

Inoltre, dovrebbe anche rendersi necessaria un’alternanza del servizio della movimentazione con quello della vigilanza, dell’accoglienza, della registrazione dei documenti d’identità all’ufficio informazioni e passi.

Tale partecipazione dovrebbe essere effettuata chiaramente a rotazione secondo una programmazione ben definita alla pari di quella applicata per le turnazioni.

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