NUOVO ORARIO, È RIVOLTA NEI MUSEI

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LE DIRETTIVE SULL’APERTURA AL PUBBLICO SCATENANO LA REAZIONE DI OTTANTA LAVORATORI E DEI SINDACATI

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È rivolta del personale contro il nuovo orario, entrato in vigore ieri, nei musei statali del polo museale della Sardegna, e deciso dalla direzione regionale per consentire una più ampia fruizione dell’offerta culturale al pubblico. «Altro che rivoluzione, siamo nel caos completo, il servizio invece che essere più esteso e flessibile nelle aperture sarà ridimensionato senza contare che si sono lesi i diritti contrattuali degli addetti alla custodia, vigilanza e controllo, con trasferimenti di sede non concordati e “sorteggiati” e rilevanti perdite economiche per loro», tuonano i sindacati. Già ai primi del mese era stato indetto lo stato d’agitazione, ma ora la situazione si è infiammata e nel Nord dell’isol a sono in fibrillazione una ottantina di custodi del Museo Sanna, del Mus’A- Pinacoteca di piazza Santa Caterina, dell’Antiquarium di Porto Torres e del museo Garibaldino di Caprera. Così dopo le ripetute richieste d’incontro inviate dalle organizzazioni sindacali alla direttrice del polo museale, Giovanna, Damiani, e «mai accolte«, la Cgil Fp, la Cisl Fp e la Confals Unsa hanno scritto sabato scorso un’ulteriore richiesta al segretario regionale del ministero dei Beni culturali, Filippo Maria Gambari. Al quale le tre sigle chiedono la sospensione degli ordini di servizio sull’orario e l’apertura urgente di un tavolo di confronto con la direttrice Damiani «per trovare soluzioni che non violino le regole con le quali viene nor-mato il lavoro dei dipendenti del Mibact». Perché , dicono i sindacati, «qualsiasi modifica dell’orario di apertura di 11 ore giornaliere deve passare sotto una contrattazione nazionale». Insomma è detto nella nota firmata da Carlo Giordano, Luisa Cau e Maria Giovanna Matta, sarà lotta dura, con iniziative forti a tutela dei lavoratori, se non ci sarà una retromarcia. «La realtà è che la direzione del polo museale regionale vuole fare le nozze con i fichi secchi – afferma Carlo Giordano, coordinatore per Sassari del settore Stato, Parastato e Agenzie della Cgil Funzione pubblica -. Ai lavoratori viene arbitrariamente imposta una nuova organizzazione del lavoro modificando i turni e allungando l’orario di servizio giornaliero con un sistema di recupero tramite giorni di riposo aggiuntivi. Mi chiedo, vista la cronica carenza di personale nel settore, come potranno essere garantite aperture più flessibili dei musei se una quota del personale deve restare a casa ». «Non solo – rincara Luisa Cau – coordinatrice regionale e territoriale della Cisl Fp -: ai lavoratori vengono tolte le indennità o maggiorazioni di turno con un riflesso non solo sulla retribuzione mensile, ma sulla contribuzione pensionistica. Per non parlare dei trasferimenti di sede che sono stati richiesti dalla direzione regionale laddove era necessario estendere l’apertura al pubblico di una struttura (per esempio al Mus’A. n.d.r,): si è arrivati addirittura all’estrazione a sorte tra i lavoratori per individuare chi dovesse cambiare ufficio». Se si aggiunge che la categoria ha il contratto bloccato da sette anni, e che sta aspettando arretrati per altre attività, il pasticcio è completo. (Fonte: LA NUOVA SARDEGNA)

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