QUADERNI FORMATIVI N. 7

MANUALE DEL CUSTODE CASIERE NEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI  E PER IL TURISMO

Immagine 2

INDICE

  • Introduzione                                                     pag.   3                     
  • Titolo I. Numero dei casieri presenti in un Istituto;     9
  • Titolo II. Normative e circolari;    10
  • Titolo III. Riposo settimanale del custode casiere;    11
  • Titolo IV. Esonero della disponibilità;   16
  • Titolo V. Chiavi dei locali e degli ingressi principali dell’Istituto;    21
  • Titolo VI. Messa in sicurezza del sito e dell’alloggio;    24
  • Titolo VII. Rapporto lavorativo del custode casiere;    26
  • Titolo VIII. Utenze e Tasse;    27
  • Titolo IX. Elementi o fattori specifici e particolari;   30
  • Titolo X. Condizioni essenziali per l’assegnazione dell’alloggio;   31
  • Titolo XI. Elenco dei casierati e situazioni particolari;   35
  • Titolo XII. Mansioni e responsabilità;   38
  • Titolo XIII. La donna custode “casiera”;   40 

INTRODUZIONE 

Scopo del seguente testo è quello di mettere a disposizione per tutti coloro che possano essere interessati all’argomento, per gli addetti ai lavori in qualità di dipendenti del MIBACT come tutti i custodi casieri, presenti sul territorio nazionale che svolgono tale mansione e che volessero approfondire le tematiche e le problematiche riferite a questa particolare attività. 

Nel caso in cui, poi, queste tematiche o problematiche dovessero essere poco chiare questo sintetico manuale potrebbe risultare di grande aiuto.

Oltre agli interessati questo manuale è rivolto anche a tutti quei sindacalisti e rappresentanti sindacali che dovessero aver bisogno di ulteriori chiarimenti e/o delucidazioni  per meglio comprendere l’argomento e meglio saperlo discutere in sede di contrattazione decentrata. 

La funzione del “casiere”, infatti, si presenta e viene svolta in maniera diversificata a seconda della realtà intrinseca con diverse problematiche per ciascun istituto iniziando, ad esempio dal numero di casieri presenti nell’istituto stesso.Iniziamo, dunque questo viaggio nel considerare lo strumento normativo cui oggi fa da riferimento principale: il “Disciplinare Nazionale del Servizio di Custodia e Casierato quale controprestazione  per l’assegnazione e l’utilizzo gratuito dell’alloggio, negli immobili sedi di uffici e di istituti del MIBACT” e le successive circolari esplicative, andrebbero rivisitate.

Lo stesso MIBACT, in considerazione delle considerazioni appena esposte e al fine di una rivisitazione degli articoli del Disciplinare e delle circolari successive tesa ad un approfondimento maggiore ed a una migliore analisi dei requisiti, delle mansioni, degli orari, delle responsabilità, e di tutti quei fattori ed elementi sostanziali e determinanti sia rispetto all’assegnazione dell’alloggio, attraverso una corretta graduatoria che rispetto al concetto della disponibilità, dovrebbe valutare attentamente l’opportunità per la redazione di un “Regolamento d’attuazione” generale, che consideri però anche tutti quegli aspetti applicativi, caso per caso, onde prevenire sostanziali “differenze” tra un casierato e l’altro al fine di ottemperare alle norme contrattuali e alle disposizioni di legge vigenti, secondo uguali e stessi identici parametri oggettivi e non distinti e soggettivi a seconda della singola direzione amministrativa.

L’umile esperienza di chi scrive, che ha iniziato il suo percorso lavorativo come custode e guardia notturna nel novembre del 1983 nel Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo,  casiere e come anche sindacalista, viene illustrata nel seguente testo per proporre degli accorgimenti attuativi necessari per non “discriminare” di fatto alcuni casieri rispetto ad altri, ed aggiornare ed uniformare, invece, il servizio di custodia e casierato rispetto alle nuove e recenti innovazioni e cambiamenti del nostro ministero dettati dalle ultime normative legislative, circolari, accordi e nuovi decreti ministeriali in un momento politico-sociale quale questo attuale  abbastanza critico, in cui le trasformazioni in atto secondo nuovi indirizzi di pensiero tentano di limitare o di annullare quei diritti dei lavoratori conquistati con fatica, sforzi e sacrifici.

Senza volerci affatto introdurre in questa sede in discorsi sindacali e/o di rivendicazione contrattuale, possiamo accorgerci, però, che i cambiamenti introdotti nel recente D.M. introducono sostanzialmente da una parte la possibilità di rivedere gli orari di apertura dei musei e dei luoghi di cultura, l’affluenza di pubblico e i piani di sicurezza, di vigilanza e dell’accoglienza ma dall’altra non trattano l’aspetto della “custodia”  a museo chiuso, o almeno non come elemento altrettanto importante alla pari di quello specifico della “vigilanza” a museo aperto.

Per questo motivo, si è voluto, quindi, descrivere in questo testo le peculiarità sul servizio di custodia e casierato.

Per certi versi ritenuto, forse da molti, un servizio non essenziale e superato, e da altri visto anche come quel servizio singolare considerato premiante ed estremamente più che ricompensato per il fatto di ricevere una concessione gratuita di un alloggio demaniale del nostro ministero, ossia in buona sostanza di una unità abitativa cioè di una “casa” a titolo gratuito almeno rispetto ad un canone di affitto da non corrispondersi.

In realtà, le cose non stanno esattamente in questi termini, perchè il custode casiere spesso viene a trovarsi collocato in situazioni lavorative costrittive rasenti, in alcuni casi (come successo e come accade ancor adesso per molti custodi casieri) a vivere secondo una sorta di “arresti domiciliari” dentro l’alloggio.

In altri casi, invece, in considerazione della eventuale conpresenza di almeno due casieri nello stesso museo, le cose cambiano in meglio e vengono rispettati i normali diritti di lavoro e quelli contrattuali e normativi vigenti.

Scopo ed intento di questo piccolo testo, che vuol essere umilmente rapportato se non ad un Regolamento almeno ad un Manuale, è quello di far notare ed evidenziare alcune anomalie e mettere in luce alcune non esatte precisazioni, diversamente poco chiare ed incomplete pur se dettate all’interno degli articoli del “Disciplinare del servizio di custodia e casierato”.

In questo contesto ci si è sforzati nel tentativo di correggerle  a favore non solo del casiere ma anche a beneficio dell’amministrazione che dovrà, quanto prima, prendere in seria considerazione la proposta, da alcuni suggerita, compreso per primo il sottoscritto, ossia quella di istituire il doppio casierato in tutti gli istituti, musei e luoghi di cultura e di farla accettare come norma, dopo averla trattata nelle sedi opportune, per rivolgerla ai direttori dei Poli museali Regionali come una regola fissa che permetterebbe di risolvere buona parte dei vari problemi e delle molteplici criticità presenti in una qualsiasi struttura organizzativa (Museo, Istituto od Ufficio, Luogo culturale, Archivio o Biblioteca) 

Infatti, proprio per questi motivi, la decisione di elaborare questo testo è nata anche dall’esigenza di introdurre dei suggerimenti sia pratici che normativi, che potessero far meglio risaltare la figura del secondo custode casiere come quella figura sicuramente da rilanciare e da valorizzare  in nuovo sistema museale, potendo garantire per sostituzione almeno:

  • per prima cosa quattro unità in più per l’apertura del sito potendole ricavare dall’eliminazione del servizio notturno (due montanti e due smontanti);
  • come seconda cosa qualora fosse stata istituita la reperibilità in quel dato museo per consentire i riposi, le ferie e le assenze programmate dell’eventuale unico custode-casiere presente, un netto risparmio economico derivante dai 18 euro lordi che non sarebbero più spesi, in quanto ci sarebbe l’alternanza dei due custodi casieri ad assentarsi.

Il testo si propone, quindi, come già riferito, quale elemento-guida per gli addetti ai lavori, meglio specificatamente per i dipendenti MIBACT, i rappresentanti sindacali, le RSU e per tutti coloro che avessero necessità di comprendere più adeguatamente quegli aspetti normativi riguardanti il poco conosciuto argomento del “Disciplinare del servizio di custodia e casierato”.

La decisione di voler pubblicare e divulgare questo testo è nata dalla scoperta del fatto che questo argomento, è stato molto spesso poco considerato.

La poca  forse perchè non abbastanza divulgato o mal interpretato, è stato a volte motivo di incomprensioni e di inesatte valutazioni nelle sedi di contrattazione decentrata tanto dall’Amministrazione quanto da parte delle rappresentanze Sindacali per le quali si sono ottenute delle non corrette applicazioni del Disciplinare stesso.

Ho avuto modo, attraverso la mia trentennale esperienza lavorativa all’interno del MIBACT svolgendo da sempre compiti e ruoli, sin dal primo momento della mia assunzione, le mansioni di vigilanza e accoglienza, prima come “Custode e guardia notturna”, poi in qualità di “Vicecaposervizio” e di “Caposervizio”, quando ancora non esistevano le declaratorie dei profili professionali, e successivamente, a seguito di concorso interno, come “Capo addetto ai servizi di vigilanza”, oggi meglio definito come “Assistente alla Vigilanza e all’Accoglienza”.

Tale esperienza lavorativa svolta principalmente nel settore della vigilanza è stata anche associata a quella svolta come “Custode casiere” nei musei quale quello di Castel Sant’Angelo e quello di Palazzo Altieri, così come attualmente presso l’Archivio centrale dello Stato.

Parallelamente a questa duplice attività lavorativa il sottoscritto ha ricoperto anche l’incarico di rappresentante sindacale sia sul posto di lavoro che sul territorio a livello provinciale e regionale.

Tutto ciò ha dato modo al sottoscritto di conoscere ed apprendere sempre meglio molte altre realtà di lavoro oltre quella di appartenenza.

Attraverso l’attività sindacale svolta come rappresentante sindacale nei moltissimi posti di lavoro diversificati in musei, aree archeologiche, biblioteche ed archivi ma anche nelle varie Soprintendenze, Direzioni ed Uffici Centrali del Ministero partecipando alle riunioni di contrattazione decentrata a vari livelli ho potuto acquisire man mano una conoscenza abbastanza approfondita sia sul tema della Vigilanza che su quella del Servizio di custodia e casierato riscontrando spesso la diversità esistente da un posto all’altro dove il “Disciplinare di casierato” veniva applicato non sempre allo stesso modo e dove la contrattazione sindacale locale poteva determinare, come accade tutt’ora, attraverso degli accordi sicuramente discutibili perchè in contrasto con le norme contrattuali e la legislazione vigente, una controprestazione da parte del casiere, a seguito dell’assegnazione dell’alloggio a titolo gratuito, che risultava a volte restrittiva o a volte eccessiva nei compiti e nelle mansioni.

Questo perché al “Disciplinare Nazionale del Servizio di custodia e casierato in controprestazione per l’assegnazione dell’alloggio” avrebbe dovuto seguire la redazione di un “Regolamento del Servizio di custodia e casierato” che avrebbe potuto uniformarlo tale da poterlo applicare secondo criteri e regole generali ed eguali in tutti i posti di lavoro, pur riconoscendo la particolarità e la distinzione di ognuno di questi.

Altra nota dolente che a mio avviso bisogna sottolineare è quella dovuta al fatto che la figura del custode-casiere non è mai stata considerata ed apprezzata nel suo giusto valore in merito all’assunzione di quella responsabilità che di fatto il custode casiere si assume con la custodia del patrimonio culturale a lui affidato.

Il custode casiere: una figura con una specifica funzione nell’ambito del nostro ministero spesso mal considerata o spesso sempre ritenuta troppo scontata o addirittura considerata quasi da tutti “agevolata”  in quanto a questa figura gli viene concesso un alloggio a titolo gratuito pur se attraverso l’assegnazione di questo attraverso un regolare bando di gara pubblicato dal ministero sulla rete intranet “rpv” dei beni culturali.

Scopo di questo umile testo, quindi, da quanto appena detto, è quello di effettuare invece una attenta analisi sul “casierato” cercando di far comprendere per prima cosa le motivazioni per le quali molti dipendenti aderiscono a partecipare ai vari bandi di gara e successivamente tutti gli altri aspetti particolari di una controprestazione lavorativa che risulta singolare e abbastanza poco considerata e che si diversifica da un casierato all’altro, dove l’applicazione secondo norma dei diritti e dei doveri è lasciata ad una gestione di orari, mansioni, compiti e responsabilità dettati dai Capi degli Istituti con risultati assolutamente diversi ed improntati su un rapporto di fiducia tra questi ultimi e i casieri sui quali purtroppo ancora oggi proprio per l’assenza di regole e di criteri generali validi ed uniformi in qualsiasi realtà grava in maniera pesante il rischio di subire una indiscussa volontà della “direzione” che riesce ad imporre una sorta di “servilismo” manifesto od occulto da accettare per non essere in qualche modo “ricattati” per non perdere l’alloggio.

Per cui nella stragrande maggioranza dei casi il custode casiere recita il ruolo dell’uomo di fiducia del direttore, protetto dallo stesso e quindi malvisto dai colleghi, spesso invidiato ed odiato che lo associano ad un personaggio con il quale non ci si può relazionare né tantomeno fidare e verso il quale i colleghi non possono che nutrire nei suoi confronti delle rabbie e dei rancori in quanto non possono che affibbiargli l’etichetta oltre quella di un “agevolato” e di  “raccomandato” per l’alloggio assegnatogli anche quella di “ruffiano” e di “leccapiedi” della direzione.

Diversamente se non accetta di subire da parte della direzione quella forma di “servilismo”, allora la situazione peggiora e nei confronti del casiere iniziano a manifestarsi e a susseguirsi innumerevoli dispetti, ritorsioni, atti e comportamenti mobbizzanti, fino a rendergli una vita impossibile e ad essere contrastato quindi non solo dalla direzione ma anche dagli stessi colleghi che per i motivi sopraesposti lo vedono diverso in quanto agevolato ed  estraneo al contesto lavorativo del loro gruppo.

In ambedue le casistiche il custode casiere si è trovato di fronte a delle situazioni inaccettabili e insopportabili al punto, come successo in alcuni casi, di dover abbandonare il servizio di casierato e chiedere  di trasferirsi altrove, pur di interrompere le azioni mobbizzanti nei suoi confronti.

Non sempre, il custode casiere pur ricorrendo all’aiuto del suo sindacato con il quale era iscritto, è riuscito ad evitare questa negativa e drastica risoluzione.

 L’azione di tutela del lavoratore quale custode-casiere esercitata dalla O.S. di sua appartenenza non riusciva ad andare a buon fine in quanto, come successo in alcuni casi specifici,  la sigla sindacale in questione veniva a trovarsi in una situazione di contrasto non solo contro l’Amministrazione ma anche contro altre sigle sindacali presenti sostenitrici proprio dei colleghi autori delle azioni mobbizzanti nei confronti del casiere.

L’esperienza del sottoscritto che si è protratta per anni come custode-casiere ha dimostrato nella realtà che rivestendo e possedendo la qualifica e il ruolo di Capo Addetto ai servizi di Vigilanza, gli ha permesso di sfuggire fortunatamente alle ripercussioni negative delle due casistiche sopra elencate, e di essere riuscito in qualche modo a bilanciare gli effetti sia del tentato “servilismo” che delle azioni di fastidio o di atti mobbizzanti anche per essere stato “sindacalista” vuol rivolgersi attraverso questo sintetico testo, in maniera precisa, chiara e trasparente a tutti coloro che ne avessero bisogno e dalla sua lettura vorrebbero conoscerne in dettaglio la problematica riferita a questo particolare servizio del casierato. 

  • Titolo I – Numero dei casieri presenti in un Istituto

La molteplicità dei vari casierati presenti sul territorio nazionale è innanzitutto diversificata nel numero dei “casieri” presenti in in Istituto sia esso un museo, area archeologica, archivio o biblioteca, dove questi possono essere uno, due o più di due a seconda anche delle dimensioni e degli spazi o la complessità del compendio da custodire.

E’ chiaro e risulta comprensibile che l’attività del casiere in quegli Istituti dove ce ne sono almeno due viene facilitata dal fatto che intanto il mare di responsabilità e comunque tutta una serie di funzioni da svolgere compresa la “disponibilità” degli stessi casieri ad assicurare la vigilanza durante l’orario di chiusura dell’Istituto, viene ripartito chiaramente al 50%.

Del concetto della “disponibilità” ne parleremo successivamente in maniera approfondita e dettagliata.

  • Titolo II – NORMATIVA E CIRCOLARI

Le principali circolari emesse negli anni dall’amministrazione riguardo il servizio di custodia e casierato sono state le seguenti:

  1. Circolare n. 35/2006;
  2. Circolare n. 121/2006;
  3. Circolare n. 62/2007;
  4. Circolare n. 468/2011;
  5. Circolare n. 17/2012;
  6. Circolare n. 6/2015;
  7. Circolare n. 25/2015;

Queste vengono allegate in appendice per una migliore comprensione dell’argomento.

Oltre al “Numero di casierati presenti in Istituto” trattato nel Titolo I del presente manuale altri punti essenziali e non meno importanti, riferiti sempre al servizio di custodia e casierato riguardano i vari concetti appresso elencati:

  • Riposo settimanale del custode casiere;
  • Esonero della disponibilità;
  • Chiavi dei locali e degli ingressi principali dell’Istituto;
  • Utenze;
  • Messa in sicurezza del sito e dell’alloggio;
  • Rapporto lavorativo del custode casiere;
  • Casi particolari.

Analizziamoli ciascuno dettagliatamente:

  • Titolo III – RIPOSO SETTIMANALE DEL CUSTODE CASIERE

         La figura del custode-casiere, disciplinata secondo l’attuale normativa dovrebbe sicuramente essere rivista soprattutto sotto l’aspetto differenziato secondo la tipologia dell’Istituto, il n.° dei custodi casieri presenti, le mansioni, gli orari, i riposi settimanali, le ferie, le assenze in genere, i permessi, la metodologia secondo la quale questi assicurano la disponibilità per sei giorni alla settimana nonché l’utilizzazione delle utenze e il tipo di alloggio concesso.

Non si può continuare a considerare che non esistono differenziazioni da caso a caso e che tutti i casierati siano disciplinati alla stessa stregua ma bisognerà regolamentare meglio il servizio di casierato inserendo delle specifiche e ulteriori precisazioni nel disciplinare base cercando di favorire quelle situazioni più sfavorevoli e disagiate rispetto alle altre.

La prima distinzione da farsi è sul numero di casieri presenti nell’Istituto (uno, due o più casieri).

Appare del tutto ovvio che se il casiere è il solo nell’Istituto sarà maggiormente penalizzato e vincolato rispetto a quegli Istituti dove ce ne sono almeno due.

Altra differenza è la tipologia dell’Istituto.

Infatti un conto è fare il casiere in un museo, altro è farlo in un archivio o in una biblioteca, in quanto gli orari di apertura settimanali sono diversi.

In un museo il casiere è chiaramente soggetto ad un impegno più gravoso soprattutto perché un museo è aperto di norma per 11 ore consecutive tutta la settimana o per sei giorni compresa la domenica mentre un archivio o una biblioteca di norma sono aperti dal lunedì al sabato fino alle ore 14,00.

         Senza contare poi il fatto che la contrattazione decentrata locale sito per sito ha stabilito orari diversi per il casiere generando ulteriori disparità di trattamento.

Quindi una regolamentazione più precisa e dettagliata delle varie situazioni andrebbe sicuramente elaborata per tener conto proprio delle differenze logistiche appena sopraelencate.

Ma a parte tutto ciò che sarà argomento di trattativa a livello nazionale mi preme con urgenza mettere in chiaro oggi il concetto del riposo settimanale e di quello giornaliero nei casi in cui come nel museo “Pigorini” il casiere è l’unico.

In riferimento al godimento del riposo settimanale del custode casiere, si vuol ribadire come noto che questo deve essere a norma di legge di 24 ore consecutive.

Attualmente, nonostante le molteplici conversazioni ed argomentazioni anche in sede di contrattazione locale presso il Museo Nazionale “L. Pigorini” in cui la mia O.S. (CISL) ha reclamato tale diritto valido per qualsiasi lavoratore e quindi anche per il custode-casiere, tale riposo settimanale  viene ancora fruito da quest’ultimo in maniera ridotta essendo inferiore al periodo di 24 ore.

Anche ammettendo un’interpretazione abbastanza restrittiva degli articoli del Disciplinare per il servizio di casierato questa non può risultare in assoluto essere contraria alle norme legislative vigenti che garantiscono e tutelano il lavoratore dipendente pubblico o privato nel rispetto innanzitutto del recupero psico-fisico dello stesso.

Si vuol ricordare infatti come appena espresso sopra che l’assegnazione degli alloggi attraverso bandi di gara sono in funzione di una controprestazione da parte del custode-casiere già di per sé abbastanza vincolante e sotto certi aspetti molto pesante e faticosa specialmente quando il casiere dell’Istituto è il solo ed unico a svolgere tale compito, cui vanno ad aggravare tutta una serie di responsabilità.

I chiarimentii e le asserzioni riportate da parte dell’Amministrazione in risposta alla richiesta di attuazione del godimento del riposo settimanale del casiere avanzata dal sindacato non risolvono affatto la problematica ma si limitano a ridurre ai minimi termini la questione nel sostenere unicamente che all’affidatario del servizio di casierato dell’Istituto sono state prospettate diverse possibilità e che attualmente il medesimo effettua il riposo settimanale con una di queste scelta dall’interessato e accettata dall’Amministrazione.

Va subito precisato che in realtà non si tratta di una scelta da parte dell’interessato  ma semplicemente di una modalità imposta dal servizio delle turnazioni elaborato dal caposervizio della vigilanza.

Infatti, che l’affidatario del servizio di casierato, svolge i suoi turni di servizio secondo una programmazione di questi elaborata dal caposervizio così come per il resto del personale di vigilanza e che dal giorno di presa di servizio tutti i suoi riposi settimanali (anche quelli uniti ai giorni di ferie usufruiti) comportano sempre un rientro in servizio per la chiusura o l’apertura dell’Istituto nel giorno stesso del suo riposo o di ferie, riducendo innanzitutto il periodo di 24 ore, come risulta dal dettagliato elenco allegato (indicato come Allegato 1), dove si nota. conti alla mano, che non viene garantito in assoluto il periodo continuativo delle 24 ore previsto per legge di riposo settimanale o di ferie risultando questo di 23 ore e trenta minuti nella migliore delle ipotesi.

L’elenco allegato dimostra che nel giorno di riposo settimanale il casiere ha dovuto effettuare l’apertura o la chiusura dell’Istituto pur essendo in riposo.

Tale anomalia è accaduta tutte le volte in cui il casiere riposava.

La cosa più giusta da farsi sarebbe quella di interrompere immediatamente questa serie di diritti lesi e ricompensare sotto diverse o altre forme il mancato godimento del riposo settimanale da parte del casiere in oggetto.

Per quanto riguarda il riposo giornaliero, poi, va considerato un ulteriore aspetto iniquo che non consente di poter usufruire del riposo giornaliero il settimo giorno perchè pur sostenendo che questo per i casieri viene a coincidere con la disponibilità assicurata per sei giorni la settimana (come da art. 5 del relativo disciplinare nazionale) per un giorno la settimana però questa disponibilità deve essere esonerata.

Ma allora se quanto appena enunciato è vero nasce una palese contraddizione:

“se il riposo giornaliero rientra nel concetto della disponibilità non può essere, però, contemporaneamente  coincidere o rientrare in parte il settimo giorno nel riposo settimanale (vedasi infatti la normativa vigente che distingue nettamente i due istituti quello del riposo settimanale e quello del riposo giornaliero)”. 

La disquisizione, quindi, sta proprio in questi termini e cioè nel considerare distinti e separati il riposo settimanale e il riposo giornaliero (intervallo di tempo tra un turno e l’altro) dove quest’ultimo per sei giorni alla settimana è coincidente con il concetto della disponibilità ma che nel settimo giorno, come previsto dall’accordo nazionale sul disciplinare del servizio di custodia e casierato,  deve essere esonerato non potendo rientrare per legge nel riposo settimanale.

Al limite tale riposo giornaliero di almeno 11 ore se non di 12 ore può essere frazionato, per esempio in due periodi temporali di 4 e 8 ore, anche prima e dopo del riposo settimanale.

Quindi, per i concetti appena esposti, la settimana tipica del custode-casiere, laddove questi è unico e solo nell’Istituto in questione, a norma di legge dovrebbe essere la seguente:

SCHEMA SETTIMANALE DELLA DISPONIBILITA’ E DEL RIPOSO GIORNALIERO E SETTIMANALE DEL CUSTODE CASIERE

Giorno: Disponibilità: Apertura Istituto Turno di servizio: Chiusura

Istituto Disponibilità:Riposo giornaliero Riposo settimanale        

Lunedì Dalle ore 0,00  alle ore 8,00 oppure ore 14,00

SI Mattina oppure Pomeriggio

SI Dalle ore 14,00  alle ore 20,00 e Dalle ore 20,00  alle ore 0,00

Coincidente con la disponibilità Martedì Dalle ore 0,00  alle ore 8,00 oppure ore 14,00

SI Mattina oppure Pomeriggio

SIDalle ore 14,00  alle ore 20,00 e Dalle ore 20,00  alle ore 0,00Coincidente con la disponibilità MercoledìDalle ore 0,00  alle ore 8,00 oppure ore 14,00

SIMattina oppure Pomeriggio

SIDalle ore 14,00  alle ore 20,00 e Dalle ore 20,00  alle ore 0,00Coincidente con la disponibilità GiovedìDalle ore 0,00  alle ore 8,00 oppure ore 14,00

SIMattina oppure Pomeriggio

SIDalle ore 14,00  alle ore 20,00 e Dalle ore 20,00  alle ore 0,00Coincidente con la disponibilità VenerdìDalle ore 0,00  alle ore 8,00 oppure ore 14,00

SIMattina oppure Pomeriggio

SIDalle ore 14,00  alle ore 20,00 e Dalle ore 20,00  alle ore 0,00Coincidente con la disponibilità SabatoDalle ore 0,00  alle ore 8,00 oppure ore 14,00

SIMattina oppure Pomeriggio

SIDalle ore 14,00  alle ore 20,00Dalle ore 20,00  alle ore 0,00 =

4 ore riposo giornaliero Domenica      Dalle ore 0,00  alle ore 0,00 =

24 ore RSLunedìDalle ore 0,00  alle ore  8,00 = 8 ore riposo giornaliero

SIMattina oppure Pomeriggio

SIDalle ore 14,00  alle ore 20,00 e Dalle ore 20,00  alle ore 0,00Coincidente con la disponibilità 

Fatto salvo che durante il periodo di apertura dell’Istituto lo stesso casiere oltre ad effettuare il turno di mattina o di pomeriggio deve assicurare la disponibilità nell’alloggio assegnatogli con l’esonero da questa per almeno 3 ore al giorno.

Da questo schema si nota che necessariamente  bisogna esonerare il casiere dal servizio per 2 notti, ossia  quella precedente e quella coincidente al riposo settimanale, per poter garantire:

  • Il riposo settimanale di 24 ore (assolutamente non frazionabile e non cumulabile con il riposo giornaliero);
  • Il riposo giornaliero di almeno 11 ore anche se frazionato in due periodi;

Tutto ciò pur assicurando comunque la disponibilità da parte del custode-casiere per sei giorni la settimana nelle fasce temporali appena enunciate.

Per finire, dai ragionamenti sopra esposti, si ribadisce quindi che l’ amministrazione, paventando un falso danno all’erario nel concedere le due notti sul riposo del casiere, a tutto oggi non ha attuato la richiesta, supportata da aspetti normativi e legali quali il D.lgs n. 66/2003, la Circolare 8/2005 ministero del Lavoro e il Decreto Legge n. 112/2008 confermato dalla Legge di conversione  n. 133/2008  (circa la flessibilità e nuove sanzioni circa i riposi giornalieri e settimanali), avanzata e sostenuta da alcune Rappresentanze Sindacali, incluso lo scrivente, ritenedo ciò assolutamente giusto.

Tutte le argomentazioni sopraesposte sono valide e da una indagine effettuata su molti casierati unici si è riscontrato a differenza di taluni musei che tale problema è stato risolto a monte con una maggiore apertura mentale e un’interpretazione meno restrittiva delle norme del Disciplinare del servizio di custodia e casierato.

  • Titolo IV – ESONERO DELLA DISPONIBILITA’

Lo stesso Disciplinare Nazionale per il servizio di custode – casiere, prevede a chiare note, così come riportato testualmente nell’art. 5:

Art. 5

 Disponibilità

Il custode casiere dal termine dell’orario di apertura dell’Istituto fino all’inizio della successiva apertura, è tenuto ad assicurare la disponibilità, con le modalità che saranno concordate con il Capo dell’Istituto, per sei giorni alla settimana. Da tale disponibilità è esonerato per almeno tre ore al giorno durante l’orario di apertura dell’Istituto.

Il custode casiere ha diritto ad un giorno di riposo settimanale, da fruirsi il ………………………………… in base alle esigenze collegate all’orario di apertura dell’Istituto.

Tale disponibilità ha lo scopo di garantire la custodia dell’edificio e l’espletamento di tutti gli adernpimenti aventi carattere di occasionalità e di imprevedibilità (ricevere posta, telegrammi, ecc., rispondere al telefono ed al citofono, garantire l’accesso ai dipendenti e ai tecnici degli impianti e dei servizi appositamente autorizzati, nonché altri adempimenti similari che non richiedano una attività continuativa.

Per la disponibilità, che deve essere prestata anche nelle festività infrasettimanali, il custode casiere non acquisisce alcun diritto a compensi e/o indennità aggiuntivi.

I problemi, di fatto, nascono quando il “casiere” viene a trovarsi in quel dato Istituto come unico e solo custode casiere.

Vediamone il perché.

Intanto, per prima cosa, gli argomenti che possono sconfinare in una “NON” applicazione, corretta secondo le norme vigenti, sono sostanzialmente due e riguardano: 

  1. il Riposo settimanale;
  2. l’esonero della disponibilità.

Fermo restando che anche il custode – casiere quale dipendente anch’esso della Pubblica Amministrazione deve effettuare le 36 ore settimanali di lavoro alla pari di tutti gli altri dipendenti, partecipando all’interno dell’organizzazione del lavoro del posto o dell’istituto di appartenenza, ai turni predisposti in un servizio eventualmente “fisso e programmato” e quant’altro.

Sicché, poi, dal momento della chiusura dell’Istituto fino alla successiva apertura, ossia durante un periodo temporale coincidente più o meno quasi sempre dalle ore 20,00 alle ore 08,00, quindi, durante il periodo serale – notturno, il custode-casiere deve (art. 5) assicurare con la sua presenza all’interno dell’alloggio quella che viene definita DISPONIBILITA’.

Con la disponibilità deve provvedere a garantire la custodia dell’edificio e l’espletamento di

tutti gli adernpimenti aventi carattere di occasionalità e di imprevedibilità (ricevere posta,

telegrammi, ecc., rispondere al telefono ed al citofono, garantire l’accesso ai dipendenti e

ai tecnici degli impianti e dei servizi appositamente autorizzati, nonché altri adempimenti

similari che· non richiedano una attività continuativa).

Il custode casiere si impegna, inoltre, ad essere disponibile, come da successivo art. 5,

durante l’orario di chiusura dell’Istituto, ivi compreso il periodo notturno – nell’ambito delle

funzioni proprie del profilo professionale .di appartenenza – prowedendo, in particolare:

  1. a) a trasmettere eventuali comunicazioni urgenti al Capo dell’Istituto o al Funzionario che

lo sostituisce;

  1. b) a richiedere l’intervento immediato delle Autorità pubbliche competenti agli interventi,

informando, còntestualmente, il Capo dell’Istituto o il Funzionario che lo sostituisce in

caso di incendio o di intrusione o di entrata in funzione di apparecchiature di allarme

collegate ad impianti antincendio o antifurto.

Nello stesso art. 5 del D. N. viene altresì ripetuto che da tale disponibilità il custode-casiere viene esonerato per “almeno 3 ore al giorno” purché ne sia assicurata la vigilanza.

E qui arriviamo al punto nevralgico della questione.

Applicando di pari passo quanto previsto dal D. N. dobbiamo analizzare, secondo lo schema sotto riportato, le differenti situazioni che riguardano l’orario complessivo di apertura dell’Istituto (museo, archivio, biblioteca, area archeologica, soprintendenza o direzione ecc…)

APERTURA AL PUBBLICO:

  1. mattina e pomeriggio, tutti i giorni escluso, di solito, il lunedi per chiusura, con apertura di almeno 11 ore al pubblico;
  2. solo mattina o solo pomeriggio con apertura al pubblico di almeno 5 o 6 ore;
  3. forme miste settimanali con orari alterni di apertura al pubblico, solo mattina o solo pomeriggio o ancora con soluzioni settimanali comprensive dei casi riportati nei punti a) e b);

Pertanto, si espone un esempio chiarificatore per meglio comprendere il concetto sull’esonero della disponibilità:

Nel caso (a) ed in presenza di un solo unico custode casiere

  8,00 8,30   13,30 14,00   19,30 20,00   8,00 8,30
                       
  servizio 6 ore esonero disponibilità DISPONIBILITA’  
    servizio 6 ore esonero disponibilità DISPONIBILITA’

Quindi, come si può verificare nel caso di una apertura di 11 ore anche nel caso di 1 solo custode casiere l’esonero dalla disponibilità può essere anche di 6 ore, concedendo così allo stesso un tempo giornaliero di vivibilità per le esigenze personali o familiari.

Durante l’esonero, infatti la vigilanza è assicurata dai colleghi nel turno pomeridiano, fino al momento della chiusura dell’Istituto da parte del custode-casiere.

I problemi nascono invece quando l’Istituto apre non per 11 ore ma per 6 ore con apertura al pubblico solo di mattina o solo di pomeriggio.

E’ chiaro che in questo caso se non si assicura la vigilanza dopo l’apertura al pubblico e a museo chiuso risulta difficile applicare l’esonero della disponibilità da concedere al custode-casiere.

Viceversa se l’organico dell’Istituto prevede la presenza di unità di addetti alla vigilanza necessari all’apertura al pubblico e di almeno 2 unità a rotazione presenti nel turno pomeridiano ad Istituto chiuso, l’esonero di 6 ore della disponibilità da concedere al custode-casiere è assicurata.

Qualora, però, come in alcune sporadiche realtà, dove gli organici sono ridotti a pochissime unità (due, tre o al massimo 4) insufficienti ad assicurare un turno pomeridiano con due unità a museo chiuso risulta in tali casi estremamente difficile poter concedere l’esonero alla disponibilità all’unico custode-casiere.

Soluzioni possibili adottate nel tentare di risolvere queste criticità sono state quelle di articolare l’orario di servizio del custode casiere, come avvenuto in certi casi, diversamente da quello continuativo ad esempio di sei ore in un orario di servizio “frazionato” in due periodi di 3 ore con un intervallo di almeno 3 ore per concedere un esonero ad una disponibilità estremamente lunga rispetto a quella normale di altri custodi-casieri.

Un esempio concreto, infatti, è stato quello in cui l’orario di servizio del custode casiere veniva effettuato, ad esempio, dalle ore 7,00 alle ore 10,00 e poi dalle ore 13,00 alle ore 16,00, con un intervallo pari almeno a 3 ore dalle ore 10,00 alle ore 13,00 in cui lo stesso poteva essere libero di effettuare le normali attività (fare la spesa, recarsi in farmacia ecc…).

Altra soluzione concreta è quella di istituire il doppio casierato in tutti gli Istituti in quanto la presenza di due casieri risulterebbe vantaggiosa anche in termini economici per l’amministrazione che non dovrebbe nemmeno istituire la “reperibilità” necessaria a garantire la sicurezza dell’Istituto allorquando venisse eliminato il “turno notturno” o per garantire il riposo o le assenze programmate del custode casiere.

In questi casi l’amministrazione dovrebbe farsi carico di istituire un secondo casierato necessario a poter garantire attraverso una possibile alternanza tra i due casieri una dignitosa vivibilità ad entrambi, viceversa ci si troverebbe nella situazione in cui il solo casiere verrebbe a trovarsi costretto ad una sorta di “arresti domiciliari all’interno dell’alloggio”.

Attualmente la mancanza di un “Regolamento del custode casiere” non permette una eguale applicazione del Disciplinare Nazionale nei confronti dei vari custodi casieri nei vari molteplici Istituti del nostro ministero.

E’ chiaro che a seconda dei seguenti parametri peculiari presenti in un dato Istituto nel caso di un solo custode casiere possono venire a crearsi delle notevoli differenze per le quali l’applicazione del servizio di casierato risulta in certi casi fortemente discriminatorio tra una realtà e un’altra.

Il fatto di essere stato “aggiudicatario” di un bando per concorso al servizio di custodia e casierato, ottenendo un alloggio gratuito eccetto le utenze come per legge disposto, non deve essere un “ricatto” per arrivare a ledere quei diritti umani e civili riconosciuti a qualsiasi cittadino e a qualsiasi dipendente della P.A.

In conclusione urge una rivisitazione degli aspetti particolari dei concetti e delle norme previste nel Disciplinare Nazionale in riferimento alla controprestazione da parte del custode casiere per la concessione a titolo gratuito dell’alloggio assegnato che dia la possibilità per la realizzazione di un REGOLAMENTO che espliciti ed uniformi l’attività del servizio di custodia e casierato nel nostro ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, al fine di poter risolvere tutte le criticità di questo settore che, senza alcuna pretesa o presunzione, con questa “umile”  raccolta si è tentato di porre in evidenza, anche e soprattutto frutto di numerose esperienze sul campo, sul territorio in diversi e molteplici casierati esistenti.

  • Titolo V – CHIAVI DEI LOCALI E DEGLI INGRESSI PRINCIPALI DELL’ISTITUTO;

L’art. 4 del Disciplinare Nazionale al riguardo recita espressamente:

Accesso agli edifici

AI custode casiere sono affidate le chiavi di accesso ai locali dell’edificio assegnato in

custodia.

Le chiavi dei locali sono unite ad un apposito talloncino, sul quale è riportata

l’indicazione dei locali cui esse si riferiscono, nonché il numero della chiave stessa.

Tutte le chiavi trovano ordinata collocazione in un apposito contenitore chiuso.

Pertanto è estremamente importante che le chiavi di tutti i locali siano affidate intanto al custode casiere al quale per ragioni di sicurezza deve essere permesso e consentito l’accesso anche durante il periodo notturno in situazioni di rischio ed emergenza in qualsiasi locale, ufficio, sala espositiva o deposito ed in qualsiasi ambiente del museo od istituto in cui svolge il suo servizio di casierato.

Eventualmente altre copie di tali chiavi possono essere sempre raccolte con appositi talloncini distintivi e riposte in opportune bacheche insieme ad rappresentazioni planimetriche (piantine distinte per piani, per edifici e per spazi aperti) che ne individuano facilmente la posizione e l’appartenenza fisica del locale in maniera biunivoca con la chiave numerata e riportata a sua volta in un elenco numerato progressivo utile al suo riconoscimento immediato.

Le bacheche contenenti tali copie delle chiavi possono essere disposte, ad esempio, nelle portinerie o nelle sale regie o comunque presso gli ingressi dei musei, per essere facilmente utilizzate anche dal restante personale di vigilanza durante l’apertura del sito, per ogni eventuale necessità.

Una ulteriore copia di tutte le chiavi va infine messa in sicurezza all’interno di casseforti chiusa in una busta controfirmata dal casiere, dal direttore e dal responsabile della vigilanza.

E’ chiaro che l’utilizzo delle chiavi che consente l’apertura e la chiusura dei locali e delle sale del museo o dell’istituto deve essere opportunamente quantomeno segnalato a fine giornata al custode casiere per evitare dimenticanze di porte aperte con rischio di possibili intrusioni di vario genere all’interno dei locali, delle sale o degli spazi museali (animali o persone).

L’adozione di un registro su cui vengono annotate tutte le situazioni giornaliere che accadono nel museo risulta non solo molto pratica ed utile per tenere sotto controllo anche l’utilizzo delle chiavi e di conseguenza l’accesso nei vari locali.

Si può ben comprendere come il concetto dell’affidamento delle chiavi si coniuga perfettamente con il concetto dei vari registri che possono essere diversi e anche più di uno, per diverse e specifiche annotazioni, attraverso i quali se tenuti con cura e diligenza rappresentano e servono in un certo qual senso a descrivere ogni giorno la “vita del museo” e tutto quanto è potuto succedere o cosa è avvenuto, in modo da avere oltretutto la possibilità attraverso le notizie, le quantità e i dati registrati di raccogliere quelle informazioni utili anche dal punto di vista statistico, di resoconto giornaliero, settimanale, mensile ed annuale.

Questi registri, su cui annotare le informazioni, possono essere suddivisi secondo le seguenti funzioni e attività di servizio in vari semplici e comuni quaderni:

  1. Un quaderno per registrare la movimentazione e l’accesso del personale interno ed esterno nei locali particolari del sito, quali magazzini, depositi, uffici importanti normalmente chiusi, indicando la presa delle chiavi che aprono tali locali particolari;
  2. Un quaderno per registrare gli orari di entrata e di uscita del personale estraneo quali eventuali operai di ditte per le varie lavorazioni necessarie per le manutenzioni o le ristrutturazioni da eseguirsi nel sito museale o istituto culturale; la registrazione avviene attraverso l’apposizione di firme delle persone, a seguito di una preliminare identificazione (anch’essa registrata) con il documento d’identità delle stesse;
  3. Un quaderno per registrare il gradimento da parte dell’utenza in occasione di mostre temporanee o permanenti o comunque anche per l’esposizione delle opere all’interno del sito o per la stessa struttura storico-artistica ed architettonica del sito museale o del compendio o istituto;
  4. Un quaderno per registrare l’affluenza del pubblico in occasione di manifestazioni, convegni e congressi o in qualsiasi attività in conto terzi; diversamente la registrazione dell’affluenza del pubblico durante i normali orari di apertura viene stabilita attraverso i conteggi riassuntivi necessari per la “tassa d’ingresso” con emissione del biglietto diversificato in quello a pagamento e in quello gratuito. La raccolta dei dati mensili dei biglietti venduti e di quelli gratuiti durante l’apertura del museo viene già adesso inviata al ministero per consentire un’analisi generale sull’affluenza dell’utenza per tutti i musei sul territorio nazionale;
  5. Un quaderno per registrare eventuali segnalazioni di malfunzionamento di apparecchiature, di guasti o rotture di impianti, di anomalie generiche utili per le riparazioni necessarie;
  6. Un quaderno per registrare le prese in consegna dei beni e delle opere del museo nei cambi turno e nel passaggio tra la chiusura e la successiva apertura del sito;

Quindi oltre le “chiavi affidate” al custode casiere, così come definisce l’art. 4 del Disciplinare, bisognerebbe definire nello stesso anche l’affidamento dei vari registri che segnalano qualsiasi situazione che accade nel museo per consentire un miglior controllo, custodia e prevenzione in termini non solo di conoscenza ma anche per la sicurezza (argomento che verrà appresso esaminato) e la vigilanza stessa del patrimonio culturale assegnatogli attraverso la disponibilità che deve assicurare come controprestazione per l’assegnazione dell’alloggio a titolo gratuito (art. 5).

  • Titolo VI – MESSA IN SICUREZZA DEL SITO E DELL’ALLOGGIO;

Questo argomento rientra sicuramente fra quelli più importanti di questo testo.

La messa in sicurezza del sito non può avvenire se non esiste preliminarmente quella messa in sicurezza dell’alloggio e di conseguenza la sicurezza per l’incolumità dello stesso custode casiere.

Risulta estremamente necessario che tutti gli impianti (antintrusione, antincendio, antifurto e videosorveglianza)  installati e previsti per la sicurezza del sito lo siano anche per l’alloggio di servizio.

Gli impianti per la sicurezza ovviamente devono essere utilizzati, manovrati e controllati oltre che nelle varie postazioni (portineria, sala regia ecc..) anche nello stesso alloggio di servizio.

Pertanto, ove non esistente, risulta indispensabile il collegamento dei vari allarmi nell’appartamento del casiere inclusa l’installazione dei monitor principali necessari per il controllo a distanza attraverso la video sorveglianza interna ed esterna nel museo, sirena e dispositivi per includere o escludere gli allarmi.

Pertanto rispetto a questo delicato e importante argomento della messa in sicurezza del sito e dell’alloggio di servizio, risulta necessario eseguire una immediata indagine conoscitiva di tutti gli alloggi del nostro ministero sotto il punto di vista della sicurezza che possa fornire un quadro generale chiaro e reale degli impianti esistenti o mancanti e sul loro effettivo buon funzionamento.

Recentemente il nostro ministero sta tentando di intervenire in termini di sicurezza anche considerando quella sicurezza antropica a favore dei musei e degli istituti culturali per poter installare o rendere efficienti gli impianti esistenti attraverso l’inserimento di ulteriori dispositivi e apparecchiature, come metal detector o congegni simili, per prevenire eventuali atti terroristici, ma anche per meglio esercitare il controllo degli accessi.

Per le argomentazioni sopra esposte tali interventi devono riguardare soprattutto gli alloggi che si trovano all’interno dei siti museali o degli istituti.

Oggi è stata riposta da parte del ministero una maggiore attenzione al tema sulla sicurezza.

Infatti, il Segretariato Generale e la Direzione Generale Musei, attraverso la divulgazione di varie circolari ministeriali rispetto a questo argomento, e soprattutto anche a seguito dei recenti accadimenti  tragici delle stragi in Francia ed in Belgio da parte del terrorismo, hanno reso nota la predisposizione di un programma di interventi finalizzati all’innalzamento della sicurezza nei musei.

Per tali interventi urgenti e necessari sono stati dedicati opportuni finanziamenti economici che consentiranno di realizzarli.

Infine, possiamo aggiungere che insieme al miglioramento degli impianti per la sicurezza dei nostri musei e istituti, bisognerà incrementare e potenziare quei collegamenti con le forze di polizia e carabinieri nei casi di pericolo affinchè il loro intervento, qualora necessario, possa essere tempestivo.

Mi riferisco, ad esempio, ripensando al periodo di servizio di casierato prestato per anni presso Palazzo Altieri in Oriolo Romano (VT) dove l’impianto antintrusione, attraverso un modem telefonico, era collegato con la stazione dei CC di Caprarola.

Allorquando scattava l’allarme, ricevevo immediatamente la telefonata dei carabinieri pronti ad intervenire se necessario.

Quello che oggi si può certamente affermare consiste nel fatto che non sempre tutti gli alloggi di servizio presenti nei musei, proprio per la diversità delle stesse strutture, della tipologia, della loro composizione, delle loro opere e dei loro contenuti, dispongono degli stessi dispositivi ed impianti o sistemi analoghi per la sicurezza.

Ciò determina altresì una differenzazione di riflesso tra un casierato ed un altro.

Esistono, infatti, casierati presenti nei musei all’interno di grandi città o all’interno dei centri urbani dove l’innalzamento della sicurezza in alcuni casi è sicuramente maggiore di quello esistente, ad esempio, in particolari musei collocati invece in zone periferiche e più distanti dai centri urbani, dove magari gli impianti risultano obsoleti o inesistenti.

Questa diversità crea quindi anche una diversa situazione lavorativa del custode casiere nei casi in cui non esiste lo stesso innalzamento della sicurezza, in quanto questo e la messa in sicurezza vale non solo per il sito ma anche per l’alloggio di servizio e per l’incolumità del casiere.

Per questi motivi si rende necessario quantomeno analizzare caso per caso i parametri  di valutazione per la definizione dei Piani per la Sicurezza, così come indicato nella recente Relazione Illustrativa della Commissione di studio per l’attivazione del Sistema museale nazionale.

Tale relazione intesa come proposta di revisione ed aggiornamento delle norme in materia di apertura e vigilanza dei musei e dei luoghi della cultura statali dovrebbe considerare ed aggiornare, a mio avviso, le disposizioni contenute nel “Disciplinare Nazionale del servizio di casierato”, o diversamente introdurre un Regolamento specifico sulla materia e sulla responsabilità del casiere dedicata alla sicurezza dei musei, attraverso la custodia e la disponibilità che deve assicurare intervenendo per primo nei casi di emergenza e di rischio durante il periodo di chiusura del sito.

  • Titolo VII – RAPPORTO LAVORATIVO DEL CUSTODE CASIERE 

L’art. 2 del “Disciplinare Nazionale del servizio di casierato” indica a chiare note che il custode casiere deve svolgere la sua attività di lavoro secondo l’orario contrattualmente previsto (ossia 36 ore settimanali) in modo, però, di poter effettuare le operazioni di apertura e chiusura dell’Istituto.

Anche su questo argomento esistono però delle diverse situazioni rispetto alle operazioni di apertura e chiusura dell’Istituto, dovute al numero dei casieri presenti in quel dato museo o istituto.

Nei casi di un solo casiere, questi risulta penalizzato rispetto a quelli di due o più casieri, dovendo effettuare sempre e tutti i giorni le operazioni sia di apertura che di chiusura.

Mentre è chiaro che nel caso della presenza già di almeno due casieri le operazioni di apertura e di chiusura possono essere associate allo svolgimento dei turni antimeridiani e pomeridiani, in modo da effettuare per i due custodi una sola operazione.

Uno dei due custodi effettua l’apertura contestualmente con il turno di mattina, mentre l’altro custode effettua la chiusura subito dopo il turno pomeridiano.

Inoltre, il rapporto lavorativo del custode casiere, a seconda del museo o dell’istituto, si differenzia non tanto per le diverse articolazioni dell’orario di lavoro (art. 2), previste contrattualmente (settimana lunga con turnazioni o meno su 6 ore al giorno, settimana corta di 7 ore e 12 su 5 giorni) ma proprio quando il suo rapporto lavorativo deve anche prevedere tutte quelle mansioni previste nell’art. 3, che ovviamente vengono effettuate tutte con diverso impegno, diversa modalità in rapporto agli orari e diverso carico di lavoro a secondo della presenza di un solo ed unico custode casiere o di due o più custodi casieri nel museo.

Si è avuto modo di riscontrare che in alcuni casi particolari, il custode casiere, nei casi in cui sia l’unico presente in quel dato museo, ha dovuto adottare una diversa tipologia di orario, quale quella frazionata in due periodi di tre ore, per consentire le operazioni di apertura e di chiusura dell’Istituto, o in altri casi per consentire, ad esempio, lo svolgimento di attività di cantierizzazione per lavori di ristrutturazione dell’edificio museale, in sintonia con gli orari degli operai delle ditte interessate.

Questa diversa adozione dell’orario non consente però in termini contrattuali e normativi lo stesso recupero psico-fisico rispetto ai normali orari di lavoro.

Pertanto, anche sotto questo punto di vista, ossia del rapporto di lavoro e dell’orario applicato per il custode casiere, si rende necessaria una revisione generale che consideri i vari singoli casi.

  • Titolo VIII – UTENZE e TASSE 

L’art. 9 tratta di questo argomento prevedendo che la concessione dell’alloggio dà diritto:

  • all’uso gratuito del riscaldamento ove l’impianto sia centralizzato. Qualora l’impianto di riscaldamento sia autonomo, il quantitativo gratuito di energia, determinato dall’U. fficio Tecnico competente. , sarà …………………………… ;
  • alla gratuita utilizzazione del telefono, limitatamente al canone;
  • alla utilizzazione gratuita dell’energia elettrica limitatamente al noleggio del contatore ed alla quota determinata dall’Ufficio tecnico competente, in base alla tipologia dell’alloggio ed ai componenti del nucleo familiare.

Le forniture di gas e di acqua potabile sono a carico del custode casiere. Resta inteso che in caso di riscaldamento centralizzato, nelle giornate di chiusura dell’Istituto, il custode casiere dovrà provvedere a suo carico alle spese di riscaldamento.

E’ parimenti, a carico del custode casiere ogni tassa connessa all’utilizzazione dell’alloggio.

Bene, a prima vista e per come è ancora oggi applicato questo articolo, a meno che non si tratti di impianti  centralizzati, il custode casiere è soggetto al pagamento del gas o di altra fonte di energia per il riscaldamento e a quello per la fornitura di energia elettrica a parte, però, un certo quantitativo di energia determinato dall’Ufficio Tecnico competente.

Nella maggior parte dei casierati sul territorio nazionale invece questo non viene affatto considerato, per vari motivi tra i quali quello che, come successo, l’amministrazione non dispone di un ufficio tecnico, o come accaduto in altri casi anche in presenza di questo è risultato molto più comodo sconsiderare questo aspetto.

Quindi invece di incaricare l’ufficio tecnico preposto, si è preferito lasciare al casiere (totalmente a suo carico) tali forniture nei confronti del quale la considerazione da parte di quasi tutti risulta quella di un dipendente fortunato, agevolato nell’utilizzazione e nell’avergli concesso gratuitamente un alloggio.

Mentre, invece, se si facesse un ragionamento intelligente, si capirebbe molto bene che la concessione dell’alloggio non dovrebbe limitarsi solo all’appartamento, ma al custode casiere deve essergli riconosciuto quel minimo e sufficiente quantitativo di energia necessaria al suo riscaldamento o ad esempio, all’energia elettrica minima e necessaria per una normale illuminazione degli ambienti dell’alloggio.

Esistono situazioni di concessioni dell’alloggio con forniture di energia completamente gratuite ed altre dove paradossalmente il custode-casiere è tenuto a pagare qualsiasi bolletta (tanto per il riscaldamento quanto per il consumo di energia elettrica).

Al riguardo risulta utile rammentare e fare appello anche per coloro che non ne siano a conoscenza che la Direzione Regionale per i Beni culturali e Paesaggistici dell’EMILIA ROMAGNA con la circolare n. 17 prot. 19356 dell’ 11 dicembre 2012, a seguito di una ricognizione delle unità abitative in carico agli Istituti dell’Amministrazione nella Regione Emilia Romagna, effettuò una determinazione dei quantitativi o meglio dei corrispettivi gratuiti relativi alle utenze degli alloggi occupati dai custodi casieri.

Con la stessa circolare si invitavano tutti gli Istituti periferici afferenti la Direzione Regionale per i Beni culturali e Paesaggistici dell’EMILIA ROMAGNA ad attenersi alle tabelle contenenti le tariffe elaborate per il conteggio dei consumi da imputare ai suddetti alloggi.

Le tabelle facevano riferimento, chiaramente ad indici ISTAT e consentivano di ottenere dei parametri di riferimento oggettivi che a loro volta determinavano i quantitativi minimi gratuiti di energia da fornire agli alloggi dei custodi casieri, rapportando anche ad esempio la composizione del suo nucleo familiare o altre caratteristiche specifiche e /o particolari a seconda dei casi.

Di seguito, per una migliore comprensione dell’argomento si inserisce, a titolo di esempio, la sotto elencata nota, da inviare all’amministrazione da parte del casiere interessato al fine di ottenere a suo favore la determinazione dei quantitativi gratuiti:

DETERMINAZIONE DEI QUANTITATIVI GRATUITI DI ENERGIA PER I CUSTODI CASIERI DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

In assenza di una precisa ed univoca regolamentazione “ministeriale” esplicativa rispetto a quanto dettato nell’art. 9 (Utenze e Tasse) del “Disciplinare per il servizio di custodia e casierato negli immobili sedi di uffici ed istituti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali” si forniscono le seguenti osservazioni:

In riferimento alla richiesta della Soprintendenza BAP di (indicare il nome) inviata al Responsabile dell’Ufficio Tecnico competente per quantificare e determinare i quantitativi gratuiti di energia elettrica, di riscaldamento e fornitura di acqua potabile per il custode casiere del (indicare il museo o luogo di cultura) si può far presente che bisogna innanzitutto stabilire i parametri oggettivi di riferimento validi per le regioni, le province o i comuni interessate all’ubicazione degli alloggi medesimi.

Tali parametri di riferimento sono stati scelti nelle quantificazioni medie delle rilevazioni ISTAT  pubblicate che consentono anche una revisione agevole nel tempo dei corrispettivi grazie all’aggiornamento annuale delle rilevazioni stesse.

La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna ha affrontato, proprio sotto questo aspetto, la problematica delle Utenze e Tasse previste per determinare i quantitativi gratuiti di cui sopra per i custodi casieri con la circolare n. 17 del 11 dicembre 2012 prot. 19356 Class. 25.10.13/2, pubblicando la relazione con la quale vengono illustrate le tabelle contenenti le tariffe elaborate per il conteggio dei consumi da imputare agli alloggi occupati nella regione Emilia Romagna.

Estrapolando le tariffe medie, calcolate ad esempio, nel periodo dall’anno 2000 all’anno 2011, che determinano i quantitativi medi dei consumi di energia elettrica in Kw per abitante all’anno, di acqua per uso domestico in  litri per abitante al giorno e di gas metano per uso domestico e riscaldamento in mc per abitante all’anno, si ottengono così i corrispettivi gratuiti di energia da imputare ai casieri, moltiplicando i valori per i componenti del nucleo familiare del custode casiere in questione.

E’ chiaro che sono da addebitarsi al custode casiere le differenze dei quantitativi oltre quelli indicanti i corrispettivi gratuiti estrapolati dalle tabelle sopraindicate.

Per una migliore comprensione di quanto enunciato si rimanda alla circolare n. 17 del 11 dicembre 2012 e alle tabelle annesse.

Nella fattispecie del custode casiere del (indicare il nome), l’analisi della determinazione dei corrispettivi di energia gratuita dovuta, anche considerando pari a due i componenti del nucleo familiare, porta ai seguenti risultati:

Corrispettivi gratuiti:

  1. Acqua per uso domestico in litri al giorno: 178,05 per singolo componente,

178,05 X 2 = 356,10 che all’anno risultano litri 129.976,50

  • Energia elettrica in Kw/anno per 1 componente = 921,36,  per 2 componenti = 1.842,72 Kw
  • Gas Metano in mc all’anno per 1 componente = 410,94, per 2 componenti = 821,88 mc.

 si rende necessaria, quindi, una revisione generale che consideri i vari singoli casi. 

  • Titolo IX – ELEMENTI o FATTORI SPECIFICI e PARTICOLARI

Come già illustrato nella premessa ciascun servizio di casierato si distingue dagli altri per vari elementi o fattori specifici e particolari che consistono sostanzialmente a seconda:

  1. del numero di casierati presenti;
  2. della collocazione territoriale (regionale, provinciale e/o comunale);
  3. della ubicazione in centri abitati (città, paese o periferia urbana);
  4. della ubicazione fuori e lontano dai centri urbani (montagna, collina, campagna, valle pianeggiante, zona di lago, zona marittima);
  5. del tipo e dalle dimensioni della struttura;
  6. della diversa natura del sito culturale (museo, luogo di cultura, zona archeologica, archivio, biblioteca);
  7. della diversa appartenenza del sito culturale (soprintendenze varie, uffici o Istituti vari);
  8. del diverso orario di apertura;
  9. delle diverse tipologie d’orario degli uffici e del personale presente nel sito;
  1. della diversa affluenza di pubblico;
  2. della presenza o meno di ditte esterne esecutrici di lavorazioni all’interno o all’esterno del sito;
  3. della presenza e dell’efficienza di impiantistica antintrusione, antincendio, antifurto e videosorveglianza, incluso modem o combinatore telefonico per l’avviso di pericolo;
  4. del collegamento degli impianti per la sicurezza con le autorità di polizia o carabinieri;
  5. della tipologia e delle dimensioni dell’alloggio;
  6. della presenza di eventuali spazi aperti (balconi, terrazzi, cortili o giardini) annessi all’alloggio;
  7. della presenza di eventuali locali (depositi o magazzini) annessi all’alloggio;
  8. della reale conformità delle forniture elettriche e gas dell’alloggio;
  9. della presenza o meno degli impianti di riscaldamento e di condizionamento;
  10. dell’accessibilità all’alloggio più o meno difficoltosa attraverso l’utilizzo di scale o di ascensore;
  11. del posizionamento (interno od esterno) dell’alloggio rispetto al sito culturale da custodire;
  12. della presenza o meno di parcheggi all’interno;

Non sempre, infatti, questi elementi vengono dichiarati nel bando di gara e se pur è vero che l’alloggio può essere visitato prima di inoltrare la domanda di partecipazione, in certi casi, alcuni di questi elementi vengono conosciuti a posteriori, con il rischio di accettare un’assegnazione del servizio di casierato disagiato dalla partenza.

Per questi motivi conoscere in tempo tutta una serie di elementi e fattori particolari e specifici collegati con l’alloggio ed il servizio renderebbe più trasparente ed aperta la procedura del bando di gara.

  • Titolo X – CONDIZIONI ESSENZIALI PER L’ASSEGNAZIONE DELL’ALLOGGIO

Il Disciplinare del casierato fissa le condizioni e i requisiti alla partecipazione dei bandi di gara per gli alloggi demaniali da concedere in uso a titolo gratuito.

Brevemente questi vengono di sotto riportati:

1) qualifica: appartenenza all’area B – Vigilanza – personale del Ministero per i Beni e le

Attività Culturali a tempo indeterminato con prestazione lavorativa a tempo pieno;

2) anzianità di servizio non inferiore a tre anni;

3) efficienza psicofisica: idoneità al posto da ricoprire attestata dal medico competente

dell’Istituto di appartenenza, ai sensi della normativa vigente; 

4) affidabilità: non aver subito condanne penali · negli ultimi cinque anni o avere in corso

procedimenti penali né sanzioni disciplinari gravi; 

5) il dipendente e gli altri componenti del nucleo familiare non devono essere titolari di

alcun diritto di proprietà, usufrutto, etc. di alloggio ubicato nell’ambito territoriale del

Comune e della Provincia nella quale è situato l’Istituto ove andrà a prestare servizio; 

6) parere favorevole del Capo dell’Istituto di provenienza qualora il dipendente già

rivesta analoga posizione di custode casiere. 

La mancanza anche di uno solo dei suddetti requisiti comporta l’esclusione dalla

graduatoria.

Rispetto a questi requisiti, a prima vista, si può senz’altro affermare che sono essenziali e determinanti, però, anche in questo caso bisogna specificare meglio alcune marginali condizioni nelle frasi e periodi che seguono, che potrebbero, se disattese, creare delle situazioni poco chiare determinando già all’atto della stesura di una graduatoria delle scorrettezze e delle discriminazioni.

Voglio riferirmi (vedasi Disciplinare) anche al punto in cui viene enunciato:

Scaduto il termine di presentazione delle domande, la Commissione esaminerà

prioritariamente le domande pervenute dal personale interno . all’Istituto. Qualora non si

trovino adesioni, esaminerà di seguito rispettivamente le domande pervenute dagli Istituti

situati nello stesso Comune, nella Provincia, nella Regione, in Regioni diverse.

Certamente, sia i requisiti sopra descritti che la procedura sulle domande pervenute dettano le condizioni della graduatoria dei partecipanti al bando.

L’esperienza in alcuni bandi per l’assegnazione degli alloggi ha dato modo di riscontrare, però e purtroppo, alcune applicazioni di “stratagemmi” che di fatto hanno consentito l’assegnazione al candidato scelto in modo preferenziale, magari già deciso prioritariamente con accordi, ancor prima della pubblicazione del bando.

Con ciò non voglio dire che sia stato commesso un illecito, ma che sin dall’inizio della pubblicazione alcune cose erano state già preordinate e realizzate positivamente nei confronti del fortunato destinato partecipante.

Infatti la Commissione giudicatrice deve esaminare prioritariamente le domande dei partecipanti pervenute dall’interno dell’Istituto per il quale si intende assegnare il servizio di casierato.

Questa disposizione procedurale si riflette nel fatto che risulta a questo punto comprensibile la possibilità, se si vuole, di poter assegnare l’alloggio in maniera preordinata e decisa a monte a favore del dipendente che l’amministrazione da sola o d’accordo, come successo, purtroppo anche con alcune OO.SS. o RSU del posto o con parte del personale di quell’Istituto, intende avere facendolo risultare primo in graduatoria.

L’esempio che si esplicita serve a chiarire meglio il concetto.

Supponiamo che un qualsiasi addetto alla vigilanza intenda partecipare ad un determinato bando di gara, e che ancor prima della sua pubblicazione ne fosse venuto a conoscenza, ad esempio alcuni mesi prima o considerando il tempo necessario ad effettuare un eventuale trasferimento (magari con un distacco temporaneo).

In questo caso anche se quest’addetto alla vigilanza prestasse servizio in altro comune o provincia o regione potrebbe dopo essersi trasferito presso la sede in cui si pone a gara il bando di casierato, avrebbe sicuramente la possibilità di vincita, con la consequenziale assegnazione dell’alloggio, per la priorità acquisita con il trasferimento (distacco) stesso.

Detto questo altro “stratagemma” per superare l’ostacolo di possedere degli immobili di proprietà consiste in quello di dimostrare dall’oggi all’indomani attraverso magari una “separazione coniugale” che possa dimostrare il contrario.

Questi due “stratagemmi” fanno intendere che se si vuole si può decidere comunque di assegnare l’alloggio in maniera preferenziale e non corretta pur rispettando apparentemente quanto previsto dal Disciplinare.

Il suggerimento che si potrebbe avere in questi casi è quello di dover meglio specificare i requisiti previsti per partecipare ed assegnare correttamente l’alloggio posto in gara attraverso una graduatoria che non venga inficiata da questi “artifizi”, è quello di imporre il fattore “tempo”, nel senso di porre ad esempio un limite temporale congruo entro il quale bisogna possedere o non possedere certe condizioni determinanti ai fini della vincita eventuale.

Adottare, quindi, queste restrizioni dei requisiti eviterebbe sicuramente le eventuali possibilità di “truccare” e di “modificare” la partecipazione ai bandi di gara per favorire scorrettamente qualcuno dei candidati  rispetto ad altri che ne avrebbero più titolo.

Anche chi scrive, purtroppo, a causa di strane condizioni e per fatti circostanziati, al fine di poter partecipare come dipendente del personale interno presso l’istituto che aveva messo in gara il servizio di casierato, si è trovato coinvolto nel meccanismo del trasferimento (operato con la formula del distacco temporaneo, inizialmente con una durata di soli tre mesi ma che poi si è protratto per due anni).

Tale meccanismo del trasferimento mediante distacco, di fatto, considerava lo scrivente appartenente in organico presso la sede distaccata e permetteva alla commissione giudicatrice di considerare la domanda dello scrivente come pervenuta dall’interno dell’Istituto.

La stessa, quindi, poteva essere valutata prioritariamente rispetto a tutte le altre domande pervenute dagli altri Istituti situati nello stesso Comune, nella Provincia, nella Regione, in Regioni diverse, come riportato e previsto nell’Accordo Nazionale concernente il Servizio di custodia e casierato, sottoscritto in data 21 giugno 2006 e trasmesso con Circolare n. 121 del 2006.

Alla fine, non essendoci state altre domande pervenute dall’interno, lo scrivente risultava necessariamente vincitore e pertanto assegnatario del servizio di custodia e casierato ricevendo a titolo gratuito l’alloggio che a tutt’oggi occupa in qualità di casiere.

Chiaramente se non avessi effettuato il distacco presso l’Istituto che metteva in gara il Servizio di casierato sicuramente non sarei stato primo in graduatoria, per il fatto che altri partecipanti possedevano un punteggio superiore.

Ho voluto descrivere questa esperienza personale, per dar modo a chi legge di riflettere e di scoprire alcune realtà ed alcuni aspetti procedurali per questo tipo di bando di gara non propriamente corretti, anche se al sottoscritto ha dovuto rinnovare il suo distacco ogni tre o sei mesi per vari motivi legati ad altre situazioni lavorative non direttamente connesse all’argomento in questione.

Per concludere, infine, onde prevenire scorrettezze e favoritismi illegali nei confronti di un unico partecipante ma penalizzare viceversa altri partecipanti, verso i quali potrebbe realizzarsi un’ingiustizia concreta, si confida, appunto per questo,  nell’amministrazione affinché possa affrontare, quanto prima e con decisivo impegno una rivisitazione completa delle norme, delle procedure e dei requisiti richiesti e previsti dal Disciplinare del servizio di casierato, attraverso la quale si possa finalmente equilibrare seriamente e correttamente l’analisi e la valutazione dei titoli posseduti dai partecipanti al bando di gara.

Tale rivisitazione, a mio avviso, dovrebbe essere contenuta nel prossimo imminente “Regolamento del servizio di custodia e casierato” che l’amministrazione, almeno da quanto dichiarato sul tavolo negoziale sindacale a livello nazionale dal Segretariato Generale in una passata riunione sindacale, dovrebbe pubblicare entro breve tempo e trasmettere con una circolare ministeriale per la sua divulgazione.

  • Titolo XI – ELENCO DEI CASIERATI E SITUAZIONI PARTICOLARI

Il nostro ministero attraverso la rete intranet denominata “rpv beniculturali” pubblica i bandi di gara dei vari casierati che possono essere controllati dai dipendenti nella sezione dedicata “casierato” o seguiti anche tramite gli aggiornamenti delle circolari degli uffici direttamente competenti quali ad esempio la nuova Direzione Generale “Musei”, istituita con il recente D.M. 23 dicembre 2014, dopo aver ricevuto da parte degli Uffici emittenti che intendono assegnare gli alloggi liberi nei Musei, Archivi e Biblioteche o nei vari Istituti culturali la procedura concorsuale relativa.

Ne consegue la possibilità di ottenere attraverso una mappatura sul territorio nazionale, man mano che si bandisce a gara un servizio di casierato in una determinata città, un’individuazione generale di tutti i possibili e reali casierati.

L’elenco completo di tutti i casierati del mibact distribuiti sul territorio nazionale fornisce una chiara visione della presenza numerica degli alloggi dalla quale ne scaturisce una rappresentazione statistica rispetto a:

  • Quantificazione numerica degli alloggi per città, provincia e regione;
  • Quantificazione numerica degli alloggi liberi e di quelli occupati;
  • Quantificazione numerica della frequenza temporale dei bandi ripetuti per lo stesso alloggio nell’arco di un periodo temporale;
  • Quantificazione numerica degli alloggi e dei servizi di casierato istituiti dai vari uffici quali:
    1. direzioni generali;
    2. soprintendenze;
    3. archivi;
    4. biblioteche;
    5. musei;
    6. aree archeologiche;
    7. istituti e luoghi culturali;
  • Quantificazione numerica degli alloggi e dei rispettivi casierati assegnati a personale maschile o femminile;
  • Quantificazione numerica degli alloggi distinta dalla presenza di uno, due o più casieri;
  • Quantificazione numerica degli alloggi distinta per tipologia, per numero di locali, per spazi aperti quali balconi, terrazzi, cortili e parcheggi ecc….;
  • Quantificazione numerica degli alloggi distinta tra quelli concessi dietro procedura regolare e quelli occupati senza titolo;

Dalle rappresentazioni statistiche rispetto ai parametri di cui sopra possono essere ricavate quelle indicazioni utili a comprendere se e perché alcuni alloggi presentano rispetto ad altri quelle criticità, quelle anomalie o quelle eccezioni che li differenziano.

La rappresentazione statistica sulla frequenza temporale di più bandi ripetuti per lo stesso  alloggio, nell’arco di un certo periodo temporale, può indicare l’esistenza reale di una criticità  per la quale lo stesso alloggio è messo continuamente in gara attraverso il bando concorsuale, anche a distanza di tempi ravvicinati.

L’elenco dei servizi di casierato che presentano delle criticità impone all’amministrazione di intervenire, caso per caso, per comprenderne le motivazioni che possono averle generate e subito dopo per eliminarle e riportare questi casi singolari nella normalità alla pari degli altri servizi di casierato che vengono svolti regolarmente.

Le situazioni critiche e particolari raccolte in elenchi specifici rappresentano dei validi strumenti attraverso i quali e attraverso una indagine scrupolosa su tutti gli aspetti collegati al servizio di casierato si possono ottenere delle efficaci indicazioni sull’organizzazione del lavoro che potrebbe essere, in alcuni casi, totalmente discussa e rivista dal punto di vista normativo o da quello dell’applicazione delle leggi e delle regole.

Pertanto un’analisi di studio compresa una rilevazione ed una quantificazione dei servizi di casierato potrebbe rappresentare un valido aiuto per indicare anche e quanto l’organizzazione del lavoro applicata in quel determinato sito culturale sia effettivamente valida e funzionante, a meno di presentare di carenze e di problematiche sindacali e contrattuali nei confronti del personale.

Secondo queste considerazioni il servizio di casierato in un determinato sito culturale può essere ritenuto, quindi, l’ago della bilancia, attraverso il quale si riesce ad avere un quadro molto più esteso e chiaro sotto l’aspetto gestionale ed organizzativo.

Infine, il servizio di casierato risulta strettamente collegato a tutta una serie di attività lavorative svolte all’interno dell’istituto.

Infatti, si può ben affermare che le attività della “vigilanza e dell’accoglienza”, ossia quelle attività che vengono svolte dagli addetti durante gli orari di apertura al pubblico, non possono essere divise o non collegate all’attività della “custodia”, che viene fatta ed eseguita sempre dagli addetti alla vigilanza, ma, in questo caso, durante il periodo di chiusura dell’istituto.

  • Titolo XII – MANSIONI E RESPONSABILITA’ DELLA CUSTODIA

L’attività della custodia del patrimonio culturale implica tutta una serie di responsabilità e d’impegni lavorativi non meno importanti rispetto a quelli legati alle attività di vigilanza e di accoglienza.

Il custode-casiere del mibact  in questo contesto risulta il soggetto principale e più importante rispetto all’attività della custodia del patrimonio culturale.

 Si può affermare, quindi, che il custode-casiere attraverso le sue mansioni proprie del profilo professionale di appartenenza (art. 3 del Disciplinare) svolge un ruolo importante e determinante rispetto alla “custodia” della struttura del sito e dei beni ivi contenuti.

Si riporta per intero l’art. 3 del Disciplinare nazionale, sulle mansioni del casiere:

Art. 3

Mansioni

Durante l’orario di lavoro, nell’ambito delle mansioni proprie del profilo professionale di

appartenenza, il custode casiere provvede, in particolare:

  1. all’apertura e chiusura dell’edificio affidatogli, nelle ore stabilite; a controllare,

partecipando direttamente alle operazioni di chiusura, tutti i locali di pertinenza

dell’Istituto di appartenenza per verificarne le regolari condizioni, ove tale adempimento

non sia diversamente regolato.

  1. ad indossare la divisa fornitagli dall’Amministrazione;
  2. a tenere un contegno serio e cortese con i superiori, i colleghi ed il pubblico.
  3. ove non sia stato istituito l’Ufficio informazioni e passi a fornire le. indicazioni richieste, nell’ambito delle proprie specifiche competenze, consentendo l’accesso agli uffici, secondo le modalità previste nell’Istituto.;

5.a ricevere, ove non sia stato attivato l’apposito ufficio, la corrispondenza assicurandosi del corretto recapito;

6.a regolare l’illuminazione e gli impianti dei locali comuni;

7.a verificare il corretto funzionamento degli impianti di sicurezza, degli impianti elettrici, idrici, termici, degli avvisatori di incendio e sussidiari, secondo apposite direttive del personale tecnico addetto a tali compiti, comunicando ai responsabili tecnici eventuali disfunzioni ed Informando in caso di necessità le autorità competenti;

  1. a vigilare affinché l’atrio e gli altri locali comuni, ivi compresa la guardiola, restino

sempre puliti e liberi da veicoli non autorizzati, da depositi di cose e da animati,

evitando, inoltre, che vi sostino persone estranee;

  1. ad esporre nei modi e nei tempi prescritti dalla legge, le bandiere, i gonfaloni ed i

vessilli nazionali, regionali, europei, internazionali. 

Il custode casiere si impegna, inoltre, ad essere disponibile, come da successivo art. 5,

durante l’orario di chiusura dell’Istituto, ivi compreso il periodo notturno – nell’ambito delle funzioni proprie del profilo professionale .di appartenenza – provvedendo, in particolare:

  1. a) a trasmettere eventuali comunicazioni urgenti al Capo dell’Istituto o al Funzionario che lo sostituisce;
  2. b) a richiedere l’intervento immediato delle Autorità pubbliche competenti agli interventi, informando, contestualmente, il Capo dell’Istituto o il Funzionario che lo sostituisce in caso di incendio o di intrusione o di entrata in funzione di apparecchiature di allarme collegate ad impianti antincendio o antifurto. 

Per lo svolgimento dei compiti sopra specificati, il custode casiere deve essere

adeguatamente formato a cura dell’Amministrazione ed ha libero accesso a tutti i locali.

Oltre a queste mansioni il custode-casiere effettua il suo servizio con lo svolgimento costante e continuo nell’assicurare (anche durante il periodo notturno), con la sua presenza, la disponibilità all’interno dell’alloggio al fine di preservare e garantire la sicurezza del patrimonio e dei beni contenuti nel sito culturale a lui assegnato e affidato.

La responsabilità della custodia da parte del casiere pertanto assume la caratteristica principale del suo ruolo.

Questa caratteristica del suo ruolo lo differenzia da tutti gli altri suoi colleghi con pari profilo professionale nell’assumersi questo particolare e delicato impegno di responsabilità.

Nella sostanza quest’impegno viene dichiarato e sottoscritto nel Disciplinare da ambo le parti (amministrazione e casiere) sotto forma di un contratto.

Al custode–casiere viene perciò affidata la custodia sia dell’edificio (museo, archivio o biblioteca) e dell’area ad esso annessa (villa, parco, giardino o area archeologica) sia dei beni culturali ivi contenuti (statue, mosaici, affreschi, strutture architettoniche, storico-artistiche, opere, quadri, materiale archivistico o bibliotecario).

Di fatto l’attività della custodia è quell’attività specifica che si esplicita nel controllo di un bene ed è finalizzata a prevenire sia alterazioni naturali della cosa, sia danneggiamenti o sottrazione da parte di terzi (es. furto).

Nel diritto privato la custodia è oggetto di specifico obbligo riportato a chiare note in un contratto tra le parti.

Infatti così come riportato nell’art. 1768 del codice civile il depositario deve usare nella custodia, ossia nella detenzione del bene e nella sua conservazione (in modo da evitare, ad esempio, il furto o che si produca un danno), la diligenza del buon padre di famiglia, allo stesso modo, anche nell’art. 8 del Disciplinare, il casiere (depositario)  ha l’obbligo di curare la manutenzione dell’alloggio di servizio con la diligenza del buon padre di famiglia. 

  • Titolo XIII – LA DONNA CUSTODE “CASIERA” 

Senza voler entrare in argomentazioni politico-sociali o etico-morali, possiamo affermare che la discriminazione ingiusta subita dal sesso femminile da parte degli uomini, pian piano è andata sempre più a diminuire grazie ai contrasti avvenuti negli anni attraverso anche varie lotte e battaglie culturali, etiche e morali da parte delle donne che sono riuscite ad imporre giustamente il loro ruolo paritario nella società.

Infatti nei confronti di posizioni ideologiche maschiliste e retrogradi  hanno dovuto reclamare i loro diritti di uguaglianza nei confronti del sesso maschile.

Quindi, in questo momento, per merito della raggiunta parità dei sessi, ed in virtù del cambiamento sociale che ha visto sempre di più le donne introdursi in tutti i settori lavorativi (compresi i corpi di polizia, i carabinieri, i vigili del fuoco, la finanza, la forestale e l’esercito).

Allo stesso modo anche nel casierato si è visto un aumento notevole da parte delle donne.

Infatti, soprattutto nell’ultimo decennio (2006-2016) il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo ha registrato un aumento cospicuo del numero di donne con la qualifica di Addette alla vigilanza che hanno partecipato ai vari bandi di gara di assegnazione del servizio di casierato.

Le colleghe, vincitrici dei bandi, sono riuscite, quindi, a introdursi nel servizio di casierato, determinando, di fatto, una novità che ha interrotto quell’esclusività riservata apparentemente solo ai colleghi uomini.

 Oggi la percentuale delle donne casiere è ancora molto inferiore rispetto a quella dei colleghi uomini casieri ma negli ultimi anni la loro partecipazione ai bandi è stata sempre più numerosa.

Purtroppo, in queste diverse situazioni dove il servizio di casierato è svolto dalle donne e non da colleghi uomini ho potuto riscontrare direttamente e per esperienza che in alcuni casi o almeno in quelli in cui queste “casiere”, usando il femminile, risultano essere uniche e sole, in realtà sono ancora più penalizzate, danneggiate e sfavorite rispetto ai colleghi casieri uomini.

Intanto, perché, stante l’apparente dichiarata parità tra i sessi, in realtà i pregiudizi sulla diversità si manifestano ancora oggi e riescono purtroppo a creare quelle situazioni di sopraffazione da parte degli uomini sulle donne che alla fine subiscono dei seri maltrattamenti e azioni mobbizzanti (come successo in almeno due casi reali).

  La donna – casiera a meno che non sia sposata ed abbia una famiglia, non sempre viene ben vista e considerata dai restanti colleghi con il rispetto dovuto.

 Se, poi, questa, come in certi casi dove realmente ho avuto modo di constatare di persona, a causa di particolari e gravi condizioni economiche, familiari o personali, arriva ad essere costretta a scegliere di partecipare ai vari bandi di gara con la speranza di vincerne uno e risultare assegnataria dell’alloggio di servizio che gli verrebbe concesso a titolo gratuito.

Certamente, oggi giorno, chi non ha bisogno di risolvere il problema della casa può ritenersi fortunato, ma chi sfortunatamente dispone solo della possibilità di percepire uno stipendio che gli consente di vivere ma non gli permette, però, di affrontare la spesa, per pagare, ad esempio, un ridotto affitto per una casa si vede allora condizionato in questa scelta.

Le motivazioni per le quali si esegue la partecipazione ad un bando di gara del servizio di custodia e casierato sono innanzitutto di natura economica e che riflettono una situazione disagiata e comunque bisognosa in cui versa colui (donna o uomo) che spera di ottenere l’alloggio a fronte anche di una futura conseguente limitazione della propria vivibilità oltre il normale orario di lavoro settimanale delle 36 ore.

La limitazione della vivibilità normale consiste, in un certo senso, in una riduzione  della libertà personale ed è determinata proprio dal gravoso impegno che bisogna assicurare all’interno dell’alloggio con una disponibilità durante il periodo di chiusura e che può essere esonerata, come ampiamente già discussa nel precedente titolo IV, solo per poche ore al giorno (almeno 3 ore).

L’esonero della disponibilità è possibile inoltre anche se e solo se sia anche assicurata la vigilanza nell’istituto da personale con pari qualifica e pari profilo.

Per questi motivi in realtà bisognerebbe vedere con occhi diversi questa figura che come già detto potrebbe essere considerata e vista come un collega privilegiato per aver ottenuto un alloggio a titolo gratuito, ma poi se dovessimo analizzare come si è fatto le motivazioni e le reali condizioni di vita ci accorgeremmo di trovarci invece di fronte a una persona a dir poco meno abbiente, alla quale dovremmo rivolgere il nostro più ampio sostegno lavorativo (specialmente se donna magari con prole e sola casiera).

Sarei tentato di narrare il caso reale e singolare di due colleghe casiere che ciascuna pur con storie di vita diverse, potrebbero rappresentare concretamente delle similitudini e le stesse analogie nell’espletamento del loro servizio come casiere all’interno dei loro diversi posti di lavoro.

In comune ambedue hanno avuto tutta una serie di difficoltà e di disagi all’interno della propria struttura e rispetto alle organizzazioni e alle gestioni museali che pur se completamente diverse e collocate in regioni diverse hanno vissuto entrambe le medesime conflittualità, i medesimi attacchi da parte dei colleghi, i medesimi dispetti in quanto sia l’una che l’altra erano considerate di troppo, anzi troppo scomode perché testimoni dirette di situazioni a dir poco scorrette, attraverso le quali le attività di lavoro dei loro colleghi venivano svolte con frode ed inganno.

Le due custodi casiere, anche se non hanno mai avuto nessuna intenzione, nemmeno lontanamente remota, di voler muovere accuse o quantomeno denunce contro qualcuno, di contro erano continuamente perseguite con atti ed azioni mobbizzanti e tacciate di essere smemorate, esaurite affinchè perdessero ogni credibilità nel caso avessero raccontato ad altri la loro condotta sul posto di lavoro.

Tra l’altro nel momento in cui queste trovandosi da sole in ambienti simili senza alcun altro appoggio non potevano riuscire a contrastare i colleghi che si erano uniti tutti insieme, come succede generalmente nei casi di mobbing, in cui di solito il gruppo si rafforza e riesce ad agire e colpire il soggetto più debole, specialmente con azioni deleterie che offendono la dignità della persona, denigrandola, non informandola mai, isolandola, e spesso incolpandola senza alcun motivo per degli errori o delle colpe mai commesse.

Purtroppo posso dichiarare in questo contesto, senza alcuna paura e senza alcuna remora, che per una delle due, alla fine, sono state prese le dovute tutele attraverso varie segnalazioni scritte ripetute in una corrispondenza continua con risposte da parte dei dirigenti e dei responsabili che testimoniano tutti i disturbi e i disagi subiti in più di due anni dall’inizio del casierato, esercitati con un’autorità ed una imposizione esagerata, dettata dalla supremazia del rapporto gerarchico con il quale potevano permettersi ogni abuso e prepotenza nei confronti oltretutto di una donna casiera alla quale era stato concesso un alloggio di servizio e che in sostanza non poteva avere alcuna pretesa ma anzi doveva e poteva essere discriminata e denigrata in tutte le altre attività lavorative senza alcuna gratificazione per essere già abbastanza premiata e privilegiata per l’assegnazione di un alloggio.

In ambedue i casi le due casiere sono state oltremodo caricate di lavoro rispetto ai colleghi ed in molteplici situazioni sono stati adottati mille espedienti per appesantire di fatto il loro lavoro con turni improvvisati e mal distribuiti senza rispettare come successo nemmeno la giusta possibilità di recupero psico-fisico.

Quello che si intende evidenziare attraverso questi casi particolari che rasentano l’inverosimile e che potrebbero non essere presi in seria considerazione anche se realmente accaduti, è il fatto che l’organizzazione del lavoro dovrebbe interfacciarsi attraverso la sue regole, attraverso la programmazione dei turni, attraverso le effettuazioni di tipologie d’orario corrette confrontandole con quelle previste dal disciplinare del casiere per evitare una rischiosa interferenza che potrebbe generare una difficoltà ed una sofferenza nei confronti dello stesso, già impegnato a svolgere le sue mansioni   venivano anche prese in giro  che li autorizzava  a non deve comunque sempre tener conto considerare innanzitutto il rispetto della persona. 

In conclusione senza volermi dilungare oltremodo nel descrivere altri aspetti particolari della figura del custode casiere il sottoscritto auspica che la lettura di questo umile manuale possa offrire un valido contributo specialmente per gli addetti ai lavori quegli elementi di sicuro utili per meglio approfondire la conoscenza di questo ruolo così importante e delicato, che viene svolto da questa figura, attraverso un’assegnazione del servizio di custodia e casierato a seguito di un regolare e corretto bando di gara.

Vincenzo D’INDINOSANTE

Assistente alla Vigilanza Area II F4

e Custode Casiere presso l’Archivio Centrale dello Stato.

Roma, lì 23 aprile 2016 

SCARICA E STAMPA MANUALE DEL CASIERATO