BOLLETTINO SINDACALE N. 4 DEL 8 MAGGIO 2013

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Depositati i quesiti referendari

La “questione economica”, che ormai attanaglia la gran parte dei dipendenti pubblici, spingendola pericolosamente verso la soglia di povertà, sta diventando una vera e propria emergenza nazionale.
Non bastavano i precedenti blocchi dei rinnovi contrattuali, che ovviamente hanno lasciato congelati anche gli stipendi e il salario accessorio di milioni di lavoratori. No, non bastavano.
Per questa classe politica inadeguata, arruffona e spesso intellettualmente disonesta, nonché corrotta, bisognava colpire ulteriormente e più duramente “i soliti noti”, cioè la nostra categoria, come se la nostra semplice esistenza fosse la causa di tutti i mali del Paese.
Tuttavia, per metterci un carico ancora più pesante, il Consiglio di Stato, in sede consultiva, ha sostanzialmente “autorizzato”, almeno fino a tutto il 2014, il congelamento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, ed ha prorogato di un altro anno la disposizione che limita
l’assunzione nella Pubblica Amministrazione.
Se a tutto questo aggiungiamo una politica fiscale che definire punitiva…significa farle un complimento, la situazione si rivela in tutta la sua gravità, anche in considerazione dei guasti incredibili prodotti dalla riforma in materia pensionistica, la c.d. “legge Fornero”!
Ed allora, come Confsal-Unsa, non potevamo indugiare ulteriormente.
In aggiunta alle numerose iniziative adottate nei mesi scorsi, e attuando concretamente la nostra iniziativa sindacale, in questo periodo storico volta principalmente alla tutela dei redditi delle famiglie, abbiamo costituito, noi di Confsal-Unsa insieme all’unità Sindacale Falcri-Silcea, un Comitato per i Referendum che, proprio ieri l’altro, 6 maggio 2013, ha depositato presso la Suprema Corte di Cassazione ben 6 quesiti referendari che, ove ammessi, mireranno all’abrogazione della legge che blocca i contratti dei dipendenti pubblici e all’abrogazione della legge che riforma il regime pensionistico (la c.d., “Riforma Fornero”).
Insomma, solo a voler esaminare il sistema-giustizia, come si fa a tollerare ulteriormente gli adeguamenti stipendiali automatici (con tanto di arretrati) riservati al personale di magistratura, che già gode di livelli retributivi molto alti? Come si fa a non rilevare questa odiosa discriminazione, soprattutto in considerazione del fatto che la media stipendiale di un impiegato amministrativo si aggira sui 1.300 Euro mensili?
Semmai si dovrebbero adeguare gli stipendi più bassi e tenere fermi, per un certo periodo di tempo, quelli più alti! Fermo restando che nella P.A. vi sono anche stipendi ben più corposi di quelli dei magistrati!
Basterebbe guardare, al riguardo, nella pletora di amministrazioni pubbliche e società controllate, piene di alti dirigenti che praticamente lo stipendio se lo auto-assegnano! Ed è proprio in conseguenza di queste clamorose ingiustizie, che proliferano sotto gli occhi di tutti, che abbiamo deciso di farci promotori dell’iniziativa referendaria, anche perché i dipendenti della P.A. stanno subendo un vero e proprio strangolamento economico, che purtroppo ricade interamente sulle loro famiglie e sui loro figli, con conseguenze che ognuno di voi può immaginare.
E, quasi per un effetto domino, anche le imprese, le attività commerciali e artigianali si trovano in grandissime ed insostenibili difficoltà. A causa del crollo dei consumi e della massiccia contrazione della domanda interna nel nostro Paese, che sta avvenendo in ogni settore, molte di loro sono costrette a chiudere e a danno, se possibile, si aggiunge danno.
Con la nostra iniziativa intendiamo, quindi, dare voce a chi voce non ha, cioè a tutti quei cittadini, lavoratori e loro famigliari di protestare nel modo più democratico possibile (il voto referendario) contro le troppe politiche, economicamente repressive, che producono i loro effetti più devastanti sempre verso le fasce sociali più deboli.
Altro obiettivo che con i referendum vogliamo centrare è la concreta tutela di centinaia di migliaia di lavoratori che, a un soffio dall’agognato traguardo – dopo una vita di lavoro – si sono visti negare la meritata pensione e obbligati a proseguire la loro attività lavorativa anche ben oltre i quaranta anni di contribuzione.
La cosa fa ancor più rabbia, perché loro (i dipendenti pubblici) sono le vittime e non i colpevoli della catastrofe economica causata dalla pessima gestione delle risorse pubbliche.

Scarica il Bollettino Sindacale n. 4 del 08.05.2013

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