L’ARCHEOLOGIA DI ROMA – UNA LUNGA STORIA FINITA (PER ORA) A CORIANDOLI

cod_9_unknownA volte le favole ci insegnano più della realtà e non sempre finiscono bene; c’era una volta a Roma una grande Soprintendenza archeologica, ve ne era una per Ostia Antica, una per l’Etruria meridionale ed infine una per il rimanente territorio del Lazio. 

La Soprintendenza archeologica per la città di Roma era considerata, nel mondo, come un esempio di garanzia della tutela di quella che, non a torto, viene considerata una delle aree archeologiche più importanti al mondo. Una delle caratteristiche della Soprintendenza era data dalla stretta connessione con il tessuto urbanistico della città di Roma. Oggi il tutto è stato, potremmo dire, destrutturato, rompendo il modello in più parti, nella convinzione che attraverso una ristrutturazione si possa pervenire ad una migliore organizzazione votata soprattutto alla valorizzazione (la miope visione che con i beni culturali si possono fare soldi), sacrificando innanzi tutto il primato della unitarietà della tutela in barba al principio dell’articolo nove della Carta Costituzionale, così come emerge anche dall’ampio dibattito emerso in sede di Assemblea Costituente. 

Queste, nella nostra narrazione possono sembrare grida manzoniane, in realtà e lo vedremo il tema è più complesso e la favola si arricchisce di nuovi aspetti, vediamoli in estrema sintesi: 

– Sono oggi cinque le strutture (tra Stato, Comune e Regione) preposte all’area archeologica romana, senza contare un ruolo importante recato dagli edifici religiosi afferenti alla Santa Sede; 

– Guardando alla carta toponomastica della città eterna apprendiamo che se partiamo dal Campidoglio e ci incamminiamo verso il Colosseo, scopriamo, provvedimento di “riorganizzazione” alla mano, che il Colosseo e i Fori sono di competenza della Soprintendenza al Parco archeologico, scopriamo anche, arrivati non molto avanti, a Porta Capena, che la competenza cessa e passa ad un’altra Soprintendenza chiamata speciale come residuo terminologico della preesistente unica Soprintendenza archeologica speciale. Altra sorpresa, arrivando poche centinaia di metri in avanti, sempre guardando il disegno destrutturante, la competenza passa alla nuova struttura denominata Parco Archeologico dell’Appia, insomma un pasticciaccio brutto che fa tra l’altro sparire dal paesaggio il progetto Fori-Appia antica 

Quello che si è prodotto, nella utopica convinzione che basta annullare la pluricentenaria storia passata per migliorare il sistema, è che nei fatti si è vanificato un lungo costruttivo dibattito che partendo dalle intuizioni di Leonardo Benevolo, si è via via raffinato con gli studi e le ricerche di Antonio Cederna ed Italo Insolera che vedevano il ricco patrimonio archeologico della capitale come un unicum di sistema urbano, dove si intrecciava armonicamente l’urbanistica con l’archeologia. Ma tant’è, allora proseguendo nella disanima della nuova realtà ci accorgiamo che importanti momenti museali della città perdono ogni contatto diretto con il territorio, così la Crypta Balbi, le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo e ancora Palazzi Altemps che confluiscono in un’altra nuova struttura il Museo Nazionale Romano. 

E’ ragionevole pensare che il complessivo modello non potrà armonicamente funzionare determinando, ma lo vedremo, la necessità di nuovi “aggiustamenti” normativi determinati da incertezze interpretative, sovraccarichi di natura burocratico-amministrativi, da non prevedibili difficoltà operative. Insomma si è sostanzialmente pervenuti ad una balcanizzazione del sistema archeologico romano, voglio solo ricordare che l’archeologia romana, per volere di Papa Leone X nel 1515, vede la nascitarefetto alle antichità (Soprintendente) nella persona di Raffaello, successivamente Paolo III, con il Breve del 1547, affiderà l’incarico a Michelangelo, incarico confermato anche sotto il Pontificato di Paolo IV (1555-1559) e di Pio IV (1559-1565), incarichi ribaditi dai Pontefici successivi che anzi rafforzeranno la funzione unitaria definendo i Prefetti alle antichità, come “conservatori del popolo romano a custodire gli antichi monumenti”, A Raffaello e Michelangelo succederà poi Gian Lorenzo Bernini. L’uomo tanto può quanto sa ci ricorda Bacone, è proprio questo il problema, infatti sul tema nessun confronto di approfondimento è stato avviato. (Fonte Quotidiano Arte Pietro Graziani)

Scarica e stampa la news del 06.04.2017