I CONTI DEL COLOSSEO NON TORNANO PIÙ, LO STATO PERDE MILIONI

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI SCELTA CIVICA: NON RISPETTATA LA CONVENZIONE SUL 30% DEGLI INCASSI ALLA SOPRINTENDENZA

colossoe

La convenzione per gestire i servizi aggiuntivi del Colosseo è scaduta dal 2011. Da allora, nessun appalto è andato a buon fine. E così il business milionario dei gioielli dell’archeologia romana (Colosseo, Palatino e Foro Romano) continua a esser gestito senza alcun atto formale di incarico.

Oltre alla mancanza di appalto, i conti sembrano non tornare. Stando alla convenzione del 1997, l’unica tuttora apparentemente in vigore, l’incasso avrebbe dovuto essere così ripartito: il 30,2 per cento del totale del fatturato alla Soprintendenza. Il resto ai concessionari.

Ma il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, di Scelta civica, è andato a spulciare nei conti del ministero dei Beni Culturali. Scoprendo che allo Stato, dal 2001 a oggi (da quando i dati sono disponibili), non sarebbe andato quel 30,2 per cento. Ma solo, e inspiegabilmente, l’11,9 per cento.

Per fare chiarezza su questi «misteri», Mazziotti ha deciso di presentare una interrogazione al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.

«Al ministro – spiega Mazziotti – voglio chiedere due cose. Prima di tutto se sia legale la situazione di questi ultimi 5 anni in cui il servizio, come mi ha confermato il soprintendente Francesco Prosperetti, è gestito in modo “abusivo”, cioè senza atti formali neanche di proroga». L’ultimo atto formale, secondo la ricostruzione di Mazziotti, risale al 2010. «Ma anche quello precedente del 2005 – dice il deputato di Sc – con ogni probabilità era illegittimo».

«La seconda questione che porrò a Franceschini – aggiunge il presidente della commissione Affari Costituzionali – riguarda la contabilità. Perché lo Stato avrebbe incassato quasi il 19 per cento in meno rispetto a quanto previsto dall’unico accordo vigente?».

Secondo la denuncia di Mazziotti, su 74milioni di euro di incasso lordo maturato dalla gestione dei ‘servizi aggiuntivi’, lo Stato ha infatti incassato 8,9 milioni, anziché 22,4 milioni di euro».

«Perché – chiede il deputato di Sc – nessuno ha mai protestato? Mancano all’appello circa 13,5 milioni di euro. Se i conti che ho fatto elaborando i dati del ministero sono corretti, il ministro dovrebbe cercare di recuperare quei soldi».

Franceschini, commenta ancora Mazziotti, «si lamenta che le Soprintendenze e gli Archivi di Stato sono senza soldi. Ma gestendo meglio gli incassi dei beni del complesso del Colosseo, i soldi si possono trovare».

Negli ultimi 5 anni di gestione «illegittima» (come la definisce nell’interrogazione Mazziotti), i ‘servizi aggiuntivi’ del sito archeologico del Colosseo hanno fruttato poco più di 35 milioni di euro. Si tratta di circa la metà degli incassi totali dal 2001 a oggi. Ma di questi allo Stato è andata una quota pari all’11,2%, cioè meno di 4 milioni di euro. I ‘servizi aggiuntivi’ sono i bookshop, i gadget, le audioguide, le prenotazioni, le prevendite, le visite guidate.

La gestione senza atto formale da 5 anni viene fatta da una associazione temporanea di impresa composta da Mondadori Electa (famiglia Berlusconi) e CoopCulture (Lega Coop). (Fonte: Reppublica.it – di ALBERTO CUSTODERO)

Scarica e stampa la news del 09.01.2017