POMPEI I FATTI DANNO RAGIONE ALL’UNSA SUL RICORSO ALLA SOCIETA’ ALES  E SULL’USO INDISCRIMINATO DI PERSONALE IMPROPRIO A COMPITI DI VIGILANZA E SICUREZZA

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Tumblr
  • LinkedIn
  • Blogger
  • Pinterest
  • Email
  • RSS

OCCORRE UN PIANO DI ASSUNZIONI PUBBLICHE PER RECLUTARE PERSONALE IDONEO E COLMARE LE ENORMI CARENZE DELLE DOTAZIONI ORGANICHE DEL MIBACT

 

550x188x2447668_0923_pompei_scavi-jpg-pagespeed-ic-h1-lua2lu5

Ancora una volta si avvera ciò che da sempre andiamo sostenendo, la mancanza di personale idoneo addetto alla tutela e alla vigilanza dei beni culturali, lascia grosse falle nell’organizzazione della sicurezza degli istituti culturali, infatti, ancora una volta il Furto negli scavi di Pompei durante il servizio è la prova provata che occorre investire sulle risorse umane e soprattutto occorre avere personale qualificato a diretta dipendenza del ministero.

Sia che si tratti dei continui furti perpetrati a danno del nostro patrimonio nazionale che come questo ultimo a Pompei dove è stata trafugata una borchia di bronzo risalente al VI secolo a.C.: era esposta nella mostra “Pompei e i Greci” all’interno della cosiddetta Palestra Grande. La borchia, ornamento per porte, era infissa su un pannello di legno e coperta solo davanti da una protezione di plexiglass.

La facilità con cui è avvenuto il furto, lascia intravedere le forti criticità esistenti nel comprensorio, sia che si tratta di un reperto di 7,3 centimetri di diametro proveniente dal Museo archeologico nazionale della Basilicata «Dinu Adamesteanu» di Potenza, il cui valore assicurativo è di 300 euro, sia per la tardiva scoperta del furto della borchia di bronzo che è avvenuta ieri sera a tarda ora, quando i custodi della Soprintendenza speciale si sono resi conto di quanto era accaduto.

Infatti, il reperto sarebbe stato trafugato durante l’orario di apertura al pubblico, nonostante l’affidamento del servizio di vigilanza al personale “extraministeriale” che in teoria dovrebbe avere la preparazione a riguardo, ma per le note cause d’impiego questo personale non può essere paragonato a tutti gli effetti come il personale addetto alla sicurezza e vigilanza di ruolo assunto regolarmente con pubblico concorso direttamente dal MiBACT. 

La dinamica del furto contempla una situazione deficitaria del piano non solo della vigilanza attiva sullo spazio espositivo interessato, ma soprattutto mette a nudo un “nervo scoperto” e cioè quello che anche servendosi dei mezzi tecnologici e le sole telecamere purtroppo non bastano a monitorare un sito così importante come quello del Parco archeologico di Pompei.

Ma tornando al furto, bisogna sottolineare che non sempre gli effetti “annunciatori” del ministro Franceschini sortiscono gli effetti positivi dettati da una discussa riforma che mira a far cassa con l’affluenza turistica a discapito della tutela e sicurezza dei luoghi di cultura; così come, purtroppo si riscontra con questo ennesimo furto a Pompei, dove appunto il  reperto archeologico era esposto nella Mostra «Pompei e i Greci» allestita nella Palestra Grande, di fronte all’Anfiteatro, la cui sezione è stata sottratta la borchia è quella dedicata ai rinvenimenti a Satriano (Lucania).

A tal propositi gli addetti al servizio di vigilanza diurna, (personale di ruolo) hanno rapportato alla Direzione del Parco archeologico di Pompei che tale situazione si è anche determinata a seguito del fatto che si continua ad affidare tale servizio al personale Ales, che come è noto è una  società in house del Ministero dei Beni culturali, contestata da sempre non solo dall’UNSA, ma anche da altre OO.SS. che da sempre hanno fatto rilevare al ministero che l’uso improprio e  spropositato di personale non qualificato e senza titoli necessari adibito a compiti  di vigilanza e sicurezza, dal momento che l’assegnazione di tali prerogative spetta al personale di ruolo rientrante nei profili professionali non consoni all’impiego per cui sono stati assunti.

Pertanto l’UNSA che a Pompei è fortemente rappresentativa ha in sospeso una propria vertenza sindacale che si incrocia con quella ultima di pochi giorno fa, con la proclamazione dello stato di agitazione che vede coinvolti tutte le sigle sindacali, le quali contestano duramente al direttore generale del parco Archeologico atti unilaterali sull’organizzazione del lavoro e tutte le carenze di sicurezza e incolumità del personale, nonché  la presenza di materiale cancerogeno (amianto) disseminato nel sito archeologico di Pompei. 

IL SEGRETARIO NAZIONALE

(Dott. Giuseppe URBINO)

Scarica e stampa la news del 18.05.2017

Share and Enjoy