BOLLETTINO SINDACALE N. 17 DELL’ 8 NOVEMBRE 2013

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LA POLITICA DEVE AVERE CORAGGIO E DECIDERE IN TEMPI RAPIDI IL FUTURO DEL DICASTERO

OCCORRONO NUOVE PROSPETTIVE DI SVILUPPO PER IL MIBACT, MENO BUROCRAZIA ED INUTILI ORGANISMI DIRIGENZIALI, QUALI IL SEGRETARIATO GENERALE E LE DIREZIONI REGIONALI

UNA STRUTTURA MENO APPESANTITA, PIU’ SNELLA, DINAMICA ED OPERATIVA, QUESTO E’ QUELLO CHE OCCORRE PER UN EFFETTIVO RILANCIO DEL SETTORE

Il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Massimo Bray, ha presentato nei giorni scorsi la relazione che la Commissione per il rilancio dei Beni culturali e del Turismo e per la riforma del Ministero.

Tra le proposte di riforma del ministero presentate ed elaborate dalla commissione, anche nuove funzioni relative al Turismo, e una nuova disciplina a regolare i rapporti tra pubblico e privato nella gestione dei beni culturali italiani.

Ecco nello specifico alcune proposte illustrate alla stampa.

Passano da 29 a 24 le direzioni generali del Mibact, ne nasce un’apposita per il Turismo, maggiore autonomia per i musei, più formazione per il personale e regole certe per la gestione del rapporto tra pubblico e privato nella valorizzazione del patrimonio. Sono questi i principali punti della riforma del ministero dei Beni culturali, messi a punto nell’ottica della spending review dall’apposita commissione, nominata dal ministro Massimo Bray e presieduta dal giurista Marco D’Alberti, che ha consegnato entro i termini previsti del 31 ottobre ben ottantotto pagine di relazione. Testo presentato oggi in Via del Collegio Romano, che adesso è nelle mani di Bray per la valutazione finale nell’ottica della riforma del Mibac, che dovrà diventare operativa entro il 31 dicembre prossimo. “Dopo un lavoro serrato di due mesi, 29 audizioni, tra le quali quelle delle associazioni come Italia Nostra, dei sindacati e anche del coordinamento dei precari -spiega D’Alberti- e 8 riunioni, abbiamo trovato grandi professionalità all’interno del ministero, ma anche dei limiti nella struttura centrale per sovrapposizione di competenze e inefficienze”. Quello che serve al Mibact, quindi, è “una struttura centrale più efficiente e razionalizzata”, sottolinea D’Alberti, spiegando che “buona parte delle riforme contenute nella relazione possono essere realizzate senza intervento legislativo, ma con un semplice decreto del Presidente del Consiglio”. Quali sono le proposte? “Almeno due direzioni generali centrali -chiarisce D’Alberti- ma sarebbero meglio tre: una per i Sistemi informativi che prevede la digitalizzazione di tutto il patrimonio culturale; una per il Personale, con competenze specifiche sulla formazione; la terza per Contratti e Bilancio, che dovrebbe gestire gli appalti con i privati. Un’apposita struttura, inoltre, dovrebbe occuparsi della tutela di tutto il patrimonio culturale e paesaggistico, che significa -sottolinea- anche valorizzazione (compito di cui attualmente si occupa la direzione generale guidata da Anna Maria Buzzi, ndr). A queste si dovrebbero aggiungere una direzione per Archivi e Biblioteche, una che gestisca gli istituti periferici e i musei, una per lo Spettacolo (attualmente sono due, una per il Cinema e una per lo Spettacolo dal vivo, ndr) e una per il Turismo. Accanto a queste ci sono le direzioni regionali, attualmente 17 ma che scenderebbero a 14”.

Quanto alle direzioni regionali, la loro diminuzione di numero (da 17 a 14) prevedrebbe l’accorpamento di alcune di esse. Inoltre, sarebbe loro tolto il controllo tecnico-scientifico su musei, biblioteche e archivi, che invece passerebbe in capo all’apposita direzione generale centrale e andrebbero attribuiti compiti di raccordo con gli enti territoriali regionali e locali, anche in materia di turismo. Maggiore autonomia gestionale è prevista per le strutture del Mibact che operano sul territorio, come musei, biblioteche, archivi. I musei dovrebbero addirittura decidere autonomamente gli orari di apertura e il prezzo dei biglietti, a fronte però di una maggiore trasparenza gestionale. A questo proposito, tra gli uffici di diretta collaborazione del ministro, dovrebbe nascere un’apposita Unità preposta al controllo strategico e alla pianificazione amministrativa, “portatrice di una cultura della vigilanza, che lasci grande autonomia alle strutture decentrate, perché il patrimonio si tutela sul territorio”, sottolinea D’Alberti. Nelle dieci direzioni generali è attualmente prevista anche la figura del Segretario Generale, “il cui ruolo -spiega D’Alberti- potrebbe essere sostituito da periodiche riunioni tra i dirigenti generali e il Capo di Gabinetto”. Per quanto riguarda le società ‘in house’ del Mibact, potrebbero essere utilizzate per supportare le funzioni ministeriali, in caso di risorse insufficienti, ma anche come strumenti per la raccolta di sponsorizzazioni. Il rapporto tra pubblico e privato previsto dalla relazione, “deve sempre fare capo al pubblico”, sottolinea D’Alberti, spiegando che “il privato non va inteso soltanto come impresa, ma in senso più ampio: al pubblico spetta la direzione scientifica e tecnica, al privato il supporto finanziario ma anche organizzativo e gestionale, nel rispetto delle indicazioni del pubblico”. E nella relazione spuntano le ‘cooperative della conoscenza’ cui potrebbero essere affidate le concessioni di servizi in materia di beni culturali. “Occorre dare sostegno a cooperative giovanili di storici dell’arte, archeologi, archivisti, bibliotecari. Vanno favorite -aggiunge D’Alberti- perché fare cooperativa oggi costa e i giovani vanno aiutati”.

Tra le altre proposte contenute nella relazione della commissione, anche quella di istituire una Scuola del Patrimonio, su modello dell’Ecole du Patrimoine francese, a cui il Ministro Bray vorrebbe realizzarla, poiché porterebbe a recuperare il ruolo dell’Italia nei confronti degli altri Paesi. Per istituirla però servirebbe un intervento legislativo, oltre a una consultazione con il ministero dell’Università e della Ricerca e comporterebbe la soppressione di organismi già esistenti, con analoghe funzioni, per non gravare sulla spesa pubblica. Per quanto riguarda il turismo, infine, la relazione prevede l’adozione del ‘Piano di sviluppo del Turismo’, con il coinvolgimento di altri ministeri, e il rilancio dell’Enit. Ma anche il potenziamento delle sinergie tra sviluppo del turismo e tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. A questo scopo, gli uffici centrali del Mibact preposti al turismo potranno curare i raccordi con gli istituti che operano sul territorio. “E’ importante che sia stata fatta questa commissione -sottolinea Paolo Baratta, che ne fa parte- perché in Italia dal ’93, quindi da quasi vent’anni, non vengono fatte riforme strutturali della Pubblica Amministrazione. Per quanto imperfetta potrà essere questa relazione, segna comunque un passaggio importante”.

Con riferimento a quanto tutto sopra riportato, alla conferenza stampa svolta il 5 novembre per presentare la Relazione finale della Commissione che ha lavorato sulla riforma degli assetti amministrativi del MiBACT, la Cofsal-Unsa ha richiesto la trasmissione di copia della relazione medesima – che peraltro risulta già ampiamente illustrata agli organi di informazione – per consentire di valutare con attenzione le proposte contenute nella relazione presentata e di contribuire ad arrivare ad una maggiore e concreta efficienza organizzativa del Ministero.

Il vero problema è che, almeno al momento, a seguito delle esagerate e numerose riforme che hanno interessato il nostro Dicastero, sempre in continua trasformazione, ci troviamo ad avere una pletora di Generali a fronte di una platea sempre più esigua di soldati (visto il blocco del Turn Over).

Come ben sappiamo, si dice “Tanti capi nessun capo”, ovvero più Direttori Generali ci sono e più si crea confusione perché ognuno si sente nel diritto di dire la sua spesso esorbitando dalle funzioni che gli sono proprie. Noi lo abbiamo detto a chiare lettere al Ministro ed alla Commissione che si è riunita per studiare la riforma attuale del Ministero, che ci siamo stufati di questa situazione. Vogliamo un Ministero più snello, con l’eliminazione delle Direzioni Regionali, con poche Direzioni Generali e con l’ abolizione della figura del Segretario Generale. Figura, questa, che benché sia stata politicamente introdotta, nel tempo si è dimostrata una palese e sovrastante struttura fortemente burocratica che rispondendo solo agli organi politici asseconda gli stessi senza quella particolare separazione tra politica ed amministrazione che invece dovrebbe presiedere il rapporto nella Pubblica Amministrazione. Infatti, troviamo incorporata nella figura del Segretario Generale incarichi che si intrecciano con la sfera della dovuta trasparenza e legalità, che potrebbe andare ben oltre ai compiti primordiali di una buona Amministrazione che assicura trasparenza, efficienza e buon andamento.

Questo, a maggior ragione lo si può riscontrare, ad esempio nel fatto che il Segretario Generale attualmente risulta essere anche il responsabile del controllo sulla corruzione. Non ci vuole un genio per capire che ciò sarebbe dovuto essere nelle mani di un soggetto terzo” pur di provenienza tra la dirigenza di I fascia così come prevede la normativa vigente.

Inoltre, proprio per una vera e migliore “Riorganizzazione del Ministero”, è opportuno evidenziare che nel programma di riduzione degli organici dei dirigenti, venga effettuata anche la primaria eliminazione dei dirigenti esterni ovvero i cosiddetti “comma 6” (art. 19 d.lgsvo 165/2001) e dei dirigenti provenienti da altre Amministrazioni. Si ritiene, inoltre, opportuno pensare ad una rotazione dei dirigenti che hanno sostato più di cinque anni nella stessa posizione e/o nella stessa città.

È poi urgentissimo sanare la situazione dei comandati che aspettano da troppo tempo una stabilizzazione da parte di una amministrazione che per anni li ha utilizzati a proprio piacimento e che ora se ne lava le mani non mostrando alcuna riconoscenza nei loro confronti. Che dire poi della situazione degli organici e le molteplici situazioni dei distaccati che si trovano a vivere in un eterno limbo.

Per quanto concerne poi l’annosa questione della riqualificazione del personale – passaggi da seconda area a terza area (da B a C1), dobbiamo purtroppo constatare che dopo anni di preparativi, di impegno anche economico da parte dell’Amministrazione nell’organizzare i corsi di formazione per i partecipanti a quello che è stato, a tutti gli effetti,, un concorso interno per titoli ed esami, ci si trova con centinaia di dipendenti che, pur avendo superato brillantemente le prove selettive, sono ancora in attesa di una chiamata da parte dell’Amministrazione in quanto solo “idonei” e non “vincitori”. Pertanto, prima di procedere ad ulteriori eventuali assunzioni di personale nel MiBACT è necessario assumere gradualmente tutti gli idonei alla suddetta riqualificazione.

Inoltre, non possiamo poi non tener conto anche del personale appartenente alla prima area. Molti dipendenti del MIBACT x 3 livello poi area A fascia I, in occasione dei vari passaggi di riqualificazioni sono rimasti bloccati senza possibilità di passaggi ad aree successive e conseguentemente con un danno anche economico. Tale situazione, oggi si potrebbe sbloccare attraverso il transito di quel personale nell’area immediatamente successiva. Ciò non comporterebbe un ulteriore esborso economico dell’Amministrazione visto quanto previsto dall’art. 36 CCNL 2006 2009. Su questo esiste il conforto anche del TAR Lazio che ha dato totale ragione ai lavoratori del Ministero delle Infrastrutture e trasporti,

Altresì possiamo affermare che anche per le procedure relative alle progressioni economiche, la maggior parte dei dipendenti del MiBACT vi ha partecipato e che, qualora portate a termine, dovrebbero rappresentare la possibilità di un avanzamento economico pur rimanendo nella medesima area di appartenenza. Ebbene, in teoria il controllo documentale da parte del MiBACT dovrebbe terminare nel prossimo mese di dicembre ma, allo stato attuale non abbiamo notizie certe in merito sull’avanzamento dei lavori né siamo in grado di sapere quando effettivamente i lavoratori potranno vedersi riconosciuti tali avanzamento.

E per finire non sarebbe il caso di debellare la piaga del precariato procedendo «ad un concorso di reclutamento aperto, disciplinato da un bando che tenga in adeguata considerazione titoli di anzianità e di specializzazione». Infatti i pochi e incompleti dati a disposizione evidenziano comunque una totale insufficienza di risorse finanziare e umane, per cui il Ministero appare a stento in grado di provvedere a compiti di manutenzione dei beni di cui deve prendersi cura. Tale aspetto critico trova conferma nella grave vicenda del personale del Ministero disciplinato da contratti atipici, di cui – come emerso in sede di audizioni – neanche si conosce l’esatta numerosità»: cioè o si riporta il bilancio del Mibac almeno a livelli pre-Bondi oppure lo condanniamo a morire, diventando (o rimanendo) un colossale cimitero di precari iper-utilizzati.

Queste osservazioni ancora in corso d’opera, le abbiamo volute inviare in tempo utile al Ministro, affinché ne possa cogliere le opportunità combinandole con quelle contenute nel documento della Commissione per il rilancio dei Beni culturali e del Turismo e per la riforma del Ministero e con quelle che ne verranno dalle sue idee. Infatti, pur essendo consapevoli di questo particolare momento politico al di fuori della sua “ordinarietà”, il Ministro saprà ben vagliare e all’occorrenza saper decidere quali siano le azioni propositive per il lavoro che si accinge a compiere con coraggio ed in trepidezza, ai fini di un vero cambiamento anche se presenta ostacoli di tipo politico, amministrativo, burocratico potrà comunque senza alcun dubbio portare il MiBACT verso nuove prospettive di sviluppo per il settore dei beni e delle attività culturali e il turismo.

Scarica il Bollettino Sindacale n. 17 del 08.11.2013

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